Ogni tanto a noi di Alpinismi piace fermarsi e riflettere sull’esistenza. Sempre connessi al resto del mondo, sentiamo il bisogno di staccare la spina e di tornare in pace con noi stessi. Ed è proprio questa la sensazione che spinge molti Millennial (la generazione nata intorno agli anni Ottanta) a cercare quella wilderness tanto cara a John Muir. Oggi vi vogliamo proporre una lettera, intima e profonda, che ci e vi ha voluto dedicare l’artista Max Solinas. Quasi un esame della propria vita e delle proprie motivazioni. In pratica, ciò che molti di noi compiono quando sono da soli in montagna. È una lettura differente dalle nostre solite, che fa riflettere, ma proprio per questo siamo sicuri che la potrete apprezzare come abbiamo fatto anche noi.

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Adesso, né giorno né notte. Tutto è in equilibrio. Le tenebre sembrano non voler fluire ed il giorno non sopraggiungere. Ancora Lei nei miei pensieri e nei miei progetti, ed è ancora alba ed io sono ancora vivo.

Scrivo perché mi diverte e ho scoperto che mi fa sentire una persona migliore, non degli altri, ma di me stesso. È come se ogni volta mi arricchissi di un non so che, e che non sapevo esistesse. Ma poi chissà se è vero!

Quando scrivo mi piace attraversare il mio passato e spaziare nel futuro con la fantasia spregiudicata ed ingenua di un bambino. Farlo mi rinfranca con il presente che a volte stenta a trovare la strada migliore, la scorciatoia giusta, quel sentiero che porta alla montagna, la più alta, la più bella. Quella con il sole in faccia tutto il giorno.

Il presente è come una navicella spaziale di vetro trasparente tanto grande quanto riusciamo a toccare con mani e piedi, vi ricordate la raffigurazione dell’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci?

Tutto quello che non possiamo toccare non è nostro, non è palpabile… ma è sognabile, desiderabile come il passato ed il presente, ed io a notte fonda faccio sogni riservati ai liberi sognatori. Sognare è gratis ed è uno dei geni della vita.

Il sogno ad occhi aperti, il desiderio di fare e ricercare là dove senti che c’è un qualcosa che ti attrae, ti infervora animo e corpo e che ti fa partire senza sapere dove veramente vuoi andare. Il desiderio è aria solida dove lo sguardo e le mani corrono e scorrono dandoti godimento ed eccitazione, futuro palpabile come un corpo vivo, carnoso, turgido e fremente che emana e pretende amore. tumido

La vita è un gioco a somma zero.

Con questo piccolo preambolo, parlare di Scultura e Materia, che sia Legno o Marmo o Bronzo mi sembra più facile. È come aver accordato gli strumenti per suonare insieme, o come aver intonato una lingua universale per discutere di nuvolo nembi e vita.

Amo scolpire il legno perché sento il pulsare della natura nelle mie mani, e se chiudo gli occhi ed ascolto, vedo e trasformo in materia forme forti e fragili, saccenti ed ignoranti, velate e svelate, che cambiano ogni giorno carattere, al pari di un bosco nelle quattro stagioni.

La scultura è aria solida dove la luce scivola via senza intoppi, come se andasse a passeggio. Qualcosa che se ne va stando fermo nel legno.

Sfoco le immagini, chiudo gli occhi e vedo la verità, ho imparato da tempo che per vedere devo chiudere gli occhi. Me lo consigliò l’aviatore francese Antoine De Saint Exupèry quando lessi per la prima volta il suo libro. Era scritto con una lingua quasi incomprensibile tra le righe spettacolari nelle pagine del Piccolo Principe.

Le mie mani sono io, vissute, usate, sporche, ferite, guarite, riferite, cicatrici, abitudine, odore, volgari, armi, carezze, ricerche, sesso, amore, amare. Le mani che sanno, le mie mani sono io.

Cosi bilanciati possiamo parlare di montagne alte da scalare e poi discendere, e discutere come la maggior parte delle volte sia più complicato scendere che salire, un po’ per difficoltà tecniche o perché sei sfinito, ma ancor di più perché non vuoi tornare nell’oblio degli uomini inquadrati ed indottrinati, tutti vestiti uguali da mode orrende e stupide come il loro stesso non poterne farne a meno, al pari di religioni sintetiche mal interpretate. Ma lasciamo perdere perché questi son altri discorsi.

Ecco perché a volte è così difficile tornare.

Forse per questo qualche alpinista ha preferito con una semplice e banale scusa restare lassù, fisso su quelle rocce severe e fredde, pungenti e ruvide, inodori e grigie. Ha scelto di restare là piuttosto che laggiù in mezzo alla miseria di certi uomini, e così godere del silenzio e ogni santa sera esaltarsi di quella spettacolare visione del fenomeno dell’Enrosadira, in cui le montagne si trasformano in velieri e castelli, nuvole e ballerine vestite in ogni forma immaginabile, dipinte e sature di un rosa speciale che solo le montagne amiche del sole del crepuscolo sanno fare.

Max Solinas

Max Solinas

La scultura, la mia scultura è parte del mio stile di vita. Lei mi ha consigliato più di ogni maestro e Accademia. Lei mi ha insegnato l’arte del togliere quello che non serve, gli orpelli inutili e frivoli senza utilizzo.

Togliendo ogni giorno di più da quei monoliti di materiale naturale sentivo che avvicinavo all’essenza, l’unica. Ogni colpo di scalpello mi portava e mi porta tutt’ora in sentieri sconosciuti ed eccitanti alla ricerca di cose nuove e panorami sconosciuti. Ogni volta mi innamoro ancora della stessa cosa, come fosse la stessa donna, e per me pover uomo è una sana conferma di essere sul sentiero giusto. La montagna alta è ancora lì davanti a me.

Che avventura meravigliosa è la scultura. Non finirò mai di esserle grato, più che a dio, quello conforme che ci hanno propinato in scatola con istruzioni. La scultura mi ha insegnato che per chi crea la povertà non esiste. Io confermo.

Dare libertà è il più grande gesto d’amore

La scultura io la paragono alla scrittura, e qui so che sto per profanare templi sacri, ma chi se ne frega. Riempire un foglio bianco con il nero della Bic che scivola sulla sua superficie rugosa è come creare una scultura che dovrà raccontare qualcosa al suo visitatore.

Amo scrivere spaziando in mondi conosciuti per scoprirne di nuovi, e amo farlo guardando ogni tanto le mie mani rugose e callose impugnare una sottile ed indifesa cannuccia trasparente con il refil dentro piegarsi a volte per la mia smania e voracità nel distendere storie e racconti lungo quel tratto nero.

Le mie son mani dedite al lavoro fisico, ma più lavoro con le mani e più ho tempo di pensare, e più ho voglia e desiderio incolmabile di scrivere per svuotare il cestino delle cose che ho imparato e lasciare il posto libero per impararne altre.

La scultura e la scrittura sono mie amiche.

La Natura sono anche i miei boschi che poi miei non sono. Ogni giorno, preferisco la mattina presto o la sera all’imbrunire, entro nella foresta con la mia Lupa Arja e ho come la sensazione di ricongiungermi con quella parte di Max Solinas che vive lì. Il richiamo è molto forte e si incrudisce aumentando sempre più. Chissà cosa riserverà il prossimo futuro.

La Natura mi ispira e mi stimola in ogni cosa, mi consola quando ne ho bisogno e mi rimette nel sentiero quando mi perdo. Per me la Natura è come dio, il mio, e lei è dappertutto. Silenziosa mi insegna e mi consiglia. La Natura è istinto, intuizione, libertà.

La Natura è silenzio al contrario dell’ignoranza che fa sempre rumore!

Dalla Natura e dalla Vita ho imparato a lasciare nel posto dove sono nate le cose e le emozioni, e a tenere come tesoro solo i ricordi, e anche per questo, ma non solo, che l’arte è vita e la vita è arte.

E non è così importante cosa facciamo, ma come lo facciamo, lo stile, la forma che diamo alla nostra vita, il colore, le parole che diciamo, il tono che usiamo. L’amore che adoperiamo nel fare, nel pensare. Nel restare fermi o muovendosi.

La mia perseveranza continua impavida, unita al mio credere in quel che faccio e nelle persone che mi circondano. Non ho mai smesso di cercare per trovare, e non cercare per cercare invano. Senza sciupare energie preziose.

È così che ho capito che Il posto giusto è quello che non ti fa avere nostalgie, e spesso è fluttuante.

Continuo a vivere nella bellezza e nella naturalezza, nella semplicità concreta ed essenziale così come la Scultura mi sta insegnando, al pari di un bambino che non sa niente ma che vuole imparare tutto.

La mia vita e le persone che mi stanno intorno anche solo con un pensiero e con in “ciao” per strada sono la mia energia e forza, coraggio di continuare a camminare sul sentiero che porta alla montagna. Ed ognuno di noi ha la propria montagna da scalare!

Vi saluto felicemente emozionato, augurandomi che anche voi stiate bene e che il tempo continui a scorrere lento ed inesorabile come è giusto che sia.

Io sono ancora qui, un po’ più vecchio ma non più saggio. Solo sempre più bambino ed ingenuo, e ancora innamorato di questa pazza vita, allenato e pronto ancora a sognare ad occhi aperti e sempre più affamato ed ingordo di vedere materializzati i miei desideri infantili.

Io per ricambiare non posso far altro che  continuare a dar adito al mio unico talento riguardo l’arte figurativa, la scultura del togliere per arrivare all’essenza e a disegnare nero su bianco.

E così io continuo a scolpire figure di donna dai solidi monoliti, scalare fragili montagne alte sempre più con fatica fisica ma eccezionalmente sempre più con desiderio eccitante, a riempire fogli bianchi di disegni e acquerello e a scrivere parole molto spesso strampalate e mal accordate tra loro su fogli ignari. Sempre rigorosamente nel Silenzio.

Per questo ed altre cose io sono vivo e son contento d’esserlo.

Dare liberta è il più grande gesto d’amore.

Ho cominciato a riempire questo foglio bianco di parole col nero corvino della Bic senza saper davvero dove andare. Sapevo da dove partivo ma non di più.

Emanuele Confortin mi aveva suggerito di scrivere e basta, e questo è quello che preferisco per la mia vita.

Mi accorgo rileggendo che ho scritto una sorta di epistolario agli amici. Spaziando e viaggiando con corpo e pensieri, animo e sogni ad occhi aperti mi son perso nel sentiero della voce silenziosa delle parole, tra gli odori del bosco vicino a casa e la luce dell’alba che chiede venia all’oscurità della notte costretta ad andarsene.

Se siete riusciti a seguirmi fin qua allora abbiamo viaggiato insieme per un piccolo pezzo di vita. Ed è stato ancora una volta bello, emozionante, esaudente per me.

E vi ringrazio perché che ci crediate o no, mentre scrivevo pensavo a voi e mi confrontavo con voi tutti. La vita è come una grande scalata, difficile e faticosa, a volte ci si ferisce e a volte moriamo prima del “tempo giusto”.

Ma in fondo qual è il tempo giusto? Ripeto che per me è quello che non mi fa avere nostalgie. Ed io ora sono sazio e pago, pronto  a tutto.

“… sei una bravissima persona Signor Baggins, ed io ti sono molto affezionato; ma in fondo sei solo una piccola creatura in un mondo molto vasto!”

“Grazie al cielo!” disse Bilbo ridendo… (J.R.R. Tolkien)