CCCP, compagni di scalata in Valsugana

Rilanciamo il pezzo scritto per In Movimento, inserto del Manifesto dedicato alla montagna, alla cultura e alle attività outdoor. L’articolo affronta l’evoluzione dell’arrampicata in Valsugana, profonda vallata solcata dal fiume Brenta, compresa tra le province di Vicenza e Treviso. Qui per decenni un gruppo di climber locali ha portato in vita alcune delle più belle falesie delle Prealpi. CCCP l’acronimo del gruppo, che alimentando una passione, quella per l’arrampicata, è riuscito a riflettere sulla roccia alcuni dei momenti più importanti della storia recente… ma andiamo con ordine.

Quando la roccia è come un manifesto. Un monolite su cui incidere un’immagine, o un libro aperto dove fissare il corso degli eventi. Trapano, spit e magnesio gli strumenti del mestiere. Le linee si susseguono, un appiglio dopo l’altro, tra placche e strapiombi. Qui, dove l’aria sa di dolomia e calcare, un gruppo di ragazzi sfida l’equilibrio salendo verso il cielo. Cambiano le regole del gioco, l’arrampicata diviene ‘libera’, forma di resistenza, mezzo di comunicazione, viatico per diventare uomini. Accade tra gli anni Ottanta e i primi del nuovo Millennio. Dove l’Altopiano di Asiago precipita nel Brenta, e negli anfratti meno addomesticati del Monte Grappa. Luoghi effimeri, verticali, scelti da Sergio Boato, Stefano Casarotto e Daniele Lira (oggi 68, 65 e 61 anni), assieme ad altri compagni, per portare l’arrampicata sportiva in Valsugana. Non sono però i gradi a misurare trent’anni di aperture, bensì l’etica, l’impegno politico malgrado tutto. Nonostante quel Nordest, allora come oggi roccaforte della destra, dove un pensiero critico, dissociato, può costare l’isolamento. «Eravamo ferocemente comunisti», sentenzia Stefano Casarotto, ex insegnante di scuola media, come il fratello Girolamo ‘Momi’, entrambi folgorati dalle placche di monte Cucco, a Finale Ligure. Era il 20 agosto 1984, quando videro quelle file di spit brillare al sole della Riviera di Ponente. Dopo il rientro a Cittadella, nel padovano, fondarono la prima perla della Valsugana, la falesia di Costa. Assieme a loro c’era Sergio Boato, rugbista, operaio, ingraiano e segretario della sezione cittadellese del PCI. Quindi Daniele Lira, il più giovane del gruppo, fotografo trentino, attivo nei movimenti studenteschi, battitore libero per natura, che alterna aperture collaborative, a veri e propri ritiri solitari. Nello stesso momento, mentre i primi tasselli riempiono i fori nella roccia, il team fonda il CCCP, acronimo di Costa Climbing Club ‘Pinciadores’, distinto per irriverenza, impegno sociale e apertura sul proprio tempo. Ecco che una dopo l’altra, le nuove linee prendono forma, e poi un nome, che come una sentenza interpreta presente e passato.

Havana e Terzo Millennio. Foto Daniele Lira

Tra le prime vie c’è ‘Dolores la Pasionaria’, intitolata alla politica e antifascista Dolores Ibárruri Gómez, segue ‘no pasaran’. I gradi, quell’incrocio tra numeri e lettere, contano poco o nulla senza un significato da lasciare ai posteri. È l’eredità degli uomini del CCCP, che alla fine degli anni Ottanta già viaggiano sull’8a. Nell’estate 1987, il pilastro destro del settore Olimpo, a Costa, vede nascere ‘Perestrojka’, dedicata a Michail Gorbacev. A dicembre in Palestina è tempo di rivolta, e ancora a Costa arriva ‘Intifada’, poi ‘Vade retro Shamir’ contro la durissima repressione israeliana.

Altre aperture seguono nel 1990 a Campo Solagna: ‘Al sol dell’avvenir’, poi ‘Canto General’ celebra Pablo Neruda, ‘Ottobre Rosso’, ‘Hobo’ dedicata ai vagabondi del treno e alla grande depressione del ‘29. ‘Ricordati Chico’ Mendez, sindacalista brasiliano morto per salvare la foresta Amazzonica.

Il 3 febbraio 1991, Achille Occhetto al XX Congresso decreta la fine del PCI. Il gruppo di apritori veneti subisce il colpo, «ci eravamo proposti di chiedere l’annessione dei nostri territori all’URSS» assicura Casarotto, che nel 1995, nella nuova falesia di Costalunga traccia con i compagni ‘Gli irriducibili del CCCP’. La passione per il Sudamerica di Casarotto arriva alla Norton 500, ‘la Poderosa’, usata da Granado e Che Guevara nel loro viaggio in America Latina. Il mito di Cuba prende un po’ la mano e nasce Sierra Maestra a Foza, falesia con linee celebri quali ‘Sierra Mestra’, ‘Barbudos’ e ‘Granma’, quindi in Val Goda lo spot di Playa Giron, la ‘Baia dei porci’.

Tra il 1991 e il 1999 l’Ex Jugoslavia è nel caos. Boato segue gli eventi con grande coinvolgimento. «Ero coinvolto a livello emotivo e politico. All’epoca il premier era D’Alema, e io dubitavo fortemente in merito a quei bombardamenti». Nel 1999, il passaggio di Boato nella falesia di San Liberale porta alla luce ‘Non a nome mio’, ‘Seppellite l’ascia’ e ‘Finiamola con le bombe’. In memoria di Berlinguer ‘Per Enrico per esempio’, quindi ‘Hasta siempre Comandante’ e ‘Iqbali’, dedicata al pachistano Iqbal Masih venduto dal padre come schiavo per pagare i debiti di famiglia.

Il 1990 è un anno importante per l’arrampicata sportiva in Valsugana. Da quello che Lira chiama «assorbimento totale» nasceranno le falesie di Incino, Havana a Enego, e La Curva-Palù a Serafini. «Capivo l’importanza dell’epoca da cui provenivo. Il ’68, le lotte operaie, l’emancipazione femminile, gli anni di piombo. Volevo lasciare un segno, così abbiamo trovato posti in cui non c’era nulla e creato dei siti di arrampicata, decine». È appena terminata l’invasione russa in Afghanistan, i Balcani tremano, e lo spettro di Cernobyl è vivo. Così ad Incino sul disastro ucraino: ‘Il mostro che dorme’, ‘Caution radiation area’, ‘Reactor 4’, ‘Esplosioni atomiche’. Poi in Asia: ‘Donne afgane’, ‘Kabul’, ‘Burka’, ‘Liberate gli aquiloni’. Quindi sui Balcani ‘Stari Most’, ‘Sarajevo assediata’, ‘Vukovar’, ‘Cessate il fuoco’, ‘Pulizia etnica’, ‘Tuzla’, ‘Mostar’. Discorso a parte per Havana, a Enego, falesia situata dove sorgeva la base della brigata Antonio Gramsci di Feltre. I partigiani guidati dal Comandante Bruno attuarono il sabotaggio della linea ferroviaria Bassano-Trento, all’altezza del Forte Tombion, missione osannata anche da Radio Londra: ‘Operazione forte Tombion’, ‘Il partigiano Attilio’, ‘E questo è il fiore’, ‘Qui radio Londra’, ‘Il comandante Bruno’, ‘Fucilazione immediata’.

Le aperture di Lira e del CCCP sono riprese negli ultimi anni. Stesso stile e stesso impegno, con uno sguardo al presente, dal Bataclan alle stragi di migranti nel Mediterraneo. Fedeli alla linea dunque, come si addice a veri compagni di scalata.

By | 2017-11-18T22:35:35+00:00 20 settembre, 2017|

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