Bloccata in vetta con i tacchi a spillo. Ecco come contrastare l’imprudenza in quota

È quasi terminata l’estate e ancora una volta ci troviamo a fare i conti con l’imprudenza in montagna. Un fenomeno che non sembra fermarsi, anzi. Incoscienza che spesso porta a situazioni fatali, nel peggiore dei casi. Lo abbiamo scritto già prima di Ferragosto: il punto non è l’elitismo, è la pura consapevolezza che – andando in montagna – si è esposti a rischi oggettivi che possiamo solo mitigare. Eppure, ancora troppe persone prive di senno si espongono, ed espongono gli altri, a questi rischi. Forse, sebbene la montagna stia tornando di moda, è bene che si usino i mesi più freddi per ragionare su come evitare quello che state per leggere.

In una assolata, ma fresca, mattinata di Washington, un articolo colpisce il mio interesse. Su l’Alto Adige c’è lo sfogo degli Accademici del Cai, dell’Aiut Alpin Dolomites e del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas). Sono «esasperati», si legge nell’articolo, dalle troppe chiamate senza motivo. E, di conseguenza, dei troppi interventi non necessari che devono compiere, mettendo a repentaglio la loro stessa vita, per salvare gli imprudenti. E fanno poi anche un calcolo dei costi operativi delle uscite con l’elicottero, i cui prezzi sono ben noti a chi frequenta regolarmente la montagna. Dai due a tremila euro per intervento, spesso eseguito da volontari. Se si tratta di aiutare persone in pericolo però, la macchina dei soccorsi diviene quanto mai preziosa. Capita però anche il contrario. In diversi casi, chi chiama i soccorsi non è a conoscenza dell’enorme costo di quella chiamata, sia in termini di risorse umane sia in termini di risorse finanziarie. Citiamo testualmente alcuni esempi pubblicati ieri da l’Alto Adige: “Una famiglia dal bosco chiama il 118: «Piove, non è che l’elicottero potrebbe portarci degli ombrelli?». Turista in cima al Seceda in tacchi a spillo: «Mi venite a prendere, con l’elicottero? Non riesco più a scendere…». Rifugio Locatelli, Tre Cime: «Stamattina faceva caldo, ora è tanto freddo, non è che ci portate da vestire?»”.

Elisoccorso trentino

In molti potrebbero ridere pensando alla turista coi tacchi a spillo, ma non c’è proprio nulla da ridere. Situazioni del genere sembrano paradossali, degne di un film grottesco. Eppure, è la realtà che vediamo tutti noi, nell’80% delle volte che usciamo in ambiente. Come nel caso dell’uscita fatta il sabato prima di Ferragosto con mia moglie in Brenta. A guardare gli organi di stampa non è successo nulla fra il Grostè e il Rifugio Tuckett, ma poteva accadere. Se tutti i turisti, equipaggiati in modo inadeguato e poco avvezzi a come si cammina in montagna, sono tornati a casa sani e salvi, lo devono al caso. Punto. Non c’è altra possibilità se non questa. Il caso li ha riportati nelle loro abitazioni, dove hanno potuto fare sfoggio delle fotografie scattate con i propri smartphone.

A questo punto, ci sono tre possibilità. L’ultima, senza giri di parole, è che lo sprovveduto non torni più in montagna, ma sono le prime due le più interessanti. La prima, quella che in teoria è la più auspicabile, è che l’incosciente di turno, che è salito oltre 2.000 metri senza la normale dotazione tecnica e senza una preparazione fisica quantomeno decente, prenda consapevolezza di cosa ha rischiato e l’uscita successiva decida di mitigare i rischi oggettivi e soggettivi. Si tratta del migliore caso possibile. Ma è assai raro che accada, perché c’è di mezzo un eccesso di sicurezza in sé stessi, una illusione positiva che impedisce di valutare in modo distaccato i rischi corsi.

Questa galvanizzazione delle proprie capacità ci porta infatti alla seconda possibilità, il mantenimento dello stesso schema di uscita. Se io esco in montagna con le scarpe da running, in shorts e maglietta e mi va tutto bene, perché mai dovrei investire soldi e tempo per acquistare la normale dotazione da trekking? Tecnicamente, non ho alcun incentivo a farlo, specie perché sono ignaro di quali siano stati i rischi oggettivi che potevano presentarsi e il caso ha voluto che non si presentassero. Certo, potrei aver faticato come un ultra-maratoneta perché non allenato, potrei essermi bruciato la collottola perché non avevo la crema solare, potrei aver rischiato la disidratazione perché non avevo con me acqua a sufficienza, ma mi è andata bene. E allora perché cambiare registro?

È questo la fattispecie più pericolosa, in quanto si sarà nuovamente esposti ai rischi oggettivi e soggettivi durante la prossima uscita. Gli stessi rischi che poi portano a chiamare il soccorso alpino non appena qualcosa va storto. Che sia un temporale improvviso o che sia un colpo di sole, poco cambia. D’un tratto la iper sicurezza in sé stessi e l’illusione positiva svaniscono come neve sotto il solleone estivo. In questo caso, cioè di una chiamata al soccorso alpino, è molto probabile che il trekker o l’alpinista improvvisato e ignaro dei rischi opti per appendere le scarpe al chiodo. Ma non è così scontato, perché è nell’animo umano trovare delle scuse per il proprio fallimento invece che trovare la consapevolezza dei propri limiti. E quindi si torna nel circolo vizioso della roulette russa della montagna vissuta con incoscienza.

Abbiamo usato il termine roulette russa non a casaccio. Di questo si tratta. È l’equivalente di viaggiare in automobile senza cintura di sicurezza, o di attraversare la strada senza guardare da ambo le parti. Può andarti bene per 20 volte consecutive, o per 200, ma prima o poi si pagherà quel rischio. Allo stesso modo, andare in montagna senza le necessarie competenze, senza allenamento e senza equipaggiamento, è come giocare con la propria vita. Si ha l’illusione del controllo, ma non è mai così. L’unica certezza che abbiamo quando andiamo in montagna è che non ci possono essere certezze, né punti fermi. Bisogna adattarsi, ragionare velocemente e prendere decisioni in pochissimo tempo. Dato che la pianificazione è fondamentale, cruciale, irrinunciabile, bisogna – soprattutto nell’alpinismo – avere più di un’alternativa. Quale da mettere in atto, si deciderà al momento opportuno, ma è da sciocchi non averla. Eppure, come ben sappiamo, spesso i montanari improvvisati non solo non hanno un piano B, o C, ma nemmeno il piano A.

Quindi, perché ancora così tante persone giocano con la propria vita in montagna? Qualcuno potrebbe dire che è colpa dell’antropizzazione . Funivie che ti portano oltre i 3.000 metri in un battito di ciglia, turismo di massa che viene sfruttato senza porsi troppi perché dagli operatori. Qualcuno potrebbe dire invece che è colpa dell’immagine mitizzata dell’alpinista contemporaneo che però può essere chiunque, se dotato di quella giacca particolare o di quegli scarponi. Logiche di marketing, insomma. Sia da un lato sia dall’altro. Non avendo la verità in mano, né tantomeno in testa, possiamo solo ipotizzare che sia una miscela di entrambe le cose. Su un versante, l’ambiente alpino si è umanizzato di più ed è diventato più raggiungibile da chi non ha esperienza. Dall’altro, l’illusione che tutti possono andare in montagna se si comprano quel preciso capo di abbigliamento ha incrementato le situazioni a rischio.

Come porre fine a questa roulette russa non è così chiaro. Molti invocano patentini o corsi obbligatori per i trekkers alle prime armi. Altri, più oltranzisti, chiedono che ci sia un costo da pagare all’ingresso dei parchi e delle riserve naturali alpine. Ma si tratta di soluzioni temporanee. Ciò che manca è una ampia cultura della montagna. Ed è assurdo che questa manchi in uno dei Paesi alpini per eccellenza, l’Italia. Spesso è considerato vergognoso chiamare una Guida alpina per fare la normale sul Gran Paradiso o un accompagnatore di media montagna per completare la traversata del Lagorai. Se invece si iniziasse a studiare fin da piccoli la storia delle nostre montagne, e di quali sono i rischi a essa legati, si potrebbe creare la prossima generazione di ragazzi che vanno e vivono le terre alte in modo consapevole. E un programma ad ampio spettro di questo genere, che richiede molte risorse nel breve periodo ma permetterebbe di risparmiare vite umane e denaro nel lungo… perché se c’è un modo per fermare la roulette russa che ogni anno vediamo in corso in montagna, è quello della consapevolezza.

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By | 2017-09-02T13:36:04+00:00 28 agosto, 2017|

71 Commenti

  1. Cristina Bacci agosto 28, 2017 al 9:09 pm - Rispondi

    Bellissimo articolo che condivido in toto! Grazie!

  2. poldozio agosto 28, 2017 al 10:53 pm - Rispondi

    Tutto giusto e condivisibile ma… è importante evidenziare che ugual discorso, oltre che per la montagna, può tranquillamente essere proposto per il mare: IL PROBLEMA NON È IL LUOGO, MA L’IGNORANZA DELLA GENTE!

    • Fabrizio Goria agosto 28, 2017 al 10:54 pm - Rispondi

      Senza ombra di dubbio. Potrebbe essere anche il lago, la città, la campagna…

    • cigniselvatici agosto 30, 2017 al 8:03 pm - Rispondi

      Non è l’ignoranza ma la supponenza del cretino. Invincibile. Tu prova, prova a dire a uno di questi beoti, quando lo vedi partire in maniche corte, che deve portarsi maglione e giacca a vento perché in montagna non si sa mai, Tu prova e poi vieni a raccontarmi. Ti guarderà come tu fossi un povero imbecille e con sorrisetto supponente ti dirà che sa ben lui.

  3. Graziano agosto 28, 2017 al 11:52 pm - Rispondi

    Concordo pienamente l’ articolo. Io oltre a frequentare qualche montagna x delle passeggiate sono anche un sub e in quanto tale ho dovuto seguire dei corsi ben specifici.Sono passibile di multa se alla fine di un’ immersione qualsiasi forza ell’ ordine mi chiedesse di vedere il mi computer e verificasse che sono sceso in profondità maggiore di quella consentita da mio brevetto. Ritengo molto opportuno il discorso dei patentini per i trekker ma sono già parecchi anni che sostengo il mio pensiero di far sostenere dei patentini agli sciatori della domenica e in specialmodo a chi fa il fuoripista. Vedi i tanti morti dovuti alle valanghe.

    • Fabrizio Goria agosto 29, 2017 al 12:01 am - Rispondi

      Graziano, ciò che scrivi è vero. Così come esistono i brevetti di volo e quelli per il paracadutismo. Però sono combattuto sul tema e non ho ancora sviluppato una opinione netta. A livello esclusivamente personale, e quindi non parlando per nome e per conto di Alpinismi, sono d’accordo con un patentino per le attività in ambiente montano. Però poi ci sarebbe il problema di come controllare i rocciatori e alpinisti. Immagino che possa essere un notevole dispiego di risorse, senza dimenticare il fatto che per uno straniero che vuole arrampicare in Val Grande o in Moiazza, richiedere un patentino potrebbe essere costoso e laborioso. Una soluzione? Un accordo fra i club alpini mondiali per rilasciare una certificazione valida in USA, così come in Svizzera o Francia o Italia.

  4. HARDCOCK agosto 29, 2017 al 1:53 am - Rispondi

    Bel articolo . Non sono d’accordo sul fatto di certificazioni o patentini. Sono d’accordo invece sul fatto dell’educazione fin dalle prime classi di scuola. La mia visione é che ognuno dovrebbe essere libero di fare ciò che crede e vivere la montagna come luogo di libertà. La soluzione più semplice sarebbe quella di chiudere gli impianti nei weekend. Alla fine dei conti il turista inconsapevole é quello che la domenica parte da casa con le ciabatte e senza fare alcuna fatica arriva in cima con le funivie. Stranamente dove non ci sono impianti non succede quasi mai nulla.

  5. Marco agosto 29, 2017 al 3:05 am - Rispondi

    Brevetti o patentini la trovo una bella idea far guadagnare chi eventualmente dovrà emetterli, senza alcuna certezza che il possessore sia veramente consapevole. Basti pensare alla subacquea, ho accompagnato gente con dei brevetti Advanced che non sapeva neanche montare l’erogatore sulla bombola e altri con degli Open che avrebbero potuto fare i Divemaster. E anche fosse, che facciamo, mettiamo i tornelli all’inizio dei sentieri?
    Anche educare i giovani, pur essendo la cosa più auspicabile servirebbe a poco visto che poi molti ragazzini vanno in montagna con i genitori e se questi sono degli incoscienti vanificano tutto il lavoro svolto con la didattica.
    Ho piena fiducia negli operatori del CNSAS e allora perché non delegare loro a decidere di volta in volta se salutare i malcapitati con un “ciao” o sbattergli in faccia la fattura dell’intervento? Che tra le altre cose già succede in alcune regioni.
    Loro sono assolutamente in grado di valutare se l’escursionista è stato vittima dell’imponderabile o è semplicemente un idiota che è andato a farsi un selfie sul ghiacciaio! E se quel selfie te lo faccio pagare 4.000 euro vedrai che poi ti passa la voglia e se qualche conoscente parimenti idiota pensa di fare lo stesso ci penserà su due volte.
    Per finire, la colpa non è degli impianti di risalita, sul Gran Sasso non ce ne sono, eppure dovreste vedere quanta gente arriva (o ci prova) in vetta al Corno Grande con le scarpe da ginnastica e la sigaretta in bocca. Senza contare che un incidente può avvenire anche a quote più basse e a pochi minuti da un parcheggio.

    • Giannico Rossi agosto 29, 2017 al 5:33 am - Rispondi

      Marco, assolutamente d’accordo con quello che hai scritto. Nessun patentino (ma ho paura che ci arriveremo) ma fare pagare il costo dell’intervento, se si ritiene che l’eventuale infortunato non era nelle condizioni di sicurezza per essere dove è stato soccorso. Questa è l’unica soluzione.

      • Gianluca Carboni agosto 30, 2017 al 8:09 am - Rispondi

        In 30 anni ne ho viste di tutti i colori in ambiente montano, per cui condivido totalmente!

      • zorn agosto 30, 2017 al 12:02 pm - Rispondi

        scusate l’ignoranza, ma l’intervento non si paga già?

  6. HARDCOCK agosto 29, 2017 al 3:21 am - Rispondi

    A quote basse o a pochi metri dal parcheggio esce un elicottero? …. Io vivo a due passi dalle Alpi,e dove c’è da fare anche solo 500 metri di dislivello coi propri piedi , di merenderos sprovveduti non se ne vedono. Il tutto accessibile a tutti ha i suoi pro e contro. Se si vuole riempire le casse bisogna accettare che possa salire chiunque. O bisogna fare un test? Con i tacchi a spillo non si fanno i 3000 o i 4000, e neanche 100 metri per dirla tutta. Se uno é capace può salire anche nudo. I primi salitori non avevano certo nozioni o attrezzature come oggi giorno.

    • Sergio Letizia agosto 29, 2017 al 5:41 pm - Rispondi

      Si possono ugualmente riempire le casse degli impianti di risalita, impedendo poi ai non addetti ai lavori di proseguire oltre l’impianto. Esattamente come al mare, non tutti i bagnanti, possono poi uscire con la barca a motore……….o usare il fucile subacqueo tra i bagnanti ………si chiamano regole, leggi, che in qualsiasi società evoluta e ormai densamente abitata, dovrebbero essere forma di civiltà ……… e comunque, uno capace non sale mai nudo, e se lo facesse, morirebbe esattamente come i non esperti. Ettore Castiglioni, è morto assiderato, per aver tentato di sfuggire ai nazisti, in mutande, lungo un ghiacciaio…….anche Messner ha perso diverse dita dei piedi, per assideramento.

  7. Roberto agosto 29, 2017 al 8:06 am - Rispondi

    Qella de patentino è una delle migliori. Chi vive tutto l anno in montagna, deve fare il patentino o può andare nell orto , a fare fieno e legna, a pisciare il cane liberamete. E quei pochi che fanno leferie in montagna per una settimana a anno devono fare il corso altrimenti li rimandiamo a casa. Mascendete dal pero

    • Io agosto 30, 2017 al 11:22 pm - Rispondi

      Roberto, Non ti vogliamo in montagna

  8. Anton Sessa agosto 29, 2017 al 8:35 am - Rispondi

    Ogni anno è peggio e credo anch’io che occorre lavorare sulla cultura della montagna. Anzi, a dir il vero si dovrebbe lavorare sulla cultura generale visto che la gente sta diventando sempre più “stupida” … non ragionano più, non credono più alle previsioni meteo ufficiali, ma alll’app del loro telefono, non credono più agli esperti come le guide alpine, ma al consiglio dell’amico di Facebook che scrive dall’isola di Capri e sa tutto sulla montagna, non credono che si possa essere in pericolo, tanto c’è l’elicottero che li salva. Si, iniziamo a lavorare sulla cultura … di montagna … e cultura generale … e già che ci siamo sull’educazione.

  9. Graziano Grazzini agosto 29, 2017 al 8:40 am - Rispondi

    Condivido appieno l’articolo. Purtroppo la mamma degli imbecilli è sempre incinta. Graziano Grazzini

  10. Stefano agosto 29, 2017 al 9:15 am - Rispondi

    Bellissimo articolo purtroppo constata una ovvietà : manca un po’ di “educazione civica ” visto che (di solito) i “merenderos ” sono anche i meno rispettosi per l ‘ ambiente che frequentano .

  11. Elisa agosto 29, 2017 al 9:29 am - Rispondi

    Condivido pienamente articolo e credo che non sia assolutamente corretto che volontari o professionisti debbano rischiare la propria vita per degli idioti o incoscienti. Detto ciò l elicottero lo metterei a pagamento in caso di chiamate che si ritiene che siano inutili o inopportune , vedi che il vizio poi passa, se tocchi il portafoglio delle persone. Poi organizzerei meeting e corsi specifici per dare l opportunità di conoscere e imparare come ci si deve comportare in montagna .

  12. Enrico agosto 29, 2017 al 9:55 am - Rispondi

    poi sono gli esperti, quelli attrezzatissimi, quelli che salgono sulle vette, sulle vie più difficili che si schiantano e muoiono come purtroppo succede ogni estate… Però il problema sono i turisti male attrezzati…-_-

    • Filippo agosto 30, 2017 al 11:36 am - Rispondi

      Concordo

  13. Giuseppe Ferraro agosto 29, 2017 al 11:08 am - Rispondi

    L’articolo è fatto molto bene ed evidenzia i punti salienti della problematica. I guai, purtroppo, cominciano da lontano. E’ la cultura della nostra società, fortemente deresponsabilizzante ed egoista, che alimenta queste situazioni. In tutte le attività outdoor si notano le stesse patologie. Anche nell’aviazione sportiva, settore fortemente normalizzato e controllato, l’incoscienza, la mancanza di una formazione davvero completa miete continuamente vittime. Ecco perché l’istituzione di patentini e affini non risolverebbe granché. SI fa il bravo fino ad avere in tasca l’attestato ma dopo la dissennatezza emerge. Una buona idea è colpire le persone nel portafogli, anche perché darebbe risultati più rapidi. Se uno sa che fare lo stupido gli può costare migliaia di euro un piccolo deterrente c’è. Lavorare nelle scuole e sulla gioventù credo sia una buona idea in ogni caso anche se i risultati si vedrebbero dopo molti anni. Ma la soluzione davvero efficace anche se distruttiva per l’industria turistica c’è: far “passare di moda” l’andare in montagna. Allora sì che il problema viene risolto alla radice!

  14. Omar agosto 29, 2017 al 11:31 am - Rispondi

    A mio parere, l’articolo ha centrato appieno le problematiche che stiamo vivendo, in particolar modo in alta montagna, ma come a sottolineato qualcun altro, “non solo”. Ed è proprio quel “non solo” che fa capire che il problema maggiore è la cultura dei luoghi e dei terreni che si affrontano. Sentiamo sempre parlare di allenamento, sottintendendo quello fisico, ma ciò che manca realmente è l’allenamento tecnico. Come accenna l’articolo, il materiale offerto dal mercato è alla portata di tutti, ma una volta acquistato non tutti si preoccupano di impararne il giusto funzionamento o le giuste tecniche di utilizzo. Prendendo come esempio le cascate di ghiaccio, in cui la componente tecnica del materiale è fondamentale, si vedono sempre più spesso cordate improvvisate e autodidatte con materiali all’ultimo grido. In alta montagna incontro spesso cordate con ramponi mal regolati e ballerini, per fare un altro esempio.
    Sentiamo e restiamo spesso colpiti dagli innumerevoli incidenti che i media trasmettono, ma non sono molti in relazione ai potenziali incidenti che la fortuna, spesso ci risparmia.
    L’inconsapevolezza è certo un risultato, ma le cause sono molteplici e quest’articolo ne tocca sicuramente le principali. Manca la cultura della montagna fine a se stessa; si inizia a fare alpinismo saltando le girate nei boschi; l’era del tutto e subito porta a saltare la componente più importante che è quella dell’allenamento mentale. Gente fortissima magari dal punto di vista atletico, ma che cammina con passo insicuro su terreni di media difficoltà.
    Bisogna imparare ad apprezzare le margherite prima di farci un selfie con il raponzolo di roccia….

  15. Roberto agosto 29, 2017 al 11:33 am - Rispondi

    Mi pare che l’elicottero sia già’ a pagamento e se cosi’ non fosse basta metterlo e farlo pagare tanto quando viene chiamato per cavolate ! La gente bisogna toccarla nei soldi e allora tutti capiscono. I vari corsi servono quel che servono , le persone con coscienza vanno già’ in montagna informate e preparate , gli incoscienti rimarranno tali anche col patentino .

  16. Ivo Moschen agosto 29, 2017 al 11:35 am - Rispondi

    Io sono Trentino di origine ma Genovese di nascita e vivo a Sestri Levante.
    Posso dire che le stesse cose valgono per il mare, ci sono turisti preparativi ed altri impreparati ad affrontare il mare.
    E stai tranquillo che se c’è da fare un salvataggio il malcapitato è sempre il turista inesperto che si crede Paltrinieri e si butta nelle onde di 5 metri con la bandiera rossa esposta.
    Non vedo differenze coi tacchi a spillo in montagna, eh siamo messi bene direi…

  17. Carlo agosto 29, 2017 al 11:51 am - Rispondi

    Tutto condivisibile. Chiunque frequenti con regolarità e discreta esperienza la montagna ne ha viste di tutti i colori. Come sempre, alla fine, è una questione di cultura. Finchè però chi vive e gestisce la montagna, Dolomiti in primis, è il primo a sfruttare i turisti per i loro soldi e quindi agevolarli in tutti i modi per poi successivamente “pelarli” (vedi parcheggi a pagamento fianco strada sui passi o disco orario all’interno ai boschi zona Misurina), ed infine lamentarsi della loro inciviltà… Siamo un Paese in cui impera l’ipocrisia. Decidano tutti, CAI compreso, di non far più funzionare gli impianti oltre una quota limite: chi vuole andare oltre, vada a piedi, e probabilmente il Soccorso Alpino rischierà un pò di meno per i viaggi inutili. Altrimenti sono un branco di ipocriti con trovate demenziali tipo patentini, traffico limitato sui passi, e chi più ne ha più ne metta… ma per intanto ogni weekend maratone delle dolomiti, granfondo di cippalippa, sfilate di auto d’epoca, trail running su ogni sentieto, transCivetta/Pelmo, e chi più ne ha più ne metta.

  18. Adorni Giancarlo agosto 29, 2017 al 12:19 pm - Rispondi

    Belliissimo articolo chiarificatore!!!!!!!!!!certe imprudenze dovrebbero costare all’incosciente minimo il rimborso dei costi di intervento!!!!!!!

  19. Alessandro Mazzucato agosto 29, 2017 al 12:37 pm - Rispondi

    io credo che molte sono le cose che si posso scrivere e dire, ma che solo la CULTURA e l’EDUCAZIONE oltre al rispetto possano migliorare la situazione che negli ultimi anni si è venuta a creare, in altri paesi non troppo lontani la si inizia a fare fin dalle scuole inferiori (non solo per la montagna…), mettere in pericolo la vita dei soccorritori per un comportamento che dovrebbe essere punito in modo severo, non credo che patentini o tornelli possano essere una soluzione…

  20. Manu agosto 29, 2017 al 1:32 pm - Rispondi

    Gli effetti della massiccia costruzione di impianti di risalita ha le conseguenze esposte nel tuo articolo. Pur avendone usufruito le domande che mi sono posta sono tante e le remore nel frequentare la montagna da poco esperta pure. Come per molti altri aspetti del vivere comune, la sintesi che sottoscrivo è che si tratta di educazione e di rispetto (che sono due aspetti intrecciati tra loro) per le persone che desiderano. Ivere la montagna come luogo del silenzio ( difficile quest’anno trovare momenti di silenzio lungo i sentieri…); rispetto per chi sa veramente cosa è la montagna e ne conosce i rischi ed i pericoli. Tutto ciò dovrebbe prevalere sul bisogno di immortalarsi nei fastidiosi selfies ma anche sull’interesse economico che si tocca con mano nelle zone più gettonate delle nostre bellissime montagne. Il bello è di tutti, ma solo l’educazione può aiutarci a vedere una dimensione del bello che non può e non deve mai e poi mai assomigliare neppure vagamente a quel bello utilitaristico e scadente da mostrare su fb o Instagram. Speriamo che si possa cambiare ro tt! O meglio che si trovi una nuova via per “risalire”. Emanuela

  21. Raffin Carlo agosto 29, 2017 al 1:59 pm - Rispondi

    Proprio la settimana successiva mi trovavo a transitare tra il grostè ed il Thuckett e le scene a cui ho assistito erano a dir poco da spiaggia: telefonini con musica a manetta, bambini piccoli che venivano “trascinati” come sacchi, vecchiette non in grado di superare un piccolo rialzo roccioso. Se per 360 giorni all’anno fai il cittadino e ai piedi porti le espadrillas, non puoi pensare di diventare montanaro in 5 giorni solo perchè hai preso un paio di scarponcini; ma oggi si puó tutto. Manca proprio la cultura di base ed il rispetto per gli altri. Non vedo uscite da questa situazione, troppa commercializzazione della montagna.

  22. ivynike agosto 29, 2017 al 2:01 pm - Rispondi

    Io me ne sto a casa ma ho cugini che passeggiano spesso in montagna….a livello passeggiata al fresco. Ma la loro figlia ha manifestato desiderio di andare un pochino oltre…bene, l’hanno iscritta al CAI e fa le uscite con loro. Tacchi a spillo? Scarpe da tennis? Bene se stai ferma vicino alla macchina o fai 100 mt sulla strada . Fai cazz….e? Le paghi. Letteralmente. Paghi il tempo dei volontari e il costo dei mezzi.

  23. R agosto 29, 2017 al 2:14 pm - Rispondi

    Il il problema dal mio punto di vista risiede nella faciloneria con cui molta gente affronta le cose tanto ho lo smartphone e se succede qualcosa mi vengono ad aiutare. Questo fattore unito alla mancanza della cultura dell’emergenza in Italia crea molti danni. Concordo con quanti affermano che bisogna iniziare ad addestrare le nuove generazioni ad una cultura dell’emergenza e della vita consapevole della montagna e degli altri sport in generale

  24. vb agosto 29, 2017 al 2:42 pm - Rispondi

    In generale condivido la preoccupazione, ma mi permetto una domanda provocatoria: ma se il percorso dal Grostè al rifugio Tuckett è così pericoloso, perché l’amministrazione di Madonna di Campiglio (come quelle di tutte le località montane, fino a prova contraria composte di montanari) si adopera facendo pubblicità, volantini, depliant, carte fedeltà e servizi navetta affinché il turista cittadino medio venga a prendere la funivia e ci vada? Prendiamo il depliant ufficiale del Parco Naturale Adamello-Brenta ( http://www.pnab.it/fileadmin/parco/Mobilit%C3%A0/depliant%20Vallesinella%202017.pdf ): c’è di tutto, pure i cellulari dei tassisti, ma ci leggete una riga sul fatto che serva un qualsiasi equipaggiamento o che ci siano dei pericoli? E allora perché poi gli stessi montanari fanno la morale ai turisti che sono riusciti a richiamare, e i cui soldi però nelle località montane non sono mai sgraditi? Va benissimo prendersela con gli idioti in tacchi a spillo sulle rocce e fargli pagare l’elisoccorso, ma qui si va un po’ oltre, prendendosela col turismo montano in genere, e con chiunque non sia un professionista della montagna. Allora, più educazione alla montagna sarebbe senz’altro utile, ma la si dovrebbe fare in modo costruttivo, in modo da invogliare le persone ad imparare ad amare la montagna anziché scoraggiarle o prenderle in giro in rete.

    • Fabrizio Goria agosto 29, 2017 al 2:50 pm - Rispondi

      Certo. C’è un problema duplice, anche con le amministrazioni locali, che hanno bisogno del turismo montano. Conoscendo un po’ di operatori del Cnsas, posso dire che loro stessi spesso sono critici verso le municipalità. Perché da un lato viene venduta l’immagine della montagna “facile”, dall’altro – in caso di incidenti – scatta l’indignazione. E non è così solo a Campiglio, sia chiaro. Come scrivevo in un altro commento, è possibile che sia arrivato il momento per sedersi e riflettere ad ampio spettro su come gestire il turismo montano (che è sempre esistito). Anche perché le ridotte precipitazioni nevose e il clima mite porteranno sempre più persone nelle zone montane.

  25. Susanna Peraldo agosto 29, 2017 al 2:46 pm - Rispondi

    La montagna come anche il mare ed ogni luogo devono essere trattati con rispetto e bisogna usare il cervello! E anche conoscere i propri limiti

  26. Loris agosto 29, 2017 al 3:42 pm - Rispondi

    Il problema è molto complesso prima di tutto perché la montagna è di tutti e spero che lo resti e mi da un poco fastidio chi mette le mani avanti per una troppa regolamentazione la quale alla fine non è altro che la pioniera del marketing, qualcuno faceva riferimento al mare il quale a sua volta un tempo era di tutti mentre oggi fatichi a trovare uno straccio di spiaggia se non a pagamento a partire dai parcheggi, e non appena ti viene assegnato il tuo bel fazzoletto di spazio e la tua ombra, tutto il resto è o vietato o a pagamento, (ai miei tempi almeno noi bambini potevamo giocare alla palla sul bagnasciuga), non vorrei finisse così anche la montagna.
    Finora la montagna ha resistito complice la fatica e il sacrificio che richiede e che tiene alla larga i più, ora sta cedendo martellata da un afflusso costante che complici gli impianti di risalita che ti portano su in 10min e poi ditemi quando la gente è su che fa se non una passeggiata qua e là senza a volte rendersi conto?
    Purtroppo non siamo più negli anni settanta in cui in montagna in estate trovavi prevalentemente ex alpini, pensionati alla ricerca di frescura e stuole di ragazzi delle varie parrocchie d’Italia che preferivano i monti al mare sia per la forma che per il sacrificio vicino all’ideale cristiano, oggi la gente girando per il Decathlon o altro si sceglie lo scarponcino e la tenuta da trekking e parte il giorno successivo per i 3000, e allora che gli diamo la patente perché ha lo scarponcino? quindi ha speso soldi e ha una tenuta adeguata ergo ha la patente?, NO assolutamente NO, la montagna in se soprattutto oltre i 2500 ha alti rischi imprevisti e insidiosi, negli ultimi anni ho assistito a un cambiamento climatico assurdo, estati tropicali con caldo afoso senza tregua, spesso potresti passare la notte a 3000 con escursioni termiche assolutamente sostenibili, ma in passato ho vissuto personalmente esperienze in cui partivi col sole il mattino e a mezzogiorno ti trovavi in una bufera di neve imprevista magari di un paio d’ore con temperature che saltavano ampiamente sotto lo zero e vento gelido a raffiche, o temporali improvvisi con lampi impressionanti che ti scuotevano la spina dorsale e poi torrenti di acqua piovana formarsi in pochi minuti in una gola che stavi risalendo con sassi che rotolavano a valle spostati dall’acqua. La montagna è soprattutto questo, imprevedibile.
    Per cui volendo una patente dovremmo tener conto di un alto numero di variabili compreso il meteo e il saperle quantomeno affrontare sarebbe indispensabile per la propria incolumità e certo non può tener conto solo dell’abbigliamento (senza dimenticare che il tutto spesso richiede una preparazione e una predisposizione fisica interessante e non comunissima), detto questo io personalmente inizierei col porre regole agli impianti di risalita e col multare chi lascia salire gente in funivia in ciabatte o tacchi a spillo, anche perché al di fuori degli impianti molto difficilmente questi individui risaliranno mai un sentiero da fondovalle alle cime q quindi si screma la percentuale di pazzoidi del 95% da subito, creerei quindi un tessuto informativo obbligatorio negli alberghi e negli alloggi che ospitano i turisti interessati e pure negli approcci alle risalite in cui terrei informati i visitatori soprattutto sulla situazione meteo prevista e su cosa si potrebbe dover affrontare salendo così da scoraggiare gli improvvisati contemporaneamente avvisandoli poi che se non adeguatamente attrezzati dovrebbero sostenere almeno in parte un eventuale soccorso coi soldi pubblici.

  27. Mauro agosto 29, 2017 al 4:06 pm - Rispondi

    Purtroppo ci sono un sacco di sprovveduti il quale non ci puoi fare nulla … La scorsa settimana stavo andando ad un rifugio tramite un sentiero impegnativo anche con tutta l’attrezzatura, e mi sono trovato 2 ragazze che stavano cercando di salire con le infradito… Contro la stupidità non c’è patentino o insegnamento che serva.

    • cigniselvatici agosto 30, 2017 al 8:10 pm - Rispondi

      Bravo. Il patentino possono anche prenderlo ma questo non significa che seguirebbero ciò hanno imparato.

  28. Luciano Falco agosto 29, 2017 al 4:25 pm - Rispondi

    ma perchè questi interventi non vengono fatturati a chi li ha chiesti. un conto è salvare qualcuno in pericolo ma muovere un elicottero perchè sei in montagna con i tacchi mi sembra pazzesco

  29. Alberto agosto 29, 2017 al 4:37 pm - Rispondi

    Il Pronto Soccorso a seconda del codice ti applica il costo della prestazione…perché non farlo anche per gli interventi di soccorso in montagna? Così si evitano le richieste di aiuto idiote e mi limito a NON riportarle per non dilungarmi troppo.

  30. Gengio agosto 29, 2017 al 5:22 pm - Rispondi

    Ottimo articolo.
    Tra le proposte per tentar di risolvere il problema degli sprovveduti e incoscienti, non condivido quella di far pagare un tot per entrare in una vallata o in un parco naturale. No, perchè magari il demente di turno è pieno di soldi e ci viene lo stesso mentre il poveretto che ha difficoltà economiche ma è capace in montagna dovrebbe rinunciare alla sua passione!
    Io invece inizierei a ficcare dei bei versamenti da 2.000 € l’uno per chi chiama l’elicottero per motivi futili.
    Sulla possibilità di fare qualche corso, perchè no? Non logisticamente facile come obiettivo, ma l’idea è ottima secondo me, si fa una bella selezione di dementi!

  31. Radice Maurizio agosto 29, 2017 al 5:23 pm - Rispondi

    Già la montagna…….per tanti ma non per tutti . Nei giorni passati tra dolomiti del Comelico e la Val Pusteria ho visto cose che voi umani ………!!!! Donne in canottiera e ballerine…..uomini con Nike e Adidas e zainetti griffati cosi piccoli che forse oltre le chiavi dell’auto forse ci poteva stare una bottiglietta d’acqua……… bambini lasciati scorazzare su sentieri che avrebbero dovuto suggerire ai genitori di tenerli almeno al guinzaglio o di portarli in qualche parco giochi quelli con i gonfiabili che tanto li non si fanno male In una tranquilla giornata piena di sole e con un cielo azzurro come solo la montagna sà offrire decidiamo una escursione sul Monte Elmo .Funivia piena sguardo verso il basso e già qualcosa non mi torna vedo troppe scarpe da ginnastica pochi zaini un pò di t shirt e canottiere . Si arriva in pochi minuti in cima all’Elmo 2000 mt e scendendo vedo una parte che si dirige verso il ristorante e va beh anche questa è un modo di godersi la montagna ci incamminiamo verso il rifugio Gallo Cedrone che si raggiunge con una salita di circa 30 minuti e sul sentiero c’è un bel pò di gente che sale con la solita “non attrezzatura” . Ok arriviamo al rifugio del “Gallo Cedrone ” e proseguendo sul sentiero dopo circa 10 minuti ci troviamo praticamente da soli Io e la mia compagna e gli altri ??? Seduti al rifugio a deliziarsi con le specialità tirolesi .Non che noi non si apprezzi la cucina altoatesina ma la nostra destinazione era il Sillian Hutte a 2545mt rifugio a cavallo tra Austria e Italia che raggiungiamo dopo circa 2 ore di camminata e con la temperatura che nel frattempo era scesa intorno ai 12 gradi per l’altitudine e il vento che tirava e allora tiri fuori dallo zaino quello che serve .Arrivati mi guardo intorno e italiani presenti circa 8/10 e per il resto tutti che parlavano austriaco o tedesco e perfettamente attrezzati. Va beh noi siamo gli italiano a cui piace faticare un pò prima di riempirsi la pancia .Quindi in conclusione credo che cercare di insegnare qualcosa sulla montagna nelle scuole possa essere un buon inizio . Non sarebbe neanche male avvisare nei vari depliant o cartine o negli uffici turistici e nei rifugi e alle basi di funivie e seggiovie e alle partenze dei sentieri che gli interventi del soccorso alpino e degli elicotteri se dovuti a imperizia e imprudenza dell’utente avrà un costo .Sui patentini o qualche perplessità sui controlli anche se magari alla fine una qualche nozione elementare su come comportarsi in montagna su quello che serve sull’attrezzatura almeno quella di base e sui pericoli a cui ci si può esporre sul bollettino meteo può rimanere nella testa di chi và in montagna un pò sprovveduto. Per il resto ogni escursionista dovrebbe avere nello zaino anche una dotazione che purtroppo non è in vendita ne da decathlon ne in nessun negozio sportivo e si chiama BUONSENSO !

  32. Alessandro agosto 29, 2017 al 5:52 pm - Rispondi

    L’intervento di soccorso in montagna , secondo la complessità , la gravità dell’incidente, le condizioni meteo , il rischio per il personale e il numero di persone coinvolte , si valuta sul momento dal personale addestrato e gli interventi richiesti da sprovveduti per esigenze personali non gravi , senza lesioni, vanno fatti pagare profumatamente! Secondo la difficoltà del sentiero che è sempre valutato con tabelle Cai. Vado in montagna tutto l’anno, a quote elevate e l’incidente , anche per gente esperta , è sempre dietro l’angolo , il posto sbagliato nel momento sbagliato difficilmente si può valutare e prevenire, oppure una manovra sbagliata si può trasformare in un rischio enorme . ci vuole buon senso , saper rinunciare e consapevolezza dei propri limiti. Il 90 per cento degli escursionisti estivi, crede che una volta arrivati al rifugio o in vetta sia finita, ma si è solo a metà e non a caso la maggior parte degli incidenti succede sulla via del ritorno e non è perché si è in discesa…

  33. Sergio Letizia agosto 29, 2017 al 6:06 pm - Rispondi

    Credo che l’ormai eccessivo affollamento di ogni luogo “naturale”, “outdoor”, per via del turismo di massa, possibile grazie ad una accessibilità enormemente facilitata, per disponibilità di automezzi, impianti di risalita e quant’altro, richieda una doverosa ed attenta analisi, seria, sui fenomeni nascenti e sulle eventuali nuove norme da introdurre. Non è un problema che riguarda solo la montagna d’estate, ma anche le piste da sci d’inverno, il fuoripista, ma anche il mare, le falesie in bassa quota e ultimamente anche i semplici boschi, percorsi da praticanti il nordic walking, la mountain bike ecc. ecc. Cominciamo intanto con l’evitare di dire la solita frase retorica ridicola, l’ormai immancabile slogan o proclama divenuto luogo comune: bisogna educare al comportamento, attraverso la scuola………….perchè la scuola non ha questo compito e non lo ha mai fatto, ne mai potrà farlo. Esistono invece Enti, Istituzioni, Albi professionali, preposti allo scopo, che si chiamano CAI, CNSAS, Guide Alpine, Accompagnatori di Montagna, Maestri di Sci Alpino, Fondo, Snowboard, Accompagnatori di Montagna, Istruttori di Alpinismo, Scialpinismo, Mountain Bike, Nordic Walking, Kayak, Sub, Nuoto. E quando la massa incontrollata, diventa un serio problema, evidente sia per la propria incolumità, che per quella degli altri, ma anche per quella degli eventuali soccorritori, oltre che un costo elevatissimo per lo stato, è necessario ricorrere ad alcuni strumenti che fungono da filtro, deterrente, controllo…….. per cui non capisco quale scandalo sarebbe prevedere, per talune pratiche sportive o escursionistiche, l’obbligo a frequentare corsi istituzionali, con tanto di rilascio di brevetti, diplomi, attestati, che siano poi richiesti al momento di intraprendere talune pratiche outdoor ….. che ci sarebbe di strano se, all’arrivo degli impianti di risalita, per proseguire oltre, venisse richiesto di mostrare tale “patentino”, “brevetto”, “attestato”, o l’obbligo di proseguire solo a chi accompagnato da persona autorizzata allo scopo? Le piste da sci, sono ormai piene di gente che non ha mai frequentato alcun corso di sci, non ha la minima idea di quali siano le regole da osservare in pista, e mette a repentaglio non solo la propria incolumità, ma soprattutto quella degli altri. Idem sui sentieri di montagna, ed in particolare sulle ferrate. Io ormai preferisco arrampicare in parete, che salire lungo sentieri e ferrate …….. è assurdo, ma è molto meno pericoloso, per il semplice motivo che non devo preoccuparmi del comportamento pericoloso altrui, ma solo della mie capacità, attenzione e saggezza, esperienza. Idem se fai pesca subacquea, immersioni, esci in canoa……il tutto perchè c’è un insano principio di falsa libertà, che vorrebbe dire fare quel che si vuole, senza rendere conto di niente ed a nessuno. In una società invece ormai affollatissima come la nostra, significa anarchia pericolosissima. Una persona che vuole drogarsi, non rischia solo la propria vita, ma anche quella dei concittadini con cui convive il drogato. Sei alcolizzato o drogato? Ti tolgo la patente, il porto d’armi e ti tolgo automezzi disponibili e armi e ti obbligo a curarti, perchè le tue cure costano ed anche i danni che fai sotto l’effetto di droghe e alcool. Idem in Montagna……vuoi andare oltre il semplice salire in funivia a scattare foto, prendersi un caffè e godere del panorama? Devi frequentare un corso ufficiale con enti, professionisti e istituzioni preposte, e fare l’assicurazione…..esattamente come per comprare l’automobile o il ciclomotore e poi uscire per strada. Corso di guida, esami e assicurazione. Non capisco quale limitazione di libertà sarebbe. O forse il diritto a suicidarsi, può significare avere il diritto a farsi saltare in aria all’interno di un condominio?

  34. yvonne agosto 29, 2017 al 6:10 pm - Rispondi

    Ottimo articolo, anche se un po’ troppo lungo; andrebbe divulgato in pubblicazioni lette da tutti e non solo tra chi già sa come fare come si evince dai commenti. Io adoro la montagna ma so che non ce la farei e….la guardo da lontano.

  35. Elisabetta Camerlo Bertoncelli agosto 29, 2017 al 6:58 pm - Rispondi

    E’ tutto vero, ma perché succede? Perché una volta questi scervellati delle alte quote non c’erano? Io ad andare in montagna ho imparato da mio padre, che perdipiù era ansioso, e mi ha debitamente catechizzata sulle corrette attrezzature e sulle precauzioni. Poi qualcosa hanno aggiunto gli amici montanari che, una volta partita, ho incontrato lungo la strada. Io sono ancora ferma alla regola ferrea che in bosco non si va da soli e che non bisogna fidarsi del cellulare perché quando ti perdi potrebbe non avere campo. Ma allora c’è da chiedersi questi ingenuotti scavezzacollo come abbiano deciso di venire in montagna. Perché le persone con cui hanno avuto contatto non li hanno anche informati delle precauzioni necessarie?

  36. Pier agosto 29, 2017 al 7:43 pm - Rispondi

    A mio parere l’articolo è assolutamente pressapochista e mischia cose secondo me troppo diverse. Un conto è criticare la mancanza di cultura della montagna, la mancanza di preparazione fisica, di rispetto per la montagna, un conto è permettersi di sentenziare che serva un preciso abbigliamento per andare in montagna. Cosa secondo me assolutamente folle.
    Sono uno di quelli che va in montagna con le scarpe da running (almeno così sembrano a voi, in realtà sono scarpe da trail, tecnicamente si chiamano A5) pantaloncini corti e maglietta, e uno zaino da 5 litri (di cui due usati per la riserva idrica). Quindi uno di quelli che l’articolo definisce sprovveduti. Peccato che mi alleno ogni giorno, e quest’anno ho già superato i 100.000 metri di dislivello verticale positivo, con un abbigliamento e attrezzatura minima io e moltissimi che come me amano questo approccio alla montagna saliamo sopra i 3500, E lo facciamo velocemente e questo lo so fa incazzare tante persone, perché ormai sono tantissimi anni che frequento la montagna e il brutto mondo degli alpinisti e so che da tanto fastidio vedere che qualcuno fa in un’ora quello che tu fai in mezza giornata. E allora la sola risposta che ti viene è dire che lui sbaglia, che lui rischia.
    Si, io prendo dei rischi, e mi piace farlo, c’ho lasciato delle caviglie in montagna, e senza rompere i coglioni a nessuno sono tornato con le mie gambe stringendo i denti dal dolore a casa e senza neanche chiamare l’ambulanza sono andato in ospedale a farmi rimettere in sesto. E come me tantissima gente, è un mio diritto rischiare, e detto tra noi, in montagna rischiano tutti, e chi pensa di non stare rischiando, non ha capito un cazzo della montagna. Se io o altri rischiamo il 5 o il 10% più di voi, cosa vi importa? Non siamo noi che chiamiamo il soccorso alpino perché stanchi, non siamo noi che chiamiamo il soccorso alpino per una caduta, o anche per un arto fratturato.
    Quindi se cercate il perché sti poveri disgraziati del soccorso alpino devono uscire senza vere ragioni, cercate altrove, cercate nei gestori delle funivie, cercate in quelli che portano con le jeep le persone in quota, cercate nei rifugi che sono ormai alberghi e non più servizi per la montagna. Non parlate a caso di scarpe da ginnastica e maglietta, perché il problema è la cultura di chi le indossa, non le mie salomon.

    • Fabrizio Goria agosto 29, 2017 al 7:49 pm - Rispondi

      Pier, chi scrive fa mountain running. E ho scritto scarpe da running apposta. Non trail running, come quelle che uso abitualmente. E no, l’articolo non è contro i mountain runners. È contro l’ignoranza e l’overconfidence (che può succedere anche ad alpinisti, rocciatori e mountain runners). È ben diverso. Quindi, nessuno critica le Salomon che utilizzi, bensì l’approccio di chi non ha minimamente idea di cosa sia un sentiero montano ma crede invece di poter affrontare un ambiente severo come quello montano come si affronta una passeggiate fra i cipressi.

      • Pier agosto 29, 2017 al 7:51 pm - Rispondi

        Ok, allora ho frainteso io, probabilmente per i troppi discorsi simili sentiti, per i recenti divieti nati in Francia. Condivido ciò che hai scritto e il tuo spirito, e scusa il mio fraintendimento.

        • Fabrizio Goria agosto 29, 2017 al 7:54 pm - Rispondi

          No worries, avevo intuito. È sempre molto molto difficile per alpinisti e mountain runners in periodi come questi.

    • Graziano Grazzini agosto 30, 2017 al 8:28 am - Rispondi

      Caro Angelo Guarino, a me pare che il tuo approccio alla Montagna sia di sfida e dimostrare agli altri quanto sei bravo. Principio sbagliato. La Montagna si lascia vincere ma no sfidare. Graziano Grazzini

  37. maria agosto 29, 2017 al 8:10 pm - Rispondi

    bisognerebbe fargli pagare l’elicottero a certe persone poi vedrai che la seconda volta non ci vanno piu’ ne con i tacchi ne infradito e senza ombrello

  38. Angelo Guarino agosto 30, 2017 al 12:36 am - Rispondi

    La soluzione è far pagare salato il prezioso servizio erogato ed il disservizio procurato agli altri per il proprio egoismo ed inciviltà. Stesso dicasi per chi chiama inopinatamente e per futilità i CC, la polizia, il medico di base, la guardia medica, pompieri, l’ambulanza… solo toccando pesantemente il portafoglio si rieduca l’Italiano incivile e non solo quello!

  39. Carlo agosto 30, 2017 al 6:18 am - Rispondi

    Sintetizzo: quando un “escursionista” chiama l’elisoccorso per una facezia, è bene che venga comunicato il costo dell’intervento. Se accetta, arriverà l’elicottero a portare maglioni, ombrelli e scarponi, (pasticcini, perché no) o a riportarlo a casa.
    Fine.
    Tutti gli altri bla-bla a che servono?
    Forse a convincere le teste-di-cammello a non essere più tali?
    😉😊😁😂

  40. Giuliana agosto 30, 2017 al 8:17 am - Rispondi

    Prima di tutto ci vuole il rispetto! Rispetto per tutto e tutti e per la montagna in particolare!!

  41. Paolo Casagrande agosto 30, 2017 al 8:41 am - Rispondi

    Però quello che muoiono sono super esperti e super attrezzati,mai sentito di gente con tacchi a spillo o infradito morte in montagna.

  42. Luciano agosto 30, 2017 al 11:07 am - Rispondi

    Prima di uscire in montagna con i tacchi a spillo, dategli una badilata fra capo e collo di piatto. Non ammazza, non lascia segno ma le salverete la vita e la manderete nel mondo dei sogni per un pò. 🙂

  43. Antibufala agosto 30, 2017 al 11:54 am - Rispondi

    Ciò che descrivi sarebbe interessante ma purtroppo manca la firma del redattore dell’articolo originale dal quotidiano “Alto Adige” da cui hai preso ispirazione. In più le conversazioni telefoniche dei presunti richiedenti soccorso mancano di fonti chiare e verificabili. Sanno più di voci di corridoio fantasiose che anche io sinceramente sento dalla gente comune. Ma sai, più persone che danno una notizia è più questa acquista fantasiosità e si arricchisce di particolari fiabeschi.

    • Fabrizio Goria agosto 30, 2017 al 1:26 pm - Rispondi

      La firma c’è, eccome. Davide Pasquali, per la precisione. Ed è ben evidenziato nel link.

  44. Susanna Mauro agosto 30, 2017 al 1:21 pm - Rispondi

    Friuli, 10 giornifa: chiamato soccorso alpino, uscito l’elicottero perchè…. ha trovato un albero caduto sul sentiero, ha provato a scavalcarlo e, non riuscrndoci, si è fatto prendere dal panico e non è più riuscito a prosegiure!!!!

  45. Alice agosto 30, 2017 al 1:43 pm - Rispondi

    L’unico modo per porre rimedio all’ignoranza è la conoscenza e l’unico modo per evitare disastri è che ogni gruppo sia accompagnato da una guida alpina. Quest’estate ho provato ad informarmi, ma mi hanno chiesto una cifra esagerata, che non mi potevo permettere se non volevo praticamente raddoppiare il budget della mia vacanza.
    Allora, se esistesse un programma collettivo organizzato dai comuni o dal cai o dalle pro loco per accompagnare i turisti in giro, anche prevedendo una quota di iscrizione individuale per ridurre la spesa, vedete che forse certe telefonate non arriverebbero più (anche se dubito della loro veridicità) e tanti incidenti non capiterebbero.
    Si dà per scontato che le persone sappiano, che conoscano tutto a prescindere, ma questo non è possibile: anche io, se fossi colpita da un temporale improvviso in mezzo al bosco, non saprei che cosa fare!
    La montagna è un posto rischioso per definizione, di cui avere ammirazione ma anche rispetto e non bastano due cartelli per scaricarsi la coscienza!

  46. Karl agosto 30, 2017 al 3:14 pm - Rispondi

    Gran bella articolo. Avevo un amico Lorena, che mi veniva a trovare a
    2500 mg con cappotto leggero e Tacchinardi spillo, reggicalze e sottoveste ma è minigonna….ok molto sexy ma a -25° !!!

  47. Chiara Campanella agosto 30, 2017 al 3:17 pm - Rispondi

    Semplicemente basterebbe lasciare che queste persone si arrangiassero a scendere da sole, in fin dei conti non sono in pericolo di vita. Sarebbe la migliore lezione che potrebbero imparare.

  48. Vittorio Palumbo agosto 30, 2017 al 5:37 pm - Rispondi

    Tre donne (italiane) con gioielli e tacchi a spillo uscite da un camper ultra super attrezzato (6 taniche acqua-benzina – due ruote di scorta – 4 fari frontali addizionali, due fari posteriori addizionali, verricelli etc) in un’oasi del deserto marocchino di Rissani “Scusate, ci siamo perse.. C’è qualcuno di voi che torna indietro.?”).. Le abbiamo scortate fino a Rissani (una ventina di chilometri.. Poi ci volevano pagareeeeee…!!! (Vittorio P.)

  49. Marta Benedetti agosto 30, 2017 al 10:52 pm - Rispondi

    Se si cominciasse a far pagare le uscite inutili e costose ai responsabili stessi della chiamata si comincerebbe ad aiutare a far crescere un po’di senso civico e responsabilità a queste persone.

  50. Cesare agosto 31, 2017 al 7:19 am - Rispondi

    laghetti d’alta quota contornati di bicchieri di plastica abbandonati… basta questo per capire la cultura della montagna che ha il turista medio italiano

    • Il Ferrista agosto 31, 2017 al 4:28 pm - Rispondi

      vero, verissimo, sentieri che da ragazzo ascendevo incontaminati oggi li ritrovo tracciati da omini non di pietra, ma di bottiglie di plastica, tetrapak e scatolette. siccome confido nell’opera della costante e continua educazione del genere umano insegno ai miei pargoli a portare a casa tutto quel che da casa han portato e se trovano qualche rifiuto “accidentalmente dimenticato” sulla via a non scavalcarlo biasimando l’incivile, ma a raccoglierlo per amore e rispetto del luogo e a considerare quel gesto un piccolo dovere e non incenso per la propria autostima

  51. atleticabovolone agosto 31, 2017 al 9:21 am - Rispondi

    “Non è l’ignoranza ma la supponenza del cretino. Invincibile. ” MAI PAROLE PIU TOMBALI E SAGGIE. è tutto applicabile a ogni cosa della vita. che sia andar in auto con telefono in mano o peggio. ci sono persone che chiamano in 118 per stupidaggini togliendo il servizio a chi ne ha davvero bisogno.
    saccenza supponenza e ignoranza dilangante

  52. Il Ferrista agosto 31, 2017 al 4:16 pm - Rispondi

    a proposito di soccorsi e imprudenza ti segnalo questa notizia giusto per dire che nemmeno toccare il portafoglio, quantomeno nel breve periodo, sembra funzionare. in ogni caso il principio è giusto e forse l’applicazione ancora troppo morbida. confido nell’acculturazione dei frequentatori della montagna al rispetto di dei luoghi e degli uomini che la vivono.
    http://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/abuso-di-soccorso-in-montagna-si-paganel-30-dei-casi-ce-imprudenza_1246522_11/

  53. Renato agosto 31, 2017 al 10:14 pm - Rispondi

    Onestamente fino a quando la montagna sarà considerata un luogo pubblico , ognuno sarà libero di andarci , se poi uno è un deficiente e si fa male gli si fa pagare il dovuto !!! Quale sarebbe il Problema se una deficiente ci va con i tacchi a spillo ? Ci facciamo mille problemi mentali per i costi della montagna ( che basterebbe farli pagare ai diretti interessati ) quando sulle strade si fanno + di 3000 moti all’anno e i più per criminali patentati , che l’idiota in montagna è un fiorellino a confronto !!! …. senza contare i costi dei feriti e degli invalidi , e il 118 interviene molto di più sugli incidenti stradali !!! ma già che ci siamo , mettiamoci anche i costi della Droga e dell’alcol a chi ne fa uso e abuso . Abbiamo droga nei fiumi !!!! … se poi andiamo agli sport d’acqua , ricordo che ogni anno nei soli mesi estivi muoiono tante persone quante in tutto l’anno sulle montagne !!! … e molti di questi sono dei poveri bimbi causa la demenza di molti genitori !! …. e dopo tutto questo il problemone da risolvere sarebbe la cretina con i tacchi a spillo o il demente con le tennis ??? …. ma fatemi il piacere !!

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