Non vogliamo parlarvi di quanto è stato bello il Melloblocco. Non vogliamo neppure parlarvi di quante star, né delle loro performance, erano presenti al Melloblocco. No. Vogliamo parlarvi dei motivi per cui il Melloblocco è un patrimonio da difendere e diffondere. E perché ne servirebbero altri, di eventi del genere. Perché, prima di tutto, non bisogna dimenticare che la montagna è passione. Una passione che in Val di Mello si sente tutta.

Secondo la Treccani, ciò che dal 2004 avviene ogni anno a maggio in Val di Mello, laterale della Val Masino, oggi è così definito: “Sassismo s. m. [der. di sasso]. – Nell’alpinismo moderno, arrampicata libera praticata esclusivamente su massi, alti pochi metri, per lo più come attività atletica fine a sé stessa. Nel linguaggio dell’alpinismo internazionale, il termine corrispondente è l’ingl. bouldering (v.)”. In buona sostanza, l’attività sportiva più appagante e meno costosa di sempre. Servono solo un paio di scarpette da arrampicata, un po’ di magnesite, un crash pad. Stop. Si trova un masso che ci aggrada, e si apre la pompa. Si sale senza corda, senza imbrago, si sta in mezzo alla natura, ci si diverte insieme. Chissà se lo spirito di aggregazione che può generare il bouldering era lo stesso a cui pensò Pierre Allain quando negli anni Trenta del secolo scorso iniziò a praticarlo in quella che è la patria del bouldering, Fontainebleau. Probabilmente erano altre le motivazioni, ma poco importa. Quello che conta è che il bouldering è diventato così popolare da attirare i giovani verso la montagna, e l’arrampicata. Ecco appunto il primo motivo per cui il Melloblocco è un appuntamento da preservare. Perché, sebbene molti soloni della montagna dicano che il bouldering e – di conseguenza – i raduni di questo tipo siano una mera perdita di tempo per ragazzini di città viziati e poco inclini alla severità della montagna, c’è di più. 

Val Masino, Valtellina

Val Masino, Valtellina

Avvicinare i giovani all’arrampicata sportiva non è facile. Le palestre indoor in Italia sono ancora relativamente poche rispetto agli Stati Uniti o alla Francia. Molto spesso in Italia vengono privilegiati altri sport, quali il calcio, il nuoto, il basketball, la pallavolo o il tennis. Ma se si può unire la bellezza della montagna con uno sport completo come è l’arrampicata sportiva, o il bouldering, perché non tentare? Sono manifestazioni come il Melloblocco che creano il giusto feeling fra la montagna e i giovani. Perché la montagna non deve essere considerata “vecchia” o “noiosa”, ma deve essere vissuta. A tutto tondo. E viverla come la si vive per quattro giorni in Val Masino – Val di Mello è forse uno degli esempi più rilevanti per la formazione di nuovi climber. La ragione è presto detta. Molti Millennials si avvicinano alla roccia non tramite le scuole di alpinismo del Club alpino italiano (Cai), bensì con il passaparola dei loro compagni di classe. Fra un WhatsApp e l’altro, scatta qualcosa. Provi a fare dei blocchi, vedi che ti piace, che si crea una relazione fra te e la roccia, fra te e la plastica, e poi ti viene quasi naturale volere di più. Una volta, per quelli della mia generazione, nati negli anni Ottanta, il percorso classico era: montagna coi genitori, trekking con gli amici, desiderio di vivere la montagna in modo più intenso, arrampicata su roccia, alpinismo di alta montagna. Oggi è diverso. Il parkour tanto in voga nei nati nel nuovo millennio (mi sento vecchio a scrivere così, ma è la realtà) non esisteva in Italia. Ma – e perdonatemi il paragone forse ardito – è qualcosa che per movimenti ha molto del bouldering. Cosa? Per esempio la progressione in opposizione, tipica dei diedri, o la tecnica Dulfer. È possibile quindi immaginare che ci possa essere un “Nuovo Rinascimento” dell’arrampicata libera in Italia anche grazie a eventi come questo? A guardare dai numeri dei presenti, dall’atmosfera che si vive e dall’entusiasmo dei partecipanti, sicuramente la risposta è affermativa. Anche perché – questo è certo – non mancano i posti per praticare arrampicata sportiva e/o bouldering in Italia. Non ci deve essere solo la Val Masino – Val di Mello. C’è tutto l’arco alpino, per esempio. E gli Appennini. E la Sila. Luoghi spesso onirici, ma ignorati da troppi. 

E poi? Il secondo motivo per cui ci sarebbe necessità di avere più eventi del genere è strutturale. In un’epoca in cui i social media hanno creato delle semi-divinità sportive quasi impossibili da raggiungere, se non per un selfie rubato al ristorante o all’aeroporto, il Mello è l’esempio del nostro mondo. Un mondo che può essere estremamente competitivo, come dimostrano le varie faide (hey, climber, inutile negare che non esistano, okay?) nelle varie falesie sparse per il mondo. Come ha scritto la collega de La Stampa Chiara Todesco pochi giorni fa, «la formula magica del Melloblocco sta proprio nel fatto che non è un evento agonistico: tutti hanno la possibilità di arrampicare accanto ai campioni mondiali della disciplina, tra cui Robert Jasper, super ospite di questa edizione». È vero. Tu puoi anche essere acciaiato, ma sei di fianco ad Adam Ondra, un ragazzo che più umile non si può (tranne quando tenta una via, basti pensare ai suoi urli…), qualcosa ti scatta. Dici che puoi farcela, puoi superare i tuoi limiti. E Ondra diventa quello che in termini finanziari si definisce un asset strategico, capace di evolvere la situazione di un sistema. Tu vai al Melloblocco a tentare di chiudere un V2 e puoi prenderti una birra con Ondra. Priceless, come diceva la pubblicità di quella celebre carta di credito. Al contrario dei campioni di calcio, i fenomeni abnormali dell’arrampicata sportiva che vanno al Mello non sono entità evanescenti. Sono lì, di fronte a te in coda per un blocco. E magari, in qualche caso, ti stanno pure guardando e incitando mentre cerchi di chiuderne uno.

Infine, il punto secondo noi più importante. Il Melloblocco, con la sua carica di giovani e con le sue regole molto stringenti sull’impatto ambientale della manifestazione, ha saputo ridare vita a una zona montana. Uno potrebbe dire che non è possibile quantificare l’impatto nel lungo termine del Melloblocco sulla Val Masino – Val di Mello. Tecnicamente è vero, ma se si guarda solo con gli occhi dell’analisi quantitativa. Se si usa un approccio qualitativo, di contro, è innegabile l’esternalità positiva di una tale manifestazione. Come sottolineava alla vigilia Stefano Scetti del comitato promotore, «è anche attenzione all’ambiente, alla sostenibilità e allo sviluppo di una consapevolezza riguardo tutto ciò che di straordinario ci circonda. In questo senso proponiamo diverse attività nelle quali si potrà degustare quello che offre la natura, e in particolare il bosco, che circonda la splendida area dove si svolge il Melloblocco». Mettendo delle linee guida si mette responsabilità verso i partecipanti. Si responsabilizza. Si spiega il concetto secondo cui, dato che la montagna è di tutti e deve essere fruibile a chiunque, non ha alcun senso rovinarla, inquinarla o sporcarla. Coscienza civica. Anche questo è ciò che avviene in Val di Mello, fra un masso, una birra e una grigliata. E dati gli episodi di inciviltà di cui spesso siamo testimoni (per esempio, guardiamo come sono ridotti numerosi bivacchi nelle Dolomiti), manifestazioni come queste servono come un’oasi dopo la traversata del Sahara.

Melloblocco, Val Masino, Valtellina

Melloblocco, Val Masino, Valtellina

Ora che il Melloblocco 2017 si è chiuso, bisogna pensare al 2018, ma anche al 2020, quando alle Olimpiadi di Tokyo l’arrampicata sportiva entrerà nel novero degli sport olimpici. I puristi della roccia diranno che così si sta snaturando un’attività che non ha nulla a che fare con la competizione con gli altri. È vero. Nell’alpinismo su roccia e in alta montagna non c’è competizione se non con sé stessi. Ma è altrettanto vero che le emozioni che un singolo prova ogni volta che si cimenta con l’arrampicata sportiva – prima o poi – lo indurranno a voler tentare la via più classica e autentica. Gli esempi sono noti. Da David Lama a Federica Mingolla, passando per Adam Ondra. Dalla plastica alla roccia, ma non quella dei monotiri, quella delle grandi pareti, delle grandi vie. Perché da qualche parte bisogna pur sempre iniziare. Si comincia dalla plastica e poi, l’appetito vien scalando. Ecco perché noi di Alpinismi crediamo che non debba esserci un solo Melloblocco. Non ci deve essere solo la Val Masino – Val di Mello a occupare il panorama del bouldering in Italia. Val Grande in Piemonte, Val Daone in Trentino-Alto Adige, Valle di Gressoney in Val d’Aosta, e potremmo continuare fino a completare l’intero arco alpino. Eventi del genere servono, e aiutano. Non solo il nostro mondo, ma l’intera montagna. Nell’era dei social media e dei Millennials per organizzarne uno basta poco, così come bastò poco per organizzare il primo Melloblocco nel 2004. Dunque, perché porsi dei limiti?

La foto di apertura è di Mirko Sotgiu, Opencircle.