La Val Grande rinasce in Verticale

La Val Grande rinasce in Verticale

Nel 1985 Gian Carlo Grassi dedicò una via al “Vento dell’Ovest”, una via che disse essere “per tutti noi”. Domenica 10 settembre 2017 quello stesso vento è diventato il principale alleato di tutti noi che abbiamo organizzato e partecipato al primo raduno in Val Grande, ed in particolare nel Vallone di Sea.

Quel vento ha spazzato via, proprio iniziando dall’estremo lembo occidentale del Piemonte, quei pesanti nuvoloni che il sabato avevano portato pioggia e, pur causando perdite e defezioni, non hanno però inficiato la buona riuscita dell’evento.

Ma quegli stessi venti, ancor prima di ripulire l’aere greve di pioggia, ci hanno trasportato in lande lontane e fantastiche, in quell’Himalaya che ci ha fatto ben conoscere Sergio Martini nel corso della bella serata di sabato sera. Martini è il settimo uomo al mondo e secondo italiano ad aver scalato tutti i quattordici ottomila, calcandone la vetta anche più di una volta alla ricerca della giornata perfetta in cui affondare lo sguardo lontano, alla ricerca di nuove cime, di nuove avventure, di quegli orizzonti che spesso ci vengono negati dalle incombenze quotidiane. E Martini con grande determinazione, pur essendo un dilettante puro, un professore di ginnastica senza sponsor e mecenatesche organizzazioni alle spalle, ha saputo perseguire il suo sogno in una vita dedicata al grande alpinismo. Abbiamo visto e sognato vette altissime nel blu profondo del cielo, gigantesche seraccate, scivoli vertiginosi e valanghe devastanti, abbiamo immaginato e sentito il respiro affannoso delle altissime quote, le tormente e il sole cocente che, senza filtri, senza barriere, penetra dall’atmosfera. In quell’aria rarefatta abbiamo vissuto la gioia dell’arrivo in vetta, quando in un attimo tutti i dubbi e le paure si dissolvono. Ci siamo anche noi trovati al cospetto di quell’ambiente così grandioso e severo, inumano eppur così vitale grazie a tutti coloro che lassù hanno lasciato le loro orme. Gli alpinisti presenti nel Palazzetto di Cossiglia a Chialamberto hanno ben capito e rivissuto quelle emozioni, i non alpinisti sono sicuramente stati colpiti dalle belle diapositive e dai racconti del protagonista e per una sera, forse, hanno potuto anche loro assaporare quella fuga dalla realtà che spezza la quotidianità di gesti e pensieri.

La serata, foto di Luca Enrico

La serata, foto di Luca Enrico

Sabato il meteo è stato beffardo eppure, forse, queste due giornate sono la metafora di cos’era e di cos’è Sea e, più in generale, la Val Grande. Il giorno prima una valle un po’ dimenticata, avvolta dalle nebbie dell’oblio, deserta e triste, e il giorno dopo, in un raggiante “nuovo mattino”, la rinascita. Quelle pareti, prima avvolte da brume già autunnali, si sono risvegliate con il sole e sono state rivitalizzate dall’ottima affluenza di partecipanti. In fondo ogni montagna, ogni parete di per sé è fredda e inanimata, è la passione di chi le scala a renderle vitali, infondendo quell’entusiasmo che allora serpeggia nelle fessure, scivola sulle placche, arrivando poi a lambire i tappeti di rododendri e fiori dai cangianti colori. Laggiù il mormorio del torrente porta echi di voci lontane, i suoni della montagna che scandiscono le stagioni; le ombre che si allungano quando l’estate lentamente sta per morire e le acque sempre meno impetuose preannunciano l’inverno che verrà. La valle allora si assopirà nel silenzio della notte rincorrendo il corso del sole che prima o poi si annuncerà di nuovo con le spade di luce e i colori dell’estate. Chi domenica è salito quassù ha potuto godere della bellezza selvaggia di Sea, che non stanca mai l’assiduo frequentatore e stupisce chi per la prima volta visita questo vallone. Ma tutto ciò ha una finalità puramente ludica o viceversa l’intento è quello di risollevare un’economia in declino che, a causa del profondo mutamento della società, non potrà più vivere i fasti del turismo anni ’60-’80? Quello delle seconde case e delle lunghe permanenze estive delle famiglie cittadine. La concezione del turismo deve per forza di cose evolversi verso quello ormai cosiddetto “ecosostenibile”, quello degli stranieri che apprezzano e percorrono questi sentieri e queste pareti. Quasi simbolicamente sabato il più nutrito gruppo di escursionisti incontrato a Forno Alpi Graie, alle porte di Sea, era formato da sei tedeschi, zuppi di acqua, eppure così contenti, affascinati dalla traversata appena conclusa, tra laghetti alpini, pascoli ed imponenti pietraie dove, in queste giornate buie, la nebbia sembra sfilacciarsi sui monolitici blocchi di pietra.

Il perché di un raduno è quindi intuibile tra le righe, da un lato il fattore puramente sportivo, dall’altro quello economico per la valle che lo ospita, eppure le due cose si rincorrono e compenetrano, l’una trascina l’altra e viceversa. Ma la genesi di un tal evento è altresì interessante e merita un cenno in quanto la due giorni conclusa è solo la punta di un gigantesco iceberg di lavoro, contatti e compromessi. 

L’idea del raduno nasce da uno sparuto gruppo di appassionati, riunitisi in un’associazione libera ed informale, quella dei “Rocciatori Val di Sea” (https://it-it.facebook.com/rocciatorivaldisea/) , e si sviluppa grazie al contributo e appoggio del Cai Torino (https://www.caitorino.it/news/2017/09/11/sea-chiama-gli-amanti-della-montagna-rispondono/). Ma dietro al raduno c’è tutto il lavoro di pulizia e ripristino degli itinerari di arrampicata (https://rocciatorivaldisea.wordpress.com/vie-nuove-e-riattrezzamenti/). Quest’evento in realtà non è la fine di tutto ciò, il coronamento, ma vuole essere solo una tappa, un volano che permetterà di proseguire nel progetto che sta assumendo peculiarità faraoniche, quasi riecheggiando quella mitologia egizia che fornì a Motti e Grassi tanti spunti per battezzare gli scudi granitici di Sea. Questa la genesi ma il 9 e 10 settembre cos’è capitato?

Il sabato è scivolato via nella speranza di un miglioramento meteo ma prima il timido afflusso di partecipanti, anche da regioni lontane, e poi il ritrovo serale all’Albergo Pialpetta hanno fatto crescere la consapevolezza che forse l’evento sarebbe stato un successo. Dai 35 partecipanti alla cena-conferenza stampa si è passati alle 120 presenze alla serata con Sergio Martini, un successo. Tutto preludeva quindi a quella che sarebbe stata l’affluenza domenicale.

Finalmente il sole, una domenica mattina raggiante. Gli striscioni degli sponsor e il gazebo, appositamente montato per l’accoglienza, hanno fin da subito contribuito a creare un’atmosfera di festa dando però al contempo l’impressione di un qualcosa ben organizzato. I partecipanti hanno così cominciato ad arrivare, prima l’iscrizione e poi la distribuzione del ricco “pacco raduno” hanno creato colorate file di arrampicatori ed escursionisti, suscitando la curiosità anche di tutti coloro che, saliti a Forno, erano ignari dell’evento.

Le iscrizioni, foto di Luca Enrico

Le iscrizioni, foto di Luca Enrico

E così molti si sono iscritti, aderendo di fatto a questo progetto, ancor prima che al raduno stesso. Alla fine gli iscritti sono stati 139 ma molti di più i partecipanti e le famiglie, tutti incuriositi da quest’evento così ben pubblicizzato da giornali e siti internet.

Insomma un successo, soprattutto considerando che era la prima edizione e che la giornata di sabato ha scoraggiato molti. Ancora nel pomeriggio qualcuno è passato ad iscriversi ma il grosso degli appassionati ha trascorso le ore centrali della giornata scalando sulle pareti ormai asciutte oppure camminando con un occhio attento ai variopinti climber, anche il Cai ha fatto ufficialmente la sua parte. La sezione di Venaria ha organizzato la gita al rifugio Daviso, alcuni componenti della sezione di Lanzo hanno raggiunto il bivacco Soardi-Fassero e la Scuola di Alpinismo Gervasutti di Torino ha dato vita a una bella iniziativa: un mini corso di arrampicata “trad” tenutosi alla Torre di Gandalf. Una bella idea, un modo per riportare l’alpinismo e l’arrampicata al centro dell’attenzione del variegato mondo del Cai e un modo per invogliare i giovani ad avvicinarsi a queste pareti, più simili all’arrampicata di montagna che a quella sportiva. L’iniziativa ha visto un buon numero di iscritti.

Il corso, foto di Luca Enrico

Il corso, foto di Luca Enrico

Poi, dopo una bella giornata passata sulle rocce e i sentieri di Sea, tutto si è concluso all’Albergo Savoia dove i presenti sono stati gratificati da ricchi premi, generosamente forniti da una quarantina di sponsor. Una vera festa sulla terrazza del bell’albergo. E poi tutti a cena, altro momento conviviale, distribuiti tra la polenta del Savoia e le merende di Cesarin.

Come tutte le cose belle anche questa si è conclusa lasciando la nostalgia di una giornata un po’ unica, Forno è tornato silente nella notte settembrina, l’albergo e i parcheggi svuotati, solo le lontane grida di qualche animale, tornato unico padrone di questi boschi, di queste pietraie. Un momento di riflessione, per pensare al prossimo anno, sicuri di poter fare meglio, la soddisfazione della valle si è fatta sentire, in fondo forse in tanti, anche gli scettici, hanno finalmente capito che eventi di questo genere potranno essere il futuro, l’occasione di rilancio di una valle tra le più belle e ambientalmente ricche del Piemonte. Il lavoro però è ancora lungo perché solo con l’appoggio di tutti e l’entusiasmo di molti si potrà continuare a riportare alla luce tesori nascosti, capolavori di arrampicata per troppo tempo sconosciuti, creando i presupposti per una maggiore e duratura affluenza di appassionati.

By | 2017-09-18T18:57:07+00:00 18 settembre, 2017|

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