Feltre, dall’antichità al presente una perla delle Dolomiti

Le intenzioni di Alpinismi sono state chiare sin dal principio: parleremo di montagna, ma senza limitarci alle ‘sole’ attività verticali, tanto spettacolari quanto parziali se messe in relazione a ciò che effettivamente la montagna rappresenta. Vero che il nome stesso della rivista svela una tendenziosità che rivendichiamo, tuttavia, amare le terre alte impone a noi tutti uno sforzo più ampio, necessario in primis per conoscere, quindi per maturare una consapevolezza trasversale, indispensabile per riuscire a porsi in modo critico dinanzi l’ambiente alpino (e non solo) in rapido cambiamento.

Pertanto, troviamo stimolante l’idea di passare dall’alpinismo in senso stretto alle interviste, e ancora ai pezzi di analisi centrati sullo sfruttamento delle risorse o sull’impatto del turismo in contesto montano, anche extraeuropeo. Riteniamo altresì necessario dare spazio all’ambiente urbano, alla città di montagna, e dove possibile alla ricerca della montagna in città. Nel caso di oggi, vorrei parlare – attingendo e rimandando alle fonti disponibili in rete – di una città cui colposamente, per mancanza di tempo o di opportunità, mai avevo rivolto il mio interesse: Feltre.

Sia chiaro però, quanto segue va letto come un pezzo nato dalla sorpresa – di chi scrive – per un centro affascinante e purtroppo sacrificato da una posizione forse troppo defilata, sufficientemente lontana dalle Dolomiti da finire spesso in secondo piano, a favore di città logisticamente avvantaggiate, ma non per questo più interessanti. Ecco, ben lungi dal voler offrire marchette a chicchessia, noi di Alpinismi ci siamo messi in testa di poter, di tanto in tanto, aprire qualche finestra su luoghi meno celebrati, o comunque dal potenziale non ancora espresso in toto.

Tornando a noi, tutto comincia un mese fa circa, quando, approfittando degli ultimi giorni di tempo stabile, prima dell’arrivo delle precipitazioni che hanno rispedito le Dolomiti in inverno, io e mia moglie Monica abbiamo fatto quattro passi nelle Pale di San Martino, verso il rifugio Velo della Madonna. Un itinerario che molti di voi conosceranno già bene, ma che al sottoscritto mancava, da malga Civertaghe puntando alla silhouette della Pala di San Martino, seguendo il sentiero 713. A dire il vero manca ancora, in quanto all’inizio del tratto attrezzato abbiamo trovato un bel po’ di neve, sufficiente a dissuaderci dal proseguire fino al rifugio.

Poco male. Del resto in montagna non bisogna forse saper rinunciare? Ecco fatto. Rientrati anzitempo all’auto e ripresa la valle Schener in direzione di Lamon e Fonzaso, abbiamo optato per una sosta a metà strada. La giornata splendida e la poca voglia di rientrare in pianura hanno portato l’auto a ridosso dell’area pedonale di Feltre. Per quanto mi riguarda, credo di aver sfiorato questa città almeno un centinaio di volte andando e venendo dalle Pale, o dalla Val Canzoi, se non dalla falesia di Fonzaso. Fatto sta, mai mi era venuto in mente di investire un paio d’ore per risalire la collina del centro storico e scoprirne la straordinaria bellezza.

Alla fine è accaduto. Fortuna vuole che avessi con me anche i paraphernalia fotografici, pertanto cerco di affiancare a un po’ di testo anche qualche scatto. Ad aprire questo sguardo feltrino è tuttavia un video realizzato da Patrick Comiotto, fotografo e videomaker bolzanino, originario della Valbelluna, dove vive e lavora.

Feltre DOLOMITI World HERITAGE from 2Picture Media on Vimeo.

Feltre ha una storia molto antica. Popolata sin dall’età del ferro, grazie alla posizione quasi sospesa tra montagna e pianura, vide passare civiltà di grande importanza, come paleoveneti, euganei, celti, taurisci, reti ed etruschi. La fioritura della città inizia con i Romani, epoca in cui ottenne un rilevante peso strategico, economico e militare, determinato dalla sua posizione di confine, lungo la Via Claudia Augusta posta tra Altino e le regioni danubiane. Un toccasana per l’espansione dei commerci, ma sufficiente a renderla vulnerabile alle orde barbariche da nord. Dopo un periodo di transizione, segnato da saccheggi e invasioni, dalla metà del Quattrocento, la città finì sotto l’influenza di Venezia, continuando ad evolvere la propria storia fino ai nostri giorni.

Bifora sulla via di Piazza Maggiore a Feltre

Tornando però alla città odierna e alla visita che ho avuto il piacere di condurre in centro storico, non posso che segnalare la sorpresa nell’entrare nella cittadella rinascimentale, ricca di palazzi affrescati, che si apre su piazza Maggiore, in vista sul Castello di Alboino posto in cima al colle delle Capre. L’accesso all’area più antica avviene – nel mio caso – attraverso porta Imperiale, cui si affiancano porta Pusterla e porta Oria. In breve si giunge alla galleria d’arte moderna Carlo Rizzarda, al Museo civico, quindi al Museo diocesano di arte sacra, e all’area Archeologica sotto il sagrato della Cattedrale.

Piazza Maggiore, in vista del castello di Albonio

Bellissima piazza Maggiore, dove in un angolo spicca il cinquecentesco palazzo della Ragione, edificato a partire dal 1510 con lo splendido loggiato palladiano del 1558. All’interno della struttura è custodita una delle perle della città, forse la principale sorpresa della nostra incursione feltrina, il teatro La Sena. Il salone, inizialmente adibito alle riunioni del Maggior Consiglio, fu destinato a pubblico teatro nel 1684 con la costituzione di un Teatro Sociale a due ordini di palchetti di proprietà privata, appartenenti a famiglie nobili e cittadine, dove dal 1729 Carlo Goldoni vi rappresentò “Il buon padre” e “La cantatrice”. Noto con l’appellativo di Piccola Fenice, perché il progettista Gianantonio Selva e il decoratore Tranquillo Orsi erano gli stessi che realizzarono La Fenice di Venezia, pertanto, da dopo l’incendio del celebre teatro veneziano, La Sena resta un testimone prezioso di quell’epoca e stile.

Memorie della Fenice, il teatro La Sena di Feltre

Non volendo dilungarmi oltre nella descrizione della città, rimando alle abbondanti fonti online, ben più documentate e pensate a tal fine, il compito di approfondirne la conoscenza. Da parte mia non posso che sottolineare l’importanza di conoscere, anche solo per un giorno, Feltre e il suo centro storico, e non da ultimo i suoi abitanti, tanto orgogliosi della città quanto bendisposti a svelarla a chi si avvicina con sincero interesse.

Il teatro La Sena

Soffitto del teatro La Sena

Piazza Maggiore. Nell’angolo, il palazzo della Ragione, dove si trova il teatro La Sena

Affreschi a Feltre

Affreschi a Feltre

Porta Imperiale a Feltre

By | 2017-05-23T09:35:57+00:00 22 maggio, 2017|

Un commento

  1. Patrick maggio 22, 2017 al 6:44 pm - Rispondi

    Such an enchanted place 🙂

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