Oggi a Belluno sono stati resi noti i vincitori della XX edizione del prestigioso Pelmo d’Oro. Ferruccio Svaluto Moreolo si aggiudica il premio per l’alpinismo in attività, ai fratelli agordini Bruno e Giorgio De Donà va il Pelmo alla carriera alpinistica, mentre Daniela Perco è stata insignita del premio alla cultura alpina. Franco Perlotto si aggiudica il premio Giuliano De Marchi per la solidarietà. Menzione speciale, alla memoria, ad un altro alpinista veneto, il padovano Lorenzo Massarotto, da noi recentemente ricordato in un articolo dedicato. Novità di quest’anno il Premio Speciale Dolomiti UNESCO, istituito dalla Fondazione Dolomiti UNESCO, un veicolo di  divulgazione del riconoscimento UNESCO per la promozione culturale, turistica e dell’importanza geologica, paesaggistica, naturalistica e di qualità ambientale del territorio dolomitico, assegnato alla memoria di Sergio Reolon

La cerimonia di premiazione si svolgerà sabato 29 luglio alle 10,30 presso Palazzo Guarnieri (piazza Papa Luciani) a Mel, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, che per l’occasione aprirà le porte della città, offrendo visite guidate, mostre e musica. Le premiazioni saranno introdotte da brevi filmati curati da Italo Zandonella Callegher, direttore artistico del ventennale. Piero Bassanello condurrà la cerimonia di assegnazione.

Ma veniamo al merito dei nomi succitati. “Ero fiducioso, ci speravo visto che ormai sono sui 60 anni” ha dichiarato a noi di alpinismi il cadorino Ferruccio Svaluto Moreolo, manifestando sincera soddisfazione per il riconoscimento. “Lo voglio dedicare alla mia famiglia che non mi ha mai ostacolato”. Gli abbiamo chiesto quale sia il suo campo di ‘gioco’ preferito, e la risposta è stata “la ricerca del nuovo”, alludendo alle nuove vie aperte in vita, circa 200 “inclusi itinerari di pochi tiri o varianti”, dalle Dolomiti alla Patagonia, passando per Himalaya, Groenlandia e altre spedizioni extraeuropee. “Il mio ricordo più vivo mi riporta in Groenlandia, quando avevo poco più di 20 anni… ricordo quell’ambiente, quella scalata di 33 ore ininterrotte”. 

Amico e un tempo compagno di lavoro, Moreolo spende un pensiero per i fratelli Bruno e Giorgio De Donà per il premio alla carriera. “Se lo meritano davvero, sono parte della storia. Loro si che hanno tante storie da raccontare”. 

Quindi per gli amanti dell’approfondimento, ecco di seguito i profili dei vincitori, con le motivazioni della giuria, composta da Daniela Larese Filon, già Presidente della Provincia di Belluno; Orietta Bonaldo, Accademico del CAI; Paolo Conz Guida Alpina, istruttore regionale e tecnico del Soccorso alpino; Roberto De Martin già Presidente del Club Alpino Italiano e del Club Arc Alpin e attuale Presidente del Trento Film Festival; Cesare Lasen membro del Comitato Scientifico della Fondazione Dolomiti UNESCO; Loris Santomaso già direttore-responsabile della rivista Le Dolomiti Bellunesi

Ferruccio Svaluto Moreolo premiato per la sua visione completa dell’alpinismo. Più di 150 vie nuove di elevata difficoltà, classiche e moderne, aperte in special modo nelle Dolomiti del Cadore, oltre a ripetizioni invernali, solitarie, prime salite su cascate di ghiaccio e prime discese di sci estremo, portando il nome dell’alpinismo Bellunese anche in Groenlandia, Nepal e nelle Ande con nuovi itinerari di estremo valore. Guida alpina, volontario di Soccorso alpino ed elisoccorritore, rifugista, scrittore e scultore amatoriale: segno del profondo legame con la propria terra al di là della prestazione sportiva. 

Ferruccio Svaluto Moreolo

“Fin da piccolo mi arrampicavo ovunque si potesse salire: piante, muri, pareti erbose, aiutato moralmente da una corda di canapa di 7 metri, alcuni chiodi da ferramenta, nonché da alcuni

compagni che danno forfait uno dopo l’altro. Sopravvissuto a queste esperienze, mia zia, grande amante della montagna pensò bene di rovinarsi la vita dicendo ai miei genitori: “Lo porto io in montagna, così lo tengo d’occhio…”, ma probabilmente perdette la vista quando mi vide salire le ferrate slegato in fianco al cavo di sicurezza. Dopo diversi anni il CAI di Pieve di Cadore e con la collaborazione dei Ragni organizza un corso di roccia, che risultò fondamentale perché mi diede i rudimenti di tecnica ma soprattutto mi fece conoscere i compagni di tante avventure future. La bramosia e l’entusiasmo per uscire con i maestri erano sempre maggiore. Nel mio paesino c’erano alcuni alpinisti di stampo classico, e tutti i sabati quando mi presentavo alla loro porta, la scusa per non portarmi con loro era sempre la stessa. S’inventavano che sarebbe piovuto, ma alzando lo sguardo il cielo diventava sempre più blu. Finché un giorno si decisero e quel giorno capii cosa voleva dire far parte di un gruppo di alpinismo eroico. Attaccammo la cengia di Ball sul Monte Pelmo, l’imbrunire era vicino mentre nuvole minacciose si accingevano verso di noi. Così via fino al rifugio Venezia ed una volta arrivato capii molte cose. Si brindò e ciò che successe dopo la prima bottiglia non me lo ricordo più. Ma il messaggio era chiaro. Quei maestri mi fecero capire che eroico non era arrampicarsi ma, tornare a casa, dai propri cari.” Guida dell’associazione “Guide Alpine 3 Cime” di Auronzo di Cadore, socio e Presidente del Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve, con i quali ha fatto una decina di spedizioni all’estero ed ha aperto oltre 150 nuove vie sulle Dolomiti, la prima sulle Marmarole, nell’ormai lontano 1980. Attualmente opera anche come membro  dell’elisoccorso di Pieve e di Treviso. Scrive poesie ed ha collaborato ad alcune guide. Da ricordare tra le spedizioni: quella sull’Ingollfjeld, in Groenlandia, negli anni ‘80, con l’auronzano Gianni Pais Becher (in collaborazione con il Centro Studi Ligabue ed il Museo di Storia Naturale di Venezia): 3 salite nuove di cui una cima inviolata, roccia e misto difficoltà fino al 6+°. In India e in Nepal, 5 salite di cui una via nuova e con obiettivo la cima dell’Amadablan, nel 2013 sulle Marmarole la nuova via dedicata a Tiziano, aperta in cordata con Alex Pivirotto del Gruppo Ragni di Pieve. Un rilevante palmares di vie nuove, alcune varianti e altre di pochi tiri, invernali, spedizioni e discese ripide con gli sci così riassunto in breve: Comune di Mel Marmarole, Pupo di San Lorenzo, 4 nuove vie di cui due in solitaria più una prima solitaria via Tabacchi, difficoltà fino all’8°; Cresta degli Invalidi e Croda bianca, 6 vie nuove difficoltà, fino al 7°. Sempre sulle Marmarole (su roccia ottima e circondata da un ambiente selvaggio e suggestivo): – Croda dell’Arbel via nuova “Guide Tre Cime”, difficoltà fino al 7°+ con 13 ore di arrampicata; – Corno del Doge, Sabbioni, Bel Prà Croda De Marchi, 10 vie nuove, difficoltà fino all’8+°. Gruppo Sorapis Croda del Fogo e Tre Sorelle, due vie nuove difficoltà fino al 7+°. Gruppo Antelao Torrione Salvella, contrafforti Torrione san Vito, Becètt, Ciauderona, 10 vie nuove difficoltà fino all’8+°. Gruppo Tofane, Tofana di Rozes 7 vie nuove, da segnalare la via del 50° del Soccorso Alpino, difficoltà fino al 9° e Segantini. Le nuove a cui è più affezionato: sugli Spalti di Toro: la Guido Rebeschini e la Giancarlo Milan, alla Punta Koeghel, difficoltà fino all’8°. Cadini di Misurina, via Dolce Irene, difficoltà fino all’8°. Tre Cime di Lavaredo, la Marco Zambelli fino all’8°. Gruppo Croda da Lago, Torre Dusso via del Bicentenario, fino all’8°. Croda Bassa via nuova al 9°. Lagazuoi, Casa degli Dei via nuova difficoltà fino all’8°. Salite in invernale Salite di decine di cascate nuove primi anni ottanta, fino al 6°+, anche in solitaria. Prima Salita in giornata spigolo Scoiattoli Rocchetta Alta di Bosconero e prima invernale via Dorotei. Altre prime invernali: via Fanton alla cima Salina, via nuova Croda Bianca; via Olivo Cresta degli Invalidi, Dito di Dio via Comici, Tre sorelle via Cozzolino, via Bellodis Franceschi al Pelmo, via Pietro Segantini alla Tofana di Rozes con Mauro Valmassoi, via Olimpo prima parte, via Polacchi, al Pan di Zucchero Civetta, in giornata via Solleder in Civetta. Con gli sci: due prime discese Casera Razzo pendenza fino a 60°, due sui Cadini di Misurina fino a 60°, due sul gruppo Miaron, fino 60°, due sul Cristallo, fino 60°; inoltre discese del Vallecant, Bernardi, Staunies, Nord del Gran Paradiso, nord Marmolada, Spalti di Toro. Due prime discese oltre 60° Canale Arnaldi e Menini sull’Antelao, cime di Forca Rossa e decine di altre discese sopra i 50°. L’ultima, la più difficile anche dal punto di vista mentale, la est del Pelmo. 

Bruno e Giorgio De Donà fratelli nella vita, per sangue e lavoro: perfetta simbiosi d’amore e di purezza ideale per la montagna, hanno scritto pagine memorabili nella storia dell’alpinismo italiano ed extraeuropeo in una straordinaria stagione di eccezionali imprese sulle pareti delle Dolomiti Bellunesi e del mondo.

Bruno.Comincia ad arrampicare e a praticare con continuità l’alpinismo nel 1974 ripetendo alcune vie classiche soprattutto in Civetta, Focobón, Agnèr, Marmolada assieme a vari compagni di cordata, per intraprendere poi la via delle spedizioni extraeuropee, mettendo all’attivo un’impressionante serie di ascensioni di prim’ordine. Si distingue subito per le innate doti di scalatore purosangue e in soli tre anni, dal 1975 al 1978, apre una ventina di nuovi itinerari, effettua alcune scalate invernali, diverse solitarie e una decina di prime ripetizioni in Dolomiti. Nel 1976 diventa aspirante Guida alpina e volontario del CNSAS. Nel novembre 1977 partecipa alla spedizione al Cerro Fitz-Roy nelle Ande Patagoniche (componenti: Giuliano Giongo, Guido Pagani, Piero Perrod, Benvenuto Laritti, Tony Rainis, Cesarino Fava, Gianluigi Quarti) e, dopo la vetta del Fitz, conquista con Guido Pagani una cima vergine adiacente battezzata “Guglia Val Bióis”. Ritorna in Patagonia nel 1979 (con Cesare De Nardin e Giuliano Giongo) e poi nel 1980 per salire la parete Est della Torre Egger, riuscendovi con Giongo nel marzo 1980. Sale quindi, con il fratello Giorgio, il Chimborazo in Ecuador, dove entrambi si trovavano per lavoro. Dal 1980 diventa artigiano (lavori di bonifica e consolidamento di pareti rocciose). Dal 1981 al 1984 realizza altre nuove vie, un paio di solitarie e di salite invernali in Dolomiti. Nel 1981 porta a termine la salita della sud dell’Alpamayo con Claudio Nardi, e nel 1983 tenta la scalata invernale al Cerro Torre, con Giongo e il fratello Giorgio. Una serie di vie nuove anche nel 1985 in Dolomiti, mentre in Nepal scala il Cholatze con Dario Beretta. Nel decennio successivo, dal 1986 al 1995, apre una ventina di nuovi itinerari, alcuni in solitaria in Dolomiti, poi ancora in Patagonia nel 1989 (Cerro Fortaleza, Via “Dino Buzzatti” con Marco Zago (poi caduto con l’elicottero Falco), Fabio Rufus Bristot, Mirella Scola, Mauro Piccolin, Roberto Canzan, Sandro Dal Mas); in Yosemite e in Alaska (Mount Dikey, con Giuseppe Bagattoli, Paolo Borgonovo, Fabrizio De Francesco, Fabio Leoni, Mario Manica, Denny Zampiccoli; quindi Mount Thorn con Mario Manica) e il Mount Mc Kinley in solitaria nel 1991. Nel 1992 è sulle Torri del Paine (via “delle Mamme” alla Torre Centrale e realizzando poi lo straordinario concatenamento in solitaria delle tre torri in 44 ore: Cerro Painetto Via “dell’ Agordino”; Cerro Almirante Nieto Via “San Tomaso”) e prima di rientrare sale l’Aconcagua con la moglie Mirella Scola, Sandro Tomè e Zilio Leri. Nel 1990 diventa Guida alpina. Nel 1995, per 20 anni fino al 2015, è gestore con la moglie Mirella del Rifugio Mulaz nelle Pale di S. Martino. Ma dal 1995 fino ai nostri giorni, continua a rimanere in Comune di Mel attività come Guida alpina, realizzando un’altra ventina di nuove vie in Dolomiti, nonostante un grave incidente alpinistico subito nel 2007. Sia lui che il fratello Giorgio godono da sempre dell’amicizia, ricambiata, di un grande dell’alpinismo come Armando Aste, con loro sempre prodigo di consigli dettati dalla sua esperienza e saggezza. Entrambi i fratelli concepiscono la pratica dell’alpinismo secondo gli ideali della miglior tradizione, schivi d’ogni esibizionismo, che li ha comunque portati a compiere un numero ormai non più quantificabile di imprese di assoluto valore – segno distintivo della loro discrezione (a Bruno nel 1992 è stato fra l’altro conferito il premio “l’Agordino d’oro- I discreti”) e mancanza di “protagonismo”, sempre con limitato uso di mezzi artificiali: ne fanno soprattutto fede la risoluzione degli ultimi problemi delle Pale di S. Martino negli anni ’90 e le innumerevoli conquiste sulle Ande. La sua altrettanto intensa attività si compie in gran parte assieme al fratello e lo porta a realizzare una sessantina di nuove vie, quasi tutte con Bruno (tra le quali la N del Campanile Alto di Lastéi sul Focobón; lo spigolo SO della Terranova, la S della Torre dei Monachesi, la SE della Cima Su Alto, ecc. in Civetta; una decina di salite invernali (diedro O del Campanil Alto di Lastéi, la NO del Pan di Zucchero, la cresta S della Civetta, lo spigolo NO della Cima De Gaspari, la NO dell’ Agner ecc..) e altrettante prime ripetizioni in Dolomiti. Partecipa al tentativo invernale al Cerro Torre nel 1983, ed effettua alcune salite extra-europee sulle Ande (1980 Ecuador, 2001 Nepal, 2006 Perù, 2016 Bolivia). Volontario del CNSAS dal 1980. Coltiva da sempre grande interesse per la cultura e le tradizioni locali, curando nel 2009 la pubblicazione “Toponimi della Val di Garés” e nel 2010 “I nomi locali del Comune di San Tomaso Agordino”, avendo in programma altre analoghe iniziative relative alla Valle del Bióis.

Giorgio. Artigiano dal 1980 (lavori di bonifica e consolidamento di pareti rocciose). Seguendo e condividendo l’istinto e la passione del fratello, nel 1971 – poco più che tredicenne – aveva già salito le ferrate del Civetta e ripetuto nel 1976 l’impegnativa via Philipp-Flamm, sempre in Civetta. La sua altrettanto intensa attività si compie in gran parte assieme al fratello e lo porta a realizzare una sessantina di nuove vie, quasi tutte con Bruno (tra le quali la N del Campanile Alto di Lastéi sul Focobón; lo spigolo SO della Terranova, la S della Torre dei Monachesi, la SE della Cima Su Alto, ecc. in Civetta; una decina di salite invernali (diedro O del Campanil Alto di Lastéi, la NO del Pan di Zucchero, la cresta S della Civetta, lo spigolo NO della Cima De Gaspari, la NO dell’ Agner ecc..) e altrettante prime ripetizioni in Dolomiti. Partecipa al tentativo invernale al Cerro Torre nel 1983, ed effettua alcune salite extra-europee sulle Ande (1980 Ecuador, 2001 Nepal, 2006 Perù, 2016 Bolivia). Volontario del CNSAS dal 1980. Coltiva da sempre grande interesse per la cultura e le tradizioni locali, curando nel 2009 la pubblicazione “Toponimi della Val di Garés” e nel 2010 “I nomi locali del Comune di San Tomaso Agordino”, avendo in programma altre analoghe iniziative relative alla Valle del Bióis.

Daniela Perco Antropologa, autrice e curatrice di numerose pubblicazioni sulle tradizioni, i saperi, fiabe e leggende popolari, sull’emigrazione, con particolare attenzione all’esodo verso il Brasile e alle balie da latte, nonché di mostre e allestimenti in diversi ambiti culturali, riservando una speciale dedizione alla montagna e, soprattutto, a quella bellunese. Ha diretto a lungo, dopo averlo ideato, il Museo etnografico della provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi a Seravella di Cesiomaggiore, prestigioso istituto che raccoglie le testimonianze, materiali e non, della vita quotidiana delle nostre genti, e punto di riferimento per la ricerca e la catalogazione di beni demoetnoantropologici a livello regionale e nazionale. Relatrice in vari convegni e conferenze, ha evidenziato e interpretato lo spirito e i valori delle popolazioni rurali montane. Antropologa, si occupa di letteratura, di tradizione orale, di emigrazione e di museologia. Ha effettuato numerose ricerche in Egitto meridionale e nell’area alpina del Veneto e del Trentino. A partire dal 1990 ha coordinato, per conto della Fondazione Benetton di Treviso, un progetto storico-antropologico sull’emigrazione veneta in Brasile presso le comunità di origine veneta del Rio Grande do Sul e di Santa Catarina. E’ stata docente di Etnologia, Museologia e Museografia presso l’Università di Padova, di Antropologia dell’alimentazione per il Master “Cultura del cibo e del vino” dell’Università di Venezia. Ha pubblicato una settantina di saggi scientifici tra i quali i 18 volumi della collana del Museo etnografico della provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (Seravella di Cesiomaggiore) che ha diretto per quasi vent’anni (dal 1997) curandone la progettazione e l’allestimento. Il museo etnografico di Seravella, gioiello incastonato ai piedi delle Dolomiti, custodisce e rappresenta il patrimonio culturale materiale e immateriale dell’intera provincia di Belluno. Daniela Perco ha collaborato anche all’allestimento di altri musei tra i quali citiamo il Museo dell’occhiale a Pieve di Cadore, e il Museo del chiodo a Forno di Zoldo. Membro di diversi comitati scientifici, conservatrice onoraria del Museo degli usi e costumi della gente trentina e studiosa di riferimento a livello nazionale per la catalogazione dei beni DEA, continua a svolgere le proprie ricerche, e a pubblicare saggi e articoli e soprattutto a frequentare il “suo” museo apportando un prezioso contributo scientifico e umano.

Lorenzo Massarotto un alpinista straordinario, che sulle pareti più imponenti e più recondite delle montagne bellunesi ha lasciato un’impronta indelebile, rivoluzionaria per stile e coerenza, che rimarrà attuale per molti anni a venire. Gli amici, un po’ per scherzo ma molto sul serio, lo chiamavano il “Potente Mass”. Dopo la sua scomparsa colpito da un fulmine all’uscita di una per lui facile via in Piccole Dolomiti, è stato spesso accomunato a Paul Preuss con l’appellativo di “cavaliere della montagna”, sia per l’etica ferrea e lo stile con cui saliva le pareti più impegnative, sia per l’alone di mistero che ha accompagnato la sua attività, tanto che solo con il tempo e con l’impegno dei suoi compagni di cordata ed amici si sta riscoprendo a poco a poco l’enorme spessore delle sue realizzazioni. Nato in provincia di Padova, operaio prima disgaggiatore poi di professione, la sua attività alpinistica copre trent’anni circa. Le prime ripetizioni in montagna arrivano relativamente tardi, nel 1973, cui presto già seguono però le vie in solitaria: Messner-Holzer al Castello della Busazza, Frisch-Corradini alla Pala del Rifugio, Barbier-Timillero alla Cima del Coro, Aste-Susatti alla Punta Civetta, Cassin-Ratti e Carlesso-Sandri alla Torre Trieste, salita e discesa dello spigolo nord dell’Agnèr. Notevole anche la prima ripetizione in arrampicata libera della via Rovereto al Campanile Basso, che testimonia già nel 1977 idee chiare e all’avanguardia e un livello tecnico elevato. Nel 1979 partecipa alla sfortunata spedizione al Manaslu con Vittorio de Savorgnani, Bruno di Lenna, Marco Simoni, Elvio Terrin e Maurizio Zanolla, con l’obiettivo della prima ascensione della cresta est. Il tentativo si esaurì a quota 7500 metri per il maltempo, con conseguenze abbastanza gravi per alcuni dei componenti. Forse non è un caso che a questa sfortunata spedizione sia seguito per Lorenzo l’inizio di un periodo estremamente fecondo, quasi frenetico, soprattutto nei sottogruppi più nascosti e meno esplorati e conosciuti delle montagne bellunesi. Gruppo dell’Agnèr, Pale di San Lucano, gruppo della Moiazza, Alpi Feltrine, Pale di San Martino i terreni prediletti. E’ ingrato ridurre la sua attività a una mera contabilità, ma i numeri di questi venticinque anni di attività sono davvero impressionanti: prime ripetizioni, in cordata o in solitaria, prime invernali in solitaria, almeno 120 vie nuove, molte delle quali di considerevole sviluppo e difficoltà estreme, aperte sempre con un uso di chiodi che definire molto parco è eufemismo. La sua etica gli impedì di forare la roccia e quindi l’uso dei chiodi a pressione e bisogna ricordare che il ricorso agli attrezzi ad incastro, dadi e friend, era appena agli inizi. L’allenamento psicofisico era il suo “attrezzo” principale: “Per fare veramente il settimo grado, e trovare magari l’ottavo, bisogna saltare al di là di una barriera che si chiama sicurezza. Bisogna mettersi in pari con l’anima. (…) Bisogna che ci siano delle spinte interne che giustifichino il rischio al quale si va incontro. Montagna come mezzo e non come attrezzo” . Affrontare difficoltà per cui non si era sufficientemente preparati avrebbe significato “stravolgere la parete con una chiodatura eccessiva” cosa per lui inaccettabile, meglio aspettare il momento giusto perchè allora “la salita diventa una cosa naturale, un vero viaggio sulla parete e nell’anima”. Non stupisce che allora, ma anche oggi, pochi riescano a seguire i suoi passi, come dimostrano i tanti differenti e pur validissimi compagni che si sono legati alla sua corda in queste prime ascensioni e le scarsissime ripetizioni che contano gran parte delle sue vie, alcune delle quali sono ancora irripetute. E, si badi, non perché manchino di estetica o la roccia sia pessima, anzi spesso si tratta di veri capolavori che si affiancano a pieno titolo a quelli dei pochi grandi alpinisti che prima di lui avevano osato calcare quelle stesse pareti: Castiglioni, Detassis, Cozzolino, Aste, Livanos, Messner, Casarotto. Per concludere il ritratto non si può mancare di citare tra molte altre la prima ripetizione e prima solitaria al diedro Casarotto-Radin allo Spiz di Lagunàz, le prime ripetizioni solitarie ed invernali della via del Diedro alla Seconda Pala di San Lucano, della Canna d’Organo in Marmolada, del Diedro Philipp-Flamm in Civetta, il concatenamento invernale e solitario delle vie Vinci-Bernasconi all’Agnèr e Dal Bianco-Claus alla Torre Armena, la prima invernale al diedro Casarotto-De Donà allo Spiz di Lagunàz. Forse anche lui potrebbe dirci, come ci dicono le montagne e come il vecchio al poeta Tonino Guerra: Ricordati che la solitudine tiene compagnia.

Francesco (Franco) Angelo Perlotto personalità poliedrica del mondo alpinistico con spiccate propensioni a conoscere avventure e genti del mondo. A conoscere per far conoscere. Da qui la sua attenzione alle azioni di solidarietà umana come esperto di emergenze e di cooperazione allo sviluppo in decine di Paesi di vari Continenti. Lo si può definire un genius loci attento all’ambiente, alle linee artistiche delle prime vie, alla scoperta dei nuovi movimenti non solo in ambito alpinistico. Il suo impegno è difatti non per se stesso, tanto è vero che articoli, fotografie e libri lo documentano in epoche diverse: naturale anche, e per certi versi straordinaria, la sua disponibilità a misurarsi con i problemi amministrativi in qualità di sindaco a Recoaro Terme. La sua attuale presenza e il progetto sotteso per ridare vita a un nido d’aquila come il rifugio Boccalatte è il sigillo coerente e significativo di una vita attenta agli altri. Franco Perlotto è alpinista solitario, viaggiatore e scrittore. Ha all’attivo alcune migliaia di ascensioni, dove spiccano 42 vie nuove tra le quali 10 in solitaria, 63 solitarie tra le quali 24 prime solitarie, 15 prime invernali. Tra le sue salite più importanti ci sono: la prima assoluta del Salto Angel in Venezuela, due prime solitarie sul Capitan in California, la prima solitaria dei lunghissimi pilastri del Trollryggen e del Breitind in Norvegia, le prime solitarie della via degli Svizzeri al Grand Capucin e della via Gervasutti al Pic Adolphe Rey sul Monte Bianco e varie prime solitarie sulle Dolomiti. È esperto in cooperazione allo sviluppo ed ha coordinato progetti umanitari in Afghanistan, Territori Palestinesi, Sri Lanka, Bosnia, Sud Sudan, Ruanda, Congo e Ciad. In Amazzonia ha vissuto per tre anni con gli indios Yanomami e per quattro anni ha coordinato un programma del Ministero degli Esteri contro gli incendi forestali. Gli è stata conferita una laurea ad honorem in educazione e divulgazione ambientale. Collabora con testate italiane ed internazionali ed ha pubblicato vari libri tra i quali: Spirito Libero e Indio (romanzo) per Alpine Studio Editore; Un Mondo Mille Guerre; Terre di Nessuno; La Terra degli Invisibili, romanzo pubblicato da Marco Tropea Editore; Dal Free Climbing all’Avventura; Pareti Lontane; Free Climbing edito da Sperling e Kupfer; Guida alle Grandi Pareti del Mondo (Mursia); Manuale dell’Alpinismo (Sperling e Kupfer). Attualmente gestisce il piccolo rifugio Boccalatte abbarbicato sulle Grandes Jorasses (Monte Bianco). Del curriculum alpinistico di Franco Perlotto fanno parte alcune migliaia di ascensioni, dove spiccano 42 vie nuove tra le quali 10 in solitaria, 63 solitarie tra le quali 24 prime solitarie, 15 prime invernali. 

Ha arrampicato con grandi alpinisti della sua epoca e della generazione precedente quali Riccardo Cassin, Raffaele Carlesso, Renato Casarotto, Alessandro Gogna, con i britannici Chris Bonington, Joe Tasker, Alex Macyntire, Peter Livesey, con gli americani Yvon Chouinard, Mike Ghraham, con il norvegese Hans Christian Doseth, con il tedesco Reinhard Karl e con molti altri. E’ stato uno dei primissimi divulgatori del concetto di Free Climbing e Clean Climbing in Italia. Ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo di nuovi prodotti per l’alpinismo e per l’arrampicata con il marchio Think Pink del quale è stato promotore, con le scarpe Asolo Canyon, tra le prime in Italia a suola liscia e con i materiali di Cassin. 

Sergio Reolon vita all’insegna dell’impegno civile per il bene comune, a sostegno della montagna abitata, della giustizia sociale e dei diritti civili. Questa la sintesi della sua lunghissima e appassionata attività di politico e amministratore, Presidente della Provincia di Belluno dal 2004 al 2009 e infine Consigliere regionale della Regione del Veneto. La montagna come bene da conoscere e valorizzare nella sua specificità, governando attraverso l’azione politica i conflitti legati allo sfruttamento eccessivo delle risorse (l’acqua in primis) e al prorompere di modelli economicoculturali propri delle aree metropolitane, diventando un punto di riferimento per molti, anche dopo la sua scomparsa. La sua attività non si è limitata ai confini della Provincia di Belluno ma, con lucidità e lungimiranza, la sua visione ha sempre avuto una dimensione trasversale e panalpina. La testimonianza più significativa di questo suo impegno è stato il lungo, appassionato lavoro che ha condotto, in stretta collaborazione con le altre amministrazioni provinciali e regionali, all’inserimento delle Dolomiti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Una sintesi della sua visione dei territori alpini e un’indicazione della via da seguire per valorizzare questo immenso patrimonio è contenuta nelle due pubblicazioni “Alpi regione d’Europa” e “Kill Heidi”, suo testamento politico e culturale. 

Per conoscere il Pelmo d’Oro

La Provincia di Belluno istituisce il Premio “PELMO D’ORO” finalizzato al riconoscimento dei particolari meriti acquisiti da persone fisiche, enti pubblici e privati da associazioni e sodalizi nell’ambito dell’alpinismo e della solidarietà alpina, della tutela e valorizzazione dell’ambiente e delle risorse montane, della conoscenza e promozione della cultura, della storia, e delle tradizioni delle comunità delle Dolomiti Bellunesi. E’ aperto, quindi, a tutte le espressioni di approccio e confronto con la montagna, in particolare a tutte le forme e ai modi di divulgazione dei valori di un patrimonio unico al mondo quali sono le Dolomiti Bellunesi. re, secondo regolamento, gli ambiti di giudizio della commissione giudicatrice: 

Sezione alpinismo in attività – Il Premio viene conferito ad alpinisti o gruppi di alpinisti, sia italiani sia stranieri, che abbiano svolto una significativa attività nelle Dolomiti Bellunesi nel campo dell’alpinismo classico, dell’alpinismo moderno o nell’arrampicata sportiva, contribuendo alla scoperta, conoscenza e valorizzazione delle Dolomiti Bellunesi o compiendo imprese di eccezionale rilievo.

Sezione alla carriera alpinistica – Il Premio viene conferito ad alpinisti, gruppi di alpinisti o stituzioni, italiani o stranieri, che nel corso della loro carriera abbiano dato lustro alle Dolomiti Bellunesi ed alla provincia di Belluno anche realizzando imprese di carattere internazionale. 

Sezione cultura alpina – Il premio viene conferito a persone, enti pubblici o privati associazioni e sodalizi che con le loro opere scientifiche, artistiche o letterarie abbiano contribuito in modo significativo alla conoscenza, valorizzazione e divulgazione delle Dolomiti bellunesi e del patrimonio naturalistico ed ambientale della provincia di Belluno.

Premio Speciale della Provincia Il premio viene attribuito a persone fisiche, anche non più in vita, associazioni, enti pubblici e privati, per eccezionali meriti acquisiti nell’ambito delle finalità istitutive del premio, mediante il conferimento annuale del “PREMIO SPECIALE PELMO D’ORO”. Dal 2017 la Provincia di Belluno assegna uno speciale riconoscimento annuale su tematiche specifiche, come veicolo di divulgazione del riconoscimento UNESCO per promozione culturale, turistica, importanza geologica, paesaggistica, naturalistica e di qualità ambientale del territorio dolomitico, mediante il conferimento di un Premio Speciale dedicato alle Dolomiti UNESCO.

L’ALBO D’ORO

1998 (Cortina d’Ampezzo)

Alpinismo in attività: Gruppo Scoiattoli di Cortina d’Ampezzo

Carriera alpinistica: Roberto Sorgato

Cultura alpina: Camillo Berti e i suoi collaboratori

Segnalazioni: Armando Da Roit “Tama”, Ettore Costantini “Vecio”, Bepi De Francesch

Menzione d’onore: Papa Giovanni Paolo II

1999 (Belluno)

Alpinismo in attività: Maurizio Zanolla “Manolo”

Carriera alpinistica: Alziro Molin

Cultura alpina: Fondazione Giovanni Angelini

Premio speciale per la solidarietà alpina: Delegazione bellunese del Corpo nazionale

del Soccorso alpino e speleologico

2000 (Zoppé di Cadore)

Alpinismo in attività: Marco Anghileri

Carriera alpinistica: Cesare “Ceci” Pollazzon e Mariano De Toni

Cultura alpina: Olaf Beer

2001 (Selva di Cadore – Rifugio Aquileia)

Alpinismo in attività: Gildo Zanderigo

Carriera alpinistica: Franco Miotto

Cultura alpina: Casa editrice Nuovi Sentieri

2002 (Alleghe – Caprile)

Alpinismo in attività: Mauro “Bubu” Bole

Carriera alpinistica: Georges e Sonia Livanos

Cultura alpina: rivista “Le Dolomiti Bellunesi”

Premio speciale: Reinhold Messner

2003 (San Vito di Cadore)

Alpinismo in attività: Luisa Iovane e Heinz Mariacher

Carriera alpinistica: Ignazio Piussi

Cultura alpina: Luca Visentini e Mario Crespan

Menzione speciale: Marcello Bonafede e Natalino Menegus

2004 (San Pietro di Cadore – Val Visdende)

Alpinismo in attività: Gruppo Ragni di Pieve di Cadore

Carriera alpinistica: Gabriele Franceschini

Cultura alpina: Vico Calabrò

Menzione speciale: Angelo Devich

Menzione speciale alla memoria: vescovo Vincenzo Savio

Comune di Mel

2005 (Zoldo Alto – Fusine)

Alpinismo in attività: Giuliano De Marchi

Carriera alpinistica: Pierre Mazeaud

Cultura alpina: Wolfgang Thomaseth

Menzione speciale: Alessandro Masucci e Pietro Sommavilla

Premio speciale della Giunta Provinciale: Mario Rigoni Stern

2006 (Feltre)

Alpinismo in attività: Ivo Ferrari

Carriera alpinistica: Gruppo Rocciatori CAI Feltre

Cultura alpina: Robert Striffler

Menzione speciale: Andy Holzer e Erik Weihenmayer

Premio speciale della Giunta Provinciale: Associazione Internazionale “Dino Buzzati”

in memoria di Nella Giannetto

2007 (Livinallongo del Col di Lana)

Alpinismo in attività: Alexander e Thomas Huber

Carriera alpinistica: Alessandro Gogna

Cultura alpina: Bepi De Marzi

Premio speciale della Giunta Provinciale: Rolly Marchi

Menzione speciale: gestori di rifugi alpini ed escursionistici da 50 anni

Stella Alpina d’oro: Rifugi Alpini

Rifugio Lavaredo – Auronzo di Cadore – famiglia Corte Colò

Rifugio Capanna Tondi – Cortina d’Ampezzo – famiglia Verzi

Rifugio Cinque Torri – Cortina d’Ampezzo – famiglia Alberti

Rifugi Croda da Lago Gianni Palmieri e Nuvolau – Cortina d’Ampezzo – famiglia Siorpaes “ki de

Sorabànces”

Rifugio Duca d’Aosta – Cortina d’Ampezzo – famiglia Lancedelli

Rifugio Pomedes – Cortina d’Ampezzo – famiglia Ghedina “Bibi”

Rifugio Giuseppe Volpi al Mulaz – Falcade – famiglia Adami

Rifugio Tita Barba – Pieve di Cadore – famiglia Ciotti

Rifugio Onorio Falier – Rocca Pietore – famiglia Del Bon

Campanula d’oro: Rifugi escursionistici

Remauro – Cibiana di Cadore – famiglia De Zordo

Angelo Dibona – Cortina d’Ampezzo – famiglia Recafina

Lago d’Ajàl – Cortina d’Ampezzo – famiglia Dibona

Italo Lunelli – Comelico Superiore – famiglia Martini Barzolai

Valparola – Livinallongo del Col di Lana – famiglia Trebo

Pranolz – Trichiana – famiglia Magagnin

Comune di Mel

2008 (Auronzo di Cadore)

Alpinismo in attività: Gigi Dal Pozzo

Carriera alpinistica: Armando Aste

Cultura alpina: Lothar Brandler

Pelmo d’Oro: Riccardo Cassin

Menzione speciale: Valerio Quinz

Premio speciale della Giunta Provinciale: Alpini del 7° Reggimento

2009 (Agordo)

Alpinismo in attività: Gianni Gianeselli

Carriera alpinistica: Richard Goedeke

Cultura alpina: Mauro Corona

Premio speciale della Giunta Provinciale: Sezione Agordina del Cai, Gruppo Gir, Stazione di

Agordo del CNSAS

Menzione speciale: Campanula d’oro: famiglia Vascellari, gestori da 50 anni del rifugio

escursionistico “Capanna degli Alpini” – Calalzo di Cadore

Menzione speciale: riconoscimento alle famiglie bellunesi per il trentennale impegno

d’alpeggio

Famiglia De Nardin – Agordo

Famiglia Miola – Agordo

Famiglia Bressan – Agordo

Famiglia Follador – Falcade

Famiglia Pescosta – Falcade

Famiglia Giacometti – Feltre

Famiglia Zatta – Feltre

Famiglia Villabruna – Feltre

Famiglia De Paoli – Feltre

Famiglia Curto – Quero

Famiglia Casanova Borca – San Pietro di Cadore

Famiglia Pradetto Cignotto – San Pietro di Cadore

Famiglia Corso – Seren del Grappa

Famiglie Facchin e Guerriero – Sovramonte

2010 (Tambre)

Alpinismo in attività: Pietro Dal Pra

Carriera alpinistica: Giuseppe “Bepi” Caldart

Cultura alpina: Manrico Dell’Agnola

Premio speciale della Giunta Provinciale: Guide Alpine della Regione Veneto

Menzione speciale alla memoria: Benito Saviane

Premio speciale Giuliano De Marchi: Enzo De Menech “Bubu”

Comune di Mel

2011 (Comélico Superiore)

Alpinismo in attività: Marino Babudri e Ariella Sain

Carriera alpinistica: Mariano Frizzera e Sergio Martini

Cultura alpina: Cesare Lasen

Premio speciale della Giunta Provinciale: Associazione Bellunesi nel Mondo

Menzione speciale alla memoria: Matteo Fiori

Menzione speciale: Achille Carbogno

Menzione speciale: Flavio Faoro

Menzione speciale: Gruppo Ricerche Culturali di Comélico Superiore

Premio speciale Giuliano De Marchi: Giacomo Cesca

2012 (Pieve di Cadore)

Alpinismo in attività: Alessandro Baù

Carriera alpinistica: Silvia Metzeltin e Adriana Valdo

Cultura alpina: Telebellunodolomiti

Menzione speciale alla memoria: Alberto Bonafede e Aldo Giustina

Menzione speciale: Giorgio Ronchi

2013 (Longarone)

Alpinismo in attività: Venturino De Bona e Renato Panciera

Carriera alpinistica: Franco Solina

Cultura alpina: Walter Musizza e Giovanni De Donà

Premio speciale della Giunta Provinciale: Mario Fabbri

Menzione speciale: Francesco Turrin

Premio speciale Giuliano De Marchi: Équipe Ambulatorio Giuliano De Marchi

Pelmo d’Oro: Club Alpino Italiano

2014 (Falcade)

Alpinismo in attività: Nicola Tondini

Carriera alpinistica: Soro Dorotei

Cultura alpina: Carlo Mondini e Aldo Villabruna

Menzione speciale alla memoria: Vittorino Cazzetta

Premio speciale Giuliano De Marchi: Angelo Costola

2015 (Sospirolo)

Alpinismo in attività: Maurizio Icio Dall’Omo

Carriera alpinistica: Igor Koller

Cultura alpina: Luciano Viazzi

Premio speciale della Provincia: Annibale Salsa

Menzione speciale alla memoria: Vincenzo Titi Dal Bianco

Premio speciale Giuliano De Marchi: Fausto De Stefani

Comune di Mel

2016 (Santo Stefano di Cadore e San Pietro di Cadore)

Alpinismo in attività: Pierangelo Verri

Carriera alpinistica: Giorgio Redaelli

Cultura alpina: Marco Albino Ferrari

Premio speciale della Provincia: Maurilio De Zolt

2017 (Mel)

Alpinismo in attività: Ferruccio Svaluto Moreolo

Carriera alpinistica: Bruno e Giorgio De Donà

Cultura alpina: Daniela Perco

Menzione speciale alla memoria: Lorenzo Massarotto

Premio speciale Giuliano De Marchi: Francesco Angelo Perlotto

Premio speciale Dolomiti UNESCO: Sergio Reolon