Negli ultimi anni la Bosnia Erzegovina è diventata un meta sempre più ambita e conosciuta per turisti e viaggiatori. Il Paese è riuscito, grazie a politiche mirate a sviluppare infrastrutture e strutture ricettive, a scrollarsi di dosso l’immagine di una nazione ancora segnata da una guerra ricordata per alcune delle peggiori atrocità commesse in Europa nel secondo dopoguerra. Un fardello difficile da sopportare, oggi evidente nelle divisioni interne di un Paese tenuto insieme da una democrazia ancora molto fragile.

Nonostante le incertezze e le tensioni che fanno sempre da sfondo alle varie anime del paese, lo sviluppo del turismo internazionale sta avendo un impatto rilevante sull’economia, e il numero di viaggiatori e turisti che da tutto il mondo si riversano nel ventre di Sarajevo, o sul ponte di Mostar, sono in costante aumento, di anno in anno. Tanto che il paese è stato inserito nella top 10 destinazioni low cost per la Lonely Planet nel 2016. E non è solo la storia di un paese che è stato teatro di alcuni degli avvenimenti più importanti del XX secolo ad attirare i viaggiatori. Oltre ai pellegrinaggi religiosi a Medjugorje, sono sempre di più quelli che si mettono in viaggio per scoprire le bellezze naturali del paese, con i suoi canyon, le gole ed i fiumi che offrono tra le più intense esperienze di rafting in mezzo a natura incontaminata, distese di foreste, boschi e laghi, e villaggi tranquilli in campagne ancora lavorate con mezzi tradizionali.

In tutto questo non può mancare l’alpinismo e un interesse crescente tra turisti e visitatori internazionali per le possibilità di arrampicata. Non è sicuramente una passione recente in Bosnia, e nella storia dell’alpinismo, molti dei più famosi e intraprendenti alpinisti Jugoslavi erano Bosniaci, nati e cresciuti all’ombra delle Dolomiti Bosniache, alcune delle cime più alte delle Alpi Dinariche, montagne di roccia principalmente calcarea, per millenni erose dall’acqua creando caverne, gole e canyon profondissimi circondati da pareti di roccia bianchissima e frastagliata, il sogno di qualsiasi alpinista.

Non è sorprendente che, in un Paese montuoso per oltre l’80% del suo territorio, generazioni di alpinisti da tutta la regione si siano allenati per poi rappresentare la Yugoslavia in nuove vie aperte su alcune delle cime più importanti e difficili in giro per il mondo. D’altronde l’etica di fratellanza e unità era un punto fermo della Yugoslavia socialista, e tali valori furono diffusi in particolar modo grazie allo sport, tra cui anche i club di alpinismo e arrampicata. Al centro del movimento alpino bosniaco si trova l’Associazione Alpina di Bosnia e Erzegovina, fondata oltre 120 anni fa e che dal 1972 gestisce la Sarajevo Mountaineering School offrendo corsi di alpinismo a partire dal 1972 e formando molti degli alpinisti del paese negli ultimi decenni.

E poi la guerra, che dal 1992 al 1995 oltre ad aver distrutto un intero paese e la sua gente, ha rapidamente cancellato molte delle vie utilizzate in passato, e devastato vaste zone naturali e di avvicinamento a pareti, rimaste inaccessibili per anni anche dopo la guerra per via delle mine disseminate ovunque e ancora oggi non del tutto rimosse.

Canyon Tijesno. Foto di Drill and Chill Festival.

E così a partire dalla fine degli anni Novanta in uno Stato che lentamente cercava di riavviarsi alla normalità, in varie città della Bosnia sono sorti nuovi gruppi ed associazioni sportive formate da alpinisti e speleologi decisi a rivitalizzare e sviluppare le attività in ‘verticale’, riscoprendo vecchie vie in stato d’abbandono o creandone di nuove sfruttando le infinite opportunità offerte dalle pareti carsiche presenti su tutto il territorio.

Oggi in Bosnia esistono oltre 10.500 persone iscritte ad una delle quasi 200 organizzazioni e scuole di arrampicata ed alpinismo. Tanto che gli alpinisti e appassionati di montagna del paese sono stati tra i primi ad attivarsi per provare a ricucire insieme un paese diviso. Molte delle battaglie furono combattute nelle montagne, e subito dopo la guerra furono proprio gli alpinisti di tutte le fazioni i primi a cooperare per scambiarsi informazioni sulla posizione di mine antiuomo tra le montagne. Ed è così che nella cultura moderna dell’alpinismo in Bosnia la cooperazione è un fattore chiave per qualsiasi escursione. I gruppi e le associazioni sono formate da bosniaci, croati, serbi che condividono la passione per l’alpinismo e l’arrampicata oltre ogni altra divisione.

Tuttavia, le conseguenze della guerra si fanno ancora sentire, molte delle strutture di montagna sono state completamente distrutte o sono ancora in rovina, molti dei sentieri e delle vie di avvicinamento alle pareti sono ancora minati e il loro processo di sminamento è secondario rispetto ad altre zone nella lista di priorità del governo. Ed infine le difficoltà economiche del paese e l’altissima percentuale di disoccupazione fanno sì che l’alpinismo resti ancora un lusso per la stragrande maggioranza della popolazione che non può permettersi i costi di equipaggiamento, materiale e pernottamento in strutture ricettive.

Nonostante le difficoltà, le associazioni sono sempre molto attive e stanno guardando all’estero per accogliere sempre più appassionati da altri paesi per aiutare a ricostruire e sviluppare l’alpinismo nel paese. Particolarmente attiva in questi giorni è l’Extreme Climbing Club di Banja Luka, la seconda città del paese e de facto capoluogo della Republika Srpska, la parte della Bosnia a maggioranza serba. La scuola dal 2015 organizza il Drill and Chill Climbing and Highlining Festival (letteralmente, il Festival del Trapano e Relax, Arrampicata e Highline), iniziato ieri (7 Settembre) e ormai alla sua terza edizione, in cui vengono proposti undici giorni di “spittatura, arrampicata, highlining, natura e serate intorno al fuoco”.

Foto di Hannes Kutza per Drill & Chill Festival 2016 sul Canyon Vrbas.

Nato nel 2015 per radunare e mettere in contatto alpinisti, highliners e amanti degli outdoor, quest’anno il festival si terrà nel Canyon Tijesno, a pochi chilometri da Banja Luka. Il festival ha come obiettivo principale quello di condividere conoscenze ed esperienze tra alpinisti Europei, Bosniaci e della regione per far scoprire alcuni dei lati più nascosti della Bosnia Erzegovina durante 11 giorni intensi di arrampicata, di apertura di nuove vie, di slacklining e highlining, il tutto intermezzato da momenti di convidisione, di riflessione, sedute di yoga, proiezioni di film e, immancabilmente, cibo e bevande tipiche bosniache. Il canyon e le sue pareti offrono opportunità per arrampicatori e appassionati di ogni livello con vie nuove da tracciare per i più esperti e altre già provate e testate per chi si cimenta da poco. Per i prossimi 10 giorni alpinisti, highliners e semplici appassionati si raduneranno in un’atmosfera di festa e condivisione per aprire nuove vie, installare nuove tradlines e highlines e spingere sempre più in alto la “frontiera verticale” dell’alpinismo in Bosnia.