Inutile negare l’evidenza. Per molte località montane delle Alpi l’ultimo è stato un inverno orribile. Senza neve, senza freddo. I cambiamenti climatici in corso in tutto il pianeta si sono manifestati con particolare violenza. E sono anni che questa situazione va in peggioramento. Basta guardare le immagini a corollario del reportage dal lago di Santa Giustina, in Val di Non, pubblicato su La Stampa da Niccolò Zancan, per rendersi conto che il punto di non ritorno è vicino. I canyon del lago sono impressionanti. Gli invasi alpini sono vuoti. I ghiacci perenni sono sempre più striminziti. E le conseguenze nel lungo periodo possono essere devastanti per le comunità montane, ma anche quelle in pianura che, complice la penuria di acqua, hanno margini assai più ridotti per le attività agricole. Eppure, in questo clima di desolazione, c’è qualcuno che sta cercando di ripensare la montagna.

Mercoledì scorso è successo un evento particolare a New York City, l’antitesi della montagna. Nella capitale finanziaria degli Stati Uniti, e più precisamente all’Istituto italiano di cultura, erano presenti i 146 rifugi alpini del Trentino-Alto Adige. Virtualmente, certo. Ma presenti, per la comunità italiana all’estero, per i rappresentanti statunitensi del mercato dell’outdoor e per la stampa a stelle e strisce. Il tutto nell’ambito di un evento organizzato dal Consolato italiano a New York, insieme con ENIT e l’Associazione dei Rifugi del Trentino con il supporto di Trentino Marketing e dell’ApT Val di Fassa, ApT Campiglio Pinzolo Val Rendena. In pratica, si è cercato di promuovere le Dolomiti. Non che ne abbiano bisogno, dato che l’allure che i monti pallidi hanno fra gli americani, climber e non solo. Ma è qualcosa che difficilmente si è visto in Italia. Si è deciso, per tempo, di promuovere il turismo nelle aree montane. Una mossa di marketing che ha alcuni lati positivi e alcuni, più remoti, che possono far preoccupare.

Evento dell'Associazione Rifugi del Trentino a NY (foto via FB)

Evento dell’Associazione Rifugi del Trentino a NY (foto via FB)

I risvolti positivi sono noti. Riportare le persone in montagna, stimolare l’imprenditorialità giovanile, ripopolare le terre alte. Sono tre delle ragioni per cui vale la pena sposare il progetto dell’Associazione Rifugi Trentino. Perché da un punto di vista demografico, negli ultimi 60 anni è avvenuta un’emorragia fatale per le montagne. Lo ha evidenziato nel 2016 il rapporto “La montagna perduta. Come la pianura ha condizionato lo sviluppo italiano” realizzato da Cer (Centro Europa Ricerche) e TSM-Trentino School of Management. Nel dossier si legge che negli ultimi 60 anni la montagna ha perso circa 900mila persone, a fronte di un incremento della popolazione su base nazionale di circa 12 milioni di individui. Le uniche due eccezioni positive emerse dal rapporto? Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. Le ragioni sono puramente di marketing, verrebbe da ipotizzare in modo empirico e non statistico. Sono le due aree montane in cui si è investito di più – e si continua a fare come dimostra l’evento di New York – sull’immagine della montagna.

Il secondo lato positivo è quello del ripensamento della montagna in inverno. Laddove c’erano piste da sci, per lunghi tratti di quest’ultimo inverno, c’era solo erba. E con lo scioglimento delle nevi perenni – basti guarda il ghiacciaio della Marmolada o del Similaun per rendersi conto di quanto sia drammatica la situazione – nei prossimi anni non si potrà (e non si dovrà) fare conto sugli invasi per la creazione di neve artificiale. Lo aveva notato anche Bloomberg nello scorso gennaio, con un articolo proprio su questo tema. Nel 2007 Giorgio Daidola diceva che «la neve artificiale è una soluzione tampone, un palliativo che col tempo perderà sempre più efficacia, perché dovrà fare i conti con temperature crescenti, con la riduzione delle riserve d’acqua e con l’aumento del costo dell’energia necessaria per produrla. Non so fino a che punto l’ente pubblico potrà continuare a finanziare bacini di raccolta e cannoni da neve. In Svizzera i costi di questi impianti sono lasciati al rischio d’impresa dei privati». Ed erano 10 anni fa. Nel 2017 ancora si fa affidamento all’innevamento artificiale per soddisfare la voglia di “settimana bianca” che è insita nei non-abitanti della montagna. Perché la settimana bianca è un must irrinunciabile. A qualunque costo, sia economico sia ambientale. Ma iniziative come quella di New York possono contribuire a mutare la forma mentis dei turisti. Non c’è neve? Poco male. Si può scarpinare fino a un rifugio (qualora decida di restare aperto fin oltre ottobre/novembre), collegarlo a un altro, e via dicendo. Certo, l’ambiente resta severo e per molti rifugisti il pensiero di restare aperti fuori stagione comporta un costo non irrilevante, specie in termini di acqua, ma si tratta di costi più sostenibili rispetto a quelli utilizzati dagli impianti di innevamento artificiale. E quando la neve, quella vera, arriva? Allora si può sciare. Punto. Qualcuno potrebbe dire: “Sì, ma i costi di ammortamento degli impianti di neve artificiale acquistati? Come si ripagano?”. La risposta è nel mercato. Si accetta il rischio d’impresa e si riconverte la propria attività imprenditoriale. Severo, ma giusto, in termini economici. Anche perché, come ricorda un rapporto del WWF del 2006, le cose sono cambiate da tempo. Scrive il WWF: «Lo sciatore puro è in via d’estinzione ed il 48% dei turisti invernali non vanno in montagna per sciare. La prima conseguenza dell’innevamento artificiale è l’aumento dei consumi idrici: in provincia di Bolzano, dove i 2/3 delle piste sono innevate artificialmente, i consumi idrici per il fabbisogno dei cannoni sono raddoppiati negli ultimi cinque anni, senza risparmiare neppure aree protette come il Parco dello Stelvio che già deve fare i conti con prelievi ad uso idroelettrico e ghiacciai in regressione». E anche in questo caso è passato un decennio dal rapporto.

I lati un po’ più controversi, per noi di Alpinismi, sono due. Il primo è quello più banale, per chi ha cominciato a conoscerci in questi mesi. Come conciliare le esigenze di marketing e ti rinnovamento del turismo montano con la sua sostenibilità ambientale? È vero che il turismo è uno dei volani per la montagna, ma data la disastrata condizione climatica in cui viviamo, sarebbe utile far sì che sia un turismo consapevole. Il National Park Service negli Stati Uniti ha regole assai rigide all’interno dei parchi di sua competenza. Provate a sgarrarne una, tipo accendere un fuoco lontano dai campground allestiti, o provare a gettare rifiuti fuori dalle aree predisposte, e capirete quanto possono essere duri i ranger che pattugliano i parchi nazionali statunitensi. Gli spunti ci sono. Come quelli della CIPRA, o Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, che proprio in febbraio ha presentato un documento programmatico per la salvaguardia della aree montane e il suo sviluppo economico su una base sostenibile nel lungo termine. E sono spunti analoghi a quelli statunitensi, dove i parchi nazionali esistono proprio per evitare che i soprusi sulla wilderness possano esistere.

Il secondo versante controverso riguarda le pubbliche amministrazioni montane. In Italia, storicamente, l’economia ha visto la presenza di pochi grandi player capaci di internazionalizzarsi. C’è sempre stata una grande difficoltà nel creare un sistema industriale capace di competere e di uscire dai confini nazionali in modo massiccio. La scarsa capacità di fare sistema però si osserva ancora oggi sul fronte delle iniziative dei comuni e degli amministratori locali. Salvo pochi esempi virtuosi, si cerca solamente di privilegiare gli interessi della propria area di competenza, senza fare un vero e proprio programma di sviluppo sostenibile nel lungo periodo per le aree montane. Ognuno cerca di curare il proprio piccolo orticello ignorando che in un modo sempre più connesso e globalizzato, l’unico modo per crescere – sempre in modo sostenibile – è quello di unire le forze. Fintanto che non si comprenderà ciò, allora sarà impossibile che si possa ripensare la montagna, per proteggerla innanzitutto.