Zero termico a 5mila metri. Giornate torride con generale sensazione di soffocamento. Alta pressione e lieve brezzolina. Bassa probabilità di temporali. Malgrado si tratti di condizioni climatiche estreme, il pensiero non può che andare dritto dritto a Nord, sui versanti in ombra, meglio se asciutti e generosamente selvaggi. Di recente abbiamo diretto lo sguardo sulla via Schmidt, lungo la monumentale parete Nord del Cervino. Oggi, dalle alpi Pennine ci dirigiamo a oriente, in Dolomiti, per scoprire un’altra grandiosa parete Nord, quella del Monte Civetta.

Il nostro compagno di viaggio in questo caso è il padovano Enrico Geremia, guida alpina che con il fratello Daniele condivide il “vizio” del Civetta e non solo. È qui che in una delle poche giornate liberi dal lavoro, Enrico è stato coinvolto dal fratello Daniele nella ripetizione della via Eliana, a Punta Civetta. Salita di 600 metri di sviluppo, aperta il 27 luglio 1995 da Renato Pancera e Mauro Valmassoi, superando difficoltà di VI superiore e un tratto di 7a+. Pochi i chiodi in parete e un ottimo livello di ingaggio. Abbastanza da rendere Eliana una via di altissimo livello, malgrado la vicinanza con altri capolavori dell’Alpinismo custoditi tra le pieghe del Nord-Ovest.

Daniele Geremia in vetta a Punta Civetta. Foto archivio Geremia

Prima di passare al resoconto della scalata, abbiamo fatto qualche domanda ad Enrico.

Tu fai parte di un gruppo di giovani alpinisti, diversi dei quali padovani, che stanno alimentando la rinascita alpinistica del Civetta, con aperture e ripetizioni di vie toste, tracciate a lato delle grandi classiche della parete, ormai guardate con diffidenza da gran parte degli alpinisti più giovani. Chi sono o sono stati i tuoi compagni di avventura abituali soprattutto in Nordovest? Cosa rappresenta questa muraglia per te?

Giovane?? Si dai ancora per un po’ posso considerarmi giovane (sic). A parte gli scherzi in famiglia siamo stati da sempre appassionati di montagna principalmente grazie al Babbo poi io e mio fratello più grande Daniele ci siamo lanciati in questo fantastico mondo dell’arrampicata, dedicandoci principalmente alla parte alpinistica. In falesia abbiamo iniziato ad andare solo dopo le prime ascensioni in dolomiti.

La prima ascensione autonoma penso sia stato lo spigolo Colbertaldo al Sass de Stria e poi via via ci siamo spinti verso pareti più grandi, con tiri più difficili fino a mettere le mani sulla Sud della Marmolada e poi in Civetta, dove abbiamo percorso la Aste se non ricordo male. Da qui il Civetta (come la Marmolada) sicuramente ci ha stregato per la sua imponenza; è una parete che a guardarla dal basso da una sensazione di totale impotenza. Come puoi intuire il primo “compagno di cordata” indimenticabile è stato Daniele, con il quale ho raffinato tecnica ed esperienza in montagna: assieme abbiamo preso decisioni e superato ostacoli in svariate avventure, tipo sulla svariate avventure, tipo sulla Don Quixote in Marmolada, Aste in Civetta, Fehrmann al Campanil Basso, Costantini Apollonio sul Pilastro in Tofana di Rozes, Hyperscotoni (Cima Scotoni) e molte altre.

Questi sono stati i tempi migliori e che ricordo più intensamente, in cui si facevano le prime avventure anche se magari meno “importanti”, insomma le prime classiche. Eravamo in due cordate che partivano agguerrite da Padova ogni weekend verso mete sempre più impegnative: io, mio fratello Daniele, il Maxi (Massimiliano Piccoli il biondo triestino) e il Pastu (Cristiano Pastorello il nostro mentore…l’unico che aveva una qualche cognizione di causa su quello che stavamo combinando). Ovviamente ogni tanto si giravano le cordate ma direi che in generale mio fratello Daniele e il Pastu sono state le persone con cui ho arrampicato di più.

Ora fra impegni di lavoro e familiari i compagni sono vari, ma sempre persone che stimo e con cui posso passare dei momenti magici al di là della mera arrampicata. In quest’ultimo periodo sto arrampicando molto con mio fratello più piccolo Nicolò. Assieme Stiamo aprendo anche qualche vietta in giro per le Dolomiti e ogni volta, a parte il grado e le difficoltà, il divertimento è assicurato!!

Come dicevo prima, per molti alpinisti non professionisti la stagione di arrampicata oggi inizia in inverno con allenamenti in falesia, nelle valli, per preparare la ‘pompa’ necessaria in vista dell’estate. Poi però, malgrado il livello inevitabile, la presenza di bollettini meteo affidabili, di appoggi e relazioni precise, pochi o pochissimi scelgono di avventurarsi su una parete come la NO, preferendo mete più semplici, o comunque più soleggiate e meno ingaggiose. Condividi questo pensiero? Come mai la Parete delle Pareti non sembra stimolare gli alpinisti (non pro) più giovani, anche se preparati?

Penso che il problema più grande al giorno d’oggi sia la voglia di far fatica, la vera fatica che a volte non si riesce a distinguere dalla mera sofferenza e cimentarsi nelle imprese che offrono molte montagne come il Civetta. La soddisfazione che ascensioni del genere ti offrono non può prescindere da questa dose di sano sacrificio.

La grande Nordovest del Civetta. Foto archivio Emanuele Confortin

Si predilige spesso e volentieri il modo più facile per assaporare il gesto dell’arrampicata che sta diventando sempre più comune in tutte le sue forme; infatti è molto più facile dedicarsi al “boulder” o all’arrampicata indoor che al monotiro in falesia, così come alla via sportiva o classica di facile avvicinamento (e rientro ancor più rapido), rispetto ad avventure alpinistiche come quelle della Nordovest.

Insomma, secondo me ciò che manca è la voglia di finalizzare l’allenamento (a volte molto duro) a questo tipo di avventure per vivere un’esperienza indimenticabile con un compagno di cordata con cui condividere la riuscita dell’impresa; per me questo è stato ed è tuttora l’obiettivo principale per cui andare in montagna. La Parete delle Pareti stimola ancora ma solo chi ha voglia di essere stimolato.

Esiste a parer tuo ancora spazio per aprire qualcosa in Nordovest o possiamo considerare la parete ‘satura’?

Molto probabilmente di spazio ce n’è ancora e la parete offrirà la possibilità a molti altri alpinisti di cimentarsi in apertura di vie; speriamo che riescano dei capolavori al pari di quelli che ci sono già.

Qui di seguito ci racconti il ‘giretto in famiglia’ su Eliana. Prima però puoi darci una breve sintesi della via, magari a partire dagli apritori?

Sinceramente non so molto sulla via, ad eccezione che è stata aperta da una cordata capeggiata del bravissimo Renato Pancera. La salita è stata poi intitolata all’alpinista Eliana De Zordo (figlia del gestore del Coldai), scomparsa con Paolo Crippa in Patagonia.

Renato Pancera non l’ho mai conosciuto di persona ma ne ho sempre sentito parlare da Venturino de Bona durante le birre post salita in Nordovest, al Rifugio Torrani. Venturino è un altro grande alpinistica che ha riservato molto tempo ad aperture di vie nuove in Nordovest. Da quanto è emerso, Pancera è un alpinista d’eccezione che come molti altri suoi coscritti (Gigi dal Pozzo, Venturino de Bona, Maurizio Fontana) ha introdotto un nuovo modo di fare alpinismo in Dolomiti alzando molto le difficoltà ma (a differenza dei sui compagni che pur tuttavia ne han sempre fatto un uso parsimonioso) rifiutando categoricamente l’utilizzo dello spit in modo da conservare la natura alpinistica della via. Per rendere l’idea cito direttamente le sue parole: «se li hai con te, prima o poi li usi, perché mentalmente sei già predisposto, proprio come quando parti e sei convinto dentro di te che non ce la farai, allora alla prima nuvola nel cielo, alla prima scusa molli. Tante volte ho visto che su un tratto estremo, dove sembrava impossibile salire altrimenti, concentrandosi, calmandosi, o magari ritirandosi e tornando un’altra volta più preparati e sereni, alla fine si passa. Nei limiti del possibile».

Quindi eccoci con Enrico e Daniele, alla vigilia di Eliana, sulla mitica Nordovest del Civetta…

Sul tiro chiave di Eliana. Foto archivio Geremia

Ho appena finito di lavorare con dei frenetici bambini in falesia, quando mi arriva un messaggio da Daniele che mi propone di fare una “vietta” il giorno seguente. Sono mezzo influenzato, i bambini che ho gestito per qualche giorno non hanno avuto pietà. Immagino già che se accetto saranno solo guai, pertanto gli scrivo:

“Certo sono libero…ma andiamo a fare qualcosa di tranquillo che non sono proprio in bolla!!”

“Non ti preoccupare!! Andiamo a fare Eliana…che dici??”, risponde lui.

Ecco lo sapevo! Sono spacciato.

Faccio finita di non capire!

“Quale??”

“Quella in Civetta…ho già recuperato la relazione!”

Era ovvio, che domande! E così mi son fregato con le mie stesse mani…non posso certo tirarmi indietro ora dopo che ho dato mezza conferma. La voglia di fare qualcosa con il fratellone è davvero tanta ma non voglio ritrovarmi in queste pessime condizioni post influenzali. Mi faccio forza e penso che magari qualche bicchiere di vino e un bel pò di riposo mi faranno tornare come nuovo.

L’organizzazione come al solito è molto complicata, decidiamo solo l’ora della sveglia facendo due rapidi conti: se vogliamo essere alla base della via (dopo il classico zoccolo sbricioloso!!) alle 7, dobbiamo svegliarci alle 5…io propongo 4.30 ma l’idea prontamente viene bocciata. La sveglia è come al solito a dir poco traumatica, capisco che il vinello e le poche ore di sonno non sono stati molto efficaci, preoccupato per il necessario recupero mi premunisco di liquirizia.

Mentre inzuppiamo due biscotti alla crusca nel caffè prepariamo il materiale e siamo pronti. Saliti in auto da Sommariva in nemmeno mezz’ora siamo a malga Pioda… non faccio a tempo a mettere lo zaino che Daniele è già avanti cento metri… testa bassa e via. Alle sei siamo al Coldai. Daniele mi guarda e sorridendo:

«Hai visto che ci si mette poco ad arrivare al Coldai!?»

Con qualche spasmo lo guardo e cerco di sorridere mangiandomi una liquirizia (è solo la quinta… mi sento molto Indiana Pipps!!). Riempiamo due bozze da mezzo litro da un rigagnolo, giusto il tempo di tirare il fiato e poi… via di nuovo di corsa. Mentre i colori del mattino si fanno più intensi e per un attimo (piccolissimo infinitesimale attimo!) ti dimentichi la fatica che stia facendo, ci lanciamo con rapida scalata all’interno della Parete delle Pareti. Percorriamo lo zoccolo rapidi, superando diverse cordate. Molti dei climbers li conosco ma non ho nemmeno il tempo di salutarli per riuscire a star dietro a Daniele: un treno inesorabile che va avanti anche senza benzina.

7.15 e Daniele, velocissimo come al solito, è già arrivato alla prima sosta. Nei miei primi tiri in alternata mi sento molto duro e inchiodato ad ogni movimento, salgo lento, forse un pò troppo lento. Infatti Daniele mi guarda con disappunto richiamandomi all’ordine… ha ragione, non ci arriveremo mai in vetta se continuo con questo ritmo, devo cambiare registro. Ce la metto tutta e prendo ancora un paio di liquirizie (Indiana Pipps è un incompetente!).

Non son troppo preoccupato anche se non vado come dovrei, tanto so che ho la motrice attaccata all’altro capo delle mezze. Un tiro dopo l’altro li portiamo fuori in libera, bisogna stare attenti, la roccia non è bellissima ed è solo la seconda ripetizione. La linea comunque è uno spettacolo: un sistema di fessure e diedrini neri che si alternano a piccoli tratti di placca a buchetti svasi. Amazing!

Incredulo vedo “il Balota” faticare su un tiro di VI+, non ci posso credere… e ora come ne usciamo? Siamo solo a metà parete (almeno così spero!). Si rivolge a me con una proposta: «Ci caliamo?». Faccio finta di non sentire. Mangiamo dei biscotti alla crusca (avanzo della colazione) e guardiamo l’ora. Sono le 12 e siamo al tiro chiave. Non sembra male. Un occhio alla relazione dal cellulare e non capisco nulla. Ci troviamo proprio fra una foto e l’altra, la descrizione del tiro successivo non combacia con l’evidente linea d’arrampicata che ci aspetta. Qualcosa non quadra!!

«Noooo!! due relazioni diverse!!» poi imprecazioni come se piovesse.

Non ci scoraggiamo e incito Daniele a partire, arriva a metà tiro ed è esausto… armeggia un pò e poi «Sostaaa!!». Lo raggiungo e trovo l’ancoraggio su un solo spit da otto millimetri. Faccio finta di niente, prendo il materiale e via a finire il tiro verso direzioni sconosciute. Provo un pò dritto sulla verticale della “sosta banzai” ma nulla, finalmente trovo un chiodo sulla sinistra e quindi la via. I passaggi son duri ma chiodati e dopo poco sono a una nuova sosta: finalmente due chiodi buoni. Sono più tranquillo e rilassato, la scarica di adrenalina mi ha fatto risorgere… continuo a mangiare liquirizia. La mia arrampicata finalmente si fa più fluida e sicura e dopo un paio di tiri impegnativi e di ricerca (ovvio siamo senza relazione….o meglio abbiamo la relazione di un’altra via!) ci troviamo in cima a Punta Civetta.

Non sono nemmeno le 16. Soddisfatti e spappolati ci abbracciamo! Ancora una volta la cordata delle “Balote” nonostante le difficoltà raggiunge la vetta. Mangiamo le ultime briciole dei biscotti e poi via giù di corsa per la ferrata fino al Coldai dove ci gustiamo la meritata birra.

Purtroppo non si arrampica molto assieme ma ogni volta è speciale: l’avventura è sempre garantita anche su viette plaisir (sic).

Daniele Geremia in sosta su via Eliana. Foto archivio Geremia

 

In salita su Eliana. Foto archivio Geremia

 

In salita su via Eliana, Punta Civetta. Foto archivio Geremia