Ancora nessuna notizia dal Nanga Parbat, dove da quattro giorni si è perso ogni collegamento con lo spagnolo Alberto Zerain e il compagno di cordata argentino Mariano Galván, legati a una spedizione internazionale e impegnati nella salita della cresta Mazeno. Lo riportano i media internazionali, a partire da quelli spagnoli, che da ieri cercano di conoscere le sorti dei due alpinisti, dispersi dal 24 giugno.

Secondo i dati trasmessi dal campo base, l’ultimo contatto diretto con la cordata è avvenuto il 23, mentre il rilevatore satellitare segnalava ulteriori spostamenti sulla via anche il mattino seguente. Poi sembra che Zerain e Galván si siano arrestati dopo un lieve abbassamento di quota, senza procedere oltre, fino allo spegnimento del rilevatore GPS. La mancanza di segnali in arrivo dalla Mazeno ha inevitabilmente messo in allarme lo staff di supporto, e alle nove di stamattina un elicottero della Army Aviation Authority (l’aviazione pachistana), partito da Skardu, sta monitorando il percorso alla ricerca dei due alpinisti per prestare loro soccorso.

Ma andiamo con ordine. Con i suoi 10 chilometri di sviluppo, la cresta Mazeno è la più lunga dorsale del Nanga Parbat e probabilmente dell’Himalaya, percorsa per la prima volta nel luglio 2012 dalla cordata scozzese formata da Sandy Allan e Rick Allen. Impresa valsa ai due alpinisti il Piolet d’Or 2013.

La cresta Mazeno con il tracciato della salita degli apritori

Questo l’itinerario scelto dai dispersi, che hanno optato (come gli apritori) per lo stile alpino – veloce e senza campi intermedi –, prevedendo quindi diversi giorni sopra i 7mila metri per superare le numerose cime secondarie e pinnacoli che segnalo la direttiva di salita. La scalata ha avuto inizio tra il 18 e il 19 giugno con la sistemazione di un campo a 5.600 metri di quota, dove Zerain e Galván hanno atteso il passaggio di una delle frequenti tormente che colpiscono la nona montagna più alta al mondo (8.126 metri), situata nella remota regione del Gilgit-Baltistan, scalata per la prima volta il 3 luglio 1953 grazie a un formidabile exploit solitario (per l’epoca) dell’austriaco Hermann Buhl.

Sulla base dei dati del tracker di Zerain, il 23 giugno gli scalatori si sono rimessi in movimento salendo 60 metri l’ora fino a 6.270 metri, mentre poco più di un’ora dopo la quota è scesa a 6.112 metri. A questo punto non c’è stato più nessuno spostamento, nemmeno l’attivazione della modalità d’emergenza prevista dalla strumentazione. Poco più tardi il segnale si è definitivamente spento.

Malgrado tutto il mondo alpinistico si auguri che il dislivello negativo sia dovuto a necessità meteo, magari per raggiungere un luogo più adatto per un campo, con il passare dei giorni e con il perdurare del silenzio, si teme i due alpinisti possano essere rimasti vittima di un incidente. Anche il tracciato della discesa sembra anomalo, così come si evince dal video del tracker, essendo avvenuta lungo un pendio fuori dalla direttiva di salita. Il referente pachistano della spedizione, Muhammad Iqbal, ha dichiarato al quotidiano Dawn che le operazioni di individuazione sono comunque in corso, pertanto attendiamo aggiornamenti a breve.

Classe ’61, Alberto Zerain è uno dei più attivi himalaisti iberici. La sua carriera sul tetto del mondo è iniziata nel 1993 con la salita dell’Everest (8.848 metri), seguita due anni dopo dalla solitaria al Makalu (8.485 metri). Nel 2001 sale il Lhotse (8.516 metri), nel 2006 in successione i Gasherbrum (I e II, rispettivamente 8.056 e 8.045 metri), quindi nel 2008 il K2 (8.611 metri), montagna sulla quale aveva in precedenza tentato di ripetere la difficile via Cesen.

Mariano Galván è nato in Argentina nel 1980. Scalatore professionista e guida, malgrado la giovane età ha realizzato numerose salite in alta quota, in particolare nella cima regina del suo Paese, l’Aconcagua (6.962 metri). L’esperienza in altissima quota inizia però nel 2011, con la scalata del Lhotse in solitaria, senza ossigeno e senza portatori d’alta quota. Stile scelto anche l’anno successivo per salire l’Everest lungo la cresta Sud. Nel 2013 sale il Gashrbrum I e il II, preservando stile e modalità di salita, leggera e senza ossigeno. Nel 2014 è il momento del Cho Oyu (8.201 metri), mentre un anno più tardi compie la prima ripetizione, in solitaria e senza ossigeno, della via Carsolio sul Broad Peack (8.051 metri). Nel 2016 aggiunge altri due giganti himalaiani al suo palmares di salite: il Dhaulagiri (8.167 metri) e il Manaslu (8.156 metri).