Oltre le pareti, la vita secondo Adam Ondra

di Emanuele Confortin

È universalmente riconosciuto come il più forte climber in circolazione. Difficile imbrigliarlo all’interno di qualche categoria, nemmeno tentare dei confronti con il passato. Adam Ondra è un’entità a sé stante, il prototipo dell’arrampicatore, capace di eccellere nei circuiti agonistici su plastica, nel bouldering, nei monotiri più duri sparsi in un pugno di falesie attorno al globo, come il suo Project Hard, in Flatanger (Norvegia), per il quale si parla di grado 9c. Poi ancora nelle vie lunghe, una tra tutte la Dawn Wall su El Capitan, in Yosemite (5.14d), che lo ha impegnato in chiusura del 2016.

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Adam Ondra sulla Dawn Wall, dopo aver salito il 14° tiro. Foto di Heinz Zak

Di certo, Adam Ondra si nasce, non si diventa. Serve un’attitudine ancestrale alla scalata per gestire con tanta naturalezza un primato ambito, anche se in sogno, da ogni singolo cultore della verticale. In cima alla lista dei segreti c’è senza dubbio il caso, ovvero capitare in una famiglia predisposta, di quelle con “la testa all’insù”, dove il parco giochi ideale è una lavagna di pietra incisa da uno spartito di tacche e appoggi. Per il fenomeno di Brno è andata proprio così, tanto che fino all’età di sei anni, si racconta, non credeva esistesse altro destino all’infuori della scalata. Se il buon sangue non mente, l’assetto Ondra va integrato con una buona scorta di talento, e un bel po’ di sacrificio, ovvero devozione religiosa allo sport che si ama.

Il potenziale del mix ottenuto si misura con cifre e gradi: dal 2010 al 2016 Adam Ondra ha salito qualcosa come undici 9b e tre 9b+. A questo si aggiungono svariati successi in Coppa del mondo. Viene poi il bouldering, con 202 blocchi valutati tra l’8A e l’8C+. Infine le super-vie a più tiri, l’ultima delle quali, la più prestigiosa, in Yosemite. Non male per un ragazzo che a inizio millennio prendeva posto tra i banchi di prima elementare. Per il debutto di Alpinismi, Adam Ondra ha accettato di rispondere alle nostre domande, seguendoci per qualche movimento anche fuori via, lontano dalla sicurezza degli spit, nel terreno friabile dell’attualità.

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Yosemite. Foto di Pavel Blazek

Il 2016 si è concluso, puoi citare cinque cose positive che hai fatto e altre cinque che cambieresti?

Posso solo menzionare cinque cose positive, che sono finire l’università, la vittoria nel Mondiale di arrampicata, salire la Dawn Wall, capire i movimenti del Project Big, ed essere felice per tutto l’anno. Non cito alcuna cosa negativa, in quanto anche gli errori sono positivi se può imparare da questi.

Chi è stata la persona che più ti ha ispirato, nell’arrampicata e nella vita normale? Perché?

Wolfgang Güllich per l’arrampicata, in quanto ha spinto i limiti dell’arrampicata negli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta. Per il coraggio che ha avuto semplicemente provando qualcosa che sembrava ridicolo, e dimostrando agli altri che era possibile. Nella ‘vita normale’ ammiro le persone preparate in molti campi differenti. Come Jared Diamond e il suo libro (Armi, acciaio e malattie) sono eccezionali per il livello di conoscenza dell’autore e per la come è riuscito a contestualizzare le cose. Lo raccomando.

L’assunto è che tu sei il miglior arrampicatore al mondo, e ora tutti aspettano di vederti su Project Hard in Flatanger. Stiamo davvero parlando di 9c? Cosa serve a un super-climber come te per risolvere un problema simile?

Io credo sia un 9c, ma non si può sapere con certezza prima di salirlo, ed è qualcosa che non so con certezza nemmeno dopo… Per venire a capo di questo tiro mostruoso, devo essere un po’ più forte e anche determinato.

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Dawn Wall, sul traverso del 15° tiro. Foto di Heinz Zak

Hai un programma di allenamento specifico per ‘Project Hard’?

Dovrò necessariamente allenarmi in modo specifico per quello.

È appena iniziato il 2017, qual è il tuo primo obiettivo e dove sarà il tuo primo viaggio?

Una classica destinazione invernale, la Catalunya in Spagna. Gran posto per divertirsi prima di iniziare un nuovo allenamento, per il Flatagner.

Il 7 dicembre scorso Maurizio Zanolla (Manolo) ha fatto la prima ripetizione del Mattino dei Maghi, la leggendaria via salita per la prima volta nel 1981, proprio da lui, in Totoga. Il grado è ‘solo’ 7c+… quasi nulla nell’attuale epoca dello sport climbing. Qual è il valore di questa salita di Manolo a parer tuo? Prenderesti in considerazione di provare il Mattino dei Maghi?

Certo, mi piacerebbe provarlo un giorno. Di recente ho parlato con Manolo in merito, aveva appena fatto la ripetizione del tiro sostenendo che in ottica attuale sia più un 8a. La vera difficoltà di questa salita è effettivamente l’aspetto mentale, in quanto credo faccia veramente paura. E penso che fosse completamente al di sopra del suo tempo – probabilmente il secondo 8a e con runout importanti tra protezioni precarie.

Tu sei un arrampicatore eclettico. Come riesci a coniugare il bouldering, la ‘plastica’, l’arrampicata su roccia e le vie lunghe, il tutto a livelli simili? È solo questione di allenamento? Qui fuori ci sono migliaia di persone interessate a capire il tuo segreto, magari questo è il momento di svelarlo.

Amo arrampicare e adoro la varietà che questa attività offre. Ogni aspetto appreso nel bouldering può risultare utile nelle grandi pareti e anche al contrario. Credo la mia scelta di essere un all-rounder funzioni bene, se non altro in quanto a motivazione.

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Sul 15° tiro. Dawn Wall. Foto di Heinz Zak

Hai mai considerato seriamente di trasferire le tue capacità su vie lunghe, in stile trad e in alta quota? Guardando lontano, dalla Patagonia al Karakorum, o in Himalaya o in qualsiasi altro luogo, hai in mente una bigwall in particolare?

Niente in particolare, ma sono molto tentato. Prima però devo acquisire una maggiore esperienza nell’arrampicata trad su pareti come El Cap, e in futuro andare in alta quota potrebbe essere una possibilità.

Come gestisci la tua vita fuori dalle pareti? Qual è la tua musica preferita? Il film? Il miglior libro letto nel 2016?

Non faccio molto, in quanto non rimane molto tempo a disposizione. Mi piace cucinare, uscire a pranzo o a cena con la mia ragazza, e talvolta andare a teatro. Non ascolto nessuna musica in particolare, di solito accendo su una stazione FM mentre guido, questo è tutto. Lo stesso per i film, non ce n’è uno che guarderei più volte, ma mi è piaciuto molto ‘Gli intoccabili’. In genere mi piacciono i film francesi. I migliori libri a parer mio sono tutti in lingua ceca e non ancora tradotti. Uno in inglese che posso menzionare è Wild di Cheryl Strayed.

Credo che una delle migliori scelte da te fatte sia stata proseguire negli studi universitari. La tua formazione ti sta aiutando in qualche modo come arrampicatore professionista?

È stata un buon diversivo. Talvolta serve una pausa mentale dall’arrampicata. A volte però è stata stressante! Spero la mia formazione mi sia di aiuto nella mia vita in generale, così come nella mia carriera come arrampicatore professionista.

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Sulla Dawn Wall. Foto Pavel Blazek

Noi siamo alpinisti, ma anche giornalisti, perciò siamo costantemente bombardati dalle notizie, giorno dopo giorno. Qual è il tuo rapporto con l’attualità? Di cosa parli con i tuoi famigliari, con gli amici, quando leggi un giornale, senti le notizie alla radio o segui una trasmissione in tv? Quali eventi hai seguito di più nell’anno appena concluso?

Leggo parecchio in merito a quanto succede. Tuttavia, ad essere sincero, non sono interessato a cosa accade nel dettaglio, ma al perché certe cose accadono, e cerco di inserire questo in un contesto più ampio, per immaginare cosa potrebbe succedere. Credo al momento attuale la cosa più preoccupante sia l’incertezza qui, in Europa, la paura per i rifugiati, la paura per gli attacchi terroristici… Temo il mondo possa cambiare in peggio. Diventare meno libero. E questa è un peccato. Mi piace parlare di queste cose, con persone che ne sanno davvero in merito e che non si fanno ogni giorno un’opinione da uno stesso giornale. A parte questo, io continuo a parlare un sacco di arrampicata.

Tu provieni dalla Repubblica Ceca, ma nella vita viaggi molto. Direi che sei un ‘migrant-climber’, arrampicatore migrante. Se guardiamo indietro agli anni recenti, le migrazioni sono state il centro delle preoccupazioni in Europa. Stiamo affrontando una profonda crisi con centinaia di migliaia di persone in fuga dall’Asia, dal Medio Oriente e dall’Africa. La Repubblica Ceca come parte del Gruppo Visegrad mantiene una posizione molto rigida in quanto a politiche migratorie. Qual è la tua opinione in merito?

C’è paura per i migranti diffusa in tutta Europa, ma è particolarmente forte in Repubblica Ceca e nelle altre nazioni del Visegrad. Più sentita rispetto ad altri Stati come Germania, Francia o Italia. In Repubblica Ceca sostanzialmente non ci sono musulmani, e tutte le minoranze sono comunque di origine cristiana, dall’Ucraina, dalla Russia, o culture che si adattano facilmente, come i vietnamiti. La maggior parte dei rifugiati non vuole comunque vivere in Repubblica Ceca, per via dei più bassi standard di vita rispetto alle altre nazioni dell’Europa occidentale. Per questo ritengo che i Paesi del Visegrad non avranno alcun problema. Se verranno dei rifugiati, il loro numero non crescerà mai fino a diventare critico.

Le nazioni occidentali si trovano in una situazione diversa. Il processo di integrazione è fallito, in Francia più che in qualsiasi altra nazione. Ci sono zone in cui non si può andare, dove la legge europea non esiste più. E questo non va bene. L’Europa non può gestire molti rifugiati ancora. E quelli che arrivano, dovrebbero essere trattati in modo diverso. La gente sostiene che i rifugiati siano pigri e che non vogliono lavorare. Beh, loro però non hanno la possibilità di lavorare finché non gli viene riconosciuto il diritto d’asilo, processo che a volte richiede anni. E per tutti quegli anni sono costretti a vivere con i soldi di chi paga le tasse. Credo che se loro avessero il diritto di lavorare sarebbe più semplice anche il processo di integrazione. È un errore del sistema.

I Paesi europei dovrebbero poi darsi più da fare nelle zone da cui i rifugiati provengono. Avere delle sedi in loco e se una persona è ammessa, lui o lei dovrebbe essere trasportata in Europa in modo umano. Il business delle rotte via mare gestito dai trafficanti deve finire.

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Foto Pavel Blazek

Tornando all’arrampicata. Ho solo qualche altra domanda. Come sarà l’arrampicata ai massimi livelli nel 2030? Cosa credi possa accadere?

9c+ redpoint, 9b+ flash, 9a+ boulder.

Siamo tutti ossessionati dalla tua prossima avventura, dal tuo prossimo progetto. Come vivi questa costante ricerca per la massima difficoltà? Come gestisci la pressione dei fan, degli sponsor, dei giornali, degli altri arrampicatori? Non hai paura di averne abbastanza e di perdere la fiamma che ti porta ad amare quello che fai ogni giorno?

Questo è il motivo per cui mi piace avere discipline multiple. Se fai sempre la stessa cosa è più facile arrivare a saturazione. È meglio godersi l’approccio (vario), avere obbiettivi personali, e non scalare per nessun altro se non se stessi.

Come sarà la scalata di Adam Ondra nel 2030?

Arrampicherò di certo. Spero di non scalare peggio di quanto non faccia ora…

By | 2017-01-25T06:13:32+00:00 25 gennaio, 2017|

Un commento

  1. […] Nel senso che non è uno scalatore capace di fare gradi elevatissimi e subumani come… a esempio Adam Ondra o altri campioni, pertanto ha virato sul free solo per creare il mito intorno alla sua figura quindi impressionare […]

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