Marmolada, la grande bellezza. Toccata e fuga verso l’argento della Sud

Fino a quando non sbuchi sulla distesa di valle Ombretta, la Marmolada puoi solo immaginarla. Se ci sei già stato, salendo da Malga Ciapela lungo il sentiero 610 ti affretti tra i pini, sapendo che malgrado il sudore e la fatica (tutto sommato contenuta), lo spettacolo ripagherà ogni sforzo. Chi invece approccia la Sud per la prima volta, anche solo per ammirarla, si limita a un esercizio di fantasia. Poi, giunti sui prati di Malga Ombretta, all’imbocco dell’omonima valle, le simulazioni prodotte dall’immaginazione si scontrano con la dirompente forza del paesaggio. Uno dopo l’altro, pilastri, placche ed enormi canne d’organo si alzano sopra una valle quasi sospesa nello spazio, silenziosa come ormai di rado accade in Dolomiti (ronzio auto e moto).

Il grigio brillante, le striature gialle degli strapiombi e le residue tracce nere del disgelo primaverile contrastano con il verde dei prati, dei radi alberi sparpagliati sui pendii. Sopra Malga Ombretta, a ovest di Monte Seràuta e Piz Seràuta si erge quasi fosse un enorme guardiano il Dosso dell’Elefante con la sua tozza mole. Non serve essere scalatori per intuire la qualità della roccia di questo angolo di Marmolada, così come del vicino Specchio di Sara. Del resto siamo sulla Sud, un mondo a sé stante, testimone di pietra dell’evoluzione dell’alpinismo dolomitico, iniziata (su questo versante soleggiato) a fine XIX Secolo con i primi tentativi di scalata, arrivando nel 1900 nel tentativo di salita dal versante meridionale sponsorizzato dalla facoltosa avventuriera Beatrice Tomasson, che per l’occasione ingaggiò la guida alpina Luigi Rizzi. La scalata vera e propria avverrà nel 1901, quando la Tomasson sceglierà le guide del Primiero, Michele Bettega e Bortolo Zagonèl per arrivare finalmente in vetta, lasciando un’impronta indelebile sulla Sud, passata alla storia come “Via Tomasson”.

Man mano che si avanza nella valle, lo sguardo sale all’inconfondibile Pilastro Don Qixotte e poi oltre, sulle splendide placche d’argento segnate dalla nicchia più celebre delle Alpi, il “Pesce”. La stagione invernale non è stata delle più nevose, e ormai le temperature favoriscono il disgelo, pertanto le chiazze bagnate sono relativamente poche. Gli spazi in cui giocare all’asciutto, tra le placche, sono più che generosi. A occhio sembra asciutta anche la linea di camini e fessure della vicina via Vinatzer Castiglioni, diretta a Punta Rocca. In realtà le striature d’acqua si nota non appena il sole avanza oltre le 13,00, accendendo i riflessi prima in ombra. Siamo a maggio, ma le ghiaie gialle dirette verso la base di Punta Penìa sono in gran parte a vista. Poca la neve, anche in alto verso il passo…

Tornando alla ricchissima saga alpinistica della Sud, dai giorni delle esplorazioni della Tomasson le linee di salita si sono susseguite in un crescendo ininterrotto, che in molti casi ha segnato (se non anticipato) l’evoluzione della scalata dolomitica e di certo dell’alpinismo in generale. Tra i nomi più celebri ad aver sfiorato gli spazzi di questa parete ci sono (lista basata sulla ricostruzione storica presente nella guida “Marmolada, parete sud” di Maurizio Giordani, Edizioni versante sud), oltre ai nomi già citati, Luigi Micheluzzi, Ettore Castiglioni, Bruno Detassis, Umberto Conforto, Gino Soldà, Franco Bertoldi, Cesare Maestri, Herman Buhl, Franco Solina, Armando Aste, Claude Barbier, Marco Dal Bianco, Toni Egger, Jerzy Kukuczka, Reihnold e Ghunter Messner, Alessandro Gogna, Marino Stenico, Sepp Mayerl, Heini Holzer, Mauro Frizzera, Graziano Maffei, Paolo Leoni, Sergio Martini, Mario Tranquillini, Hans Kammerlander, Bruno De Donà, Igor Koller, Heinz Mariacher, Luisa Iovane, Ben Laritti, Lorenzo Massarotto, Riccardo Bee, Maurizio Giordani, Heinz Grill, Bruno Pederiva, Jindro Sustr, Ludwing Rieser, Franco Zenatti, Paolo Cipriani, Maurizio Zanolla, Rosanna Manfrini, Renzo Vettori, Marco Furlani, Franc Knez, Paolo Crippa, Walter Bellinzier, Adam Holzknecht, Mauro Moretto, Claudio Carpella, Savino Sansone, Renzo Corona, Tomo Cesen, Renzo Vettori, Roland Mittersteiner, Slavco Soveticic, Pietro Dal Prà, Jolly Lamberti, Rolando Larcher, Marco Anghileri, Christoph Hainz, Mauro Bubu Bole, Roberto Vigiani, Philippe Mussatto, Hanjiorg Auer… Ovviamente la lista dovrebbe essere ancor più ampia, tuttavia abbiamo voluto menzionare quanti hanno segnato le tappe evolutive in Marmolada.

Alpinismo a parte, siamo di recente saliti al Rifugio Falier, quindi a Passo Ombretta (2.704 metri), in una giornata primaverile che ha offerto una luce rara sulla Parete d’Argento e sui pilastri della Sud. Con noi c’era un obbiettivo fotografico che data la bellezza del luogo è stato a volte difficile da controllare, neanche fosse animato da vita propria. Ecco che oggi vi proponiamo una piccola galleria di immagini. Quasi un invito a godere dello straordinario silenzio di Val Ombretta, nonché un augurio di grandi avventure alpine.

By | 2017-11-09T09:45:56+00:00 31 maggio, 2017|

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