Mezzo secolo in parete, il GRF allo specchio tra passato e presente

È dalla passione che nascono le storie più belle e quando le storie parlano di alpinismo, la passione è l’unico inchiostro in grado di lasciarne traccia. Nel caso degli scalatori di Feltre (BL), il racconto inizia mezzo secolo fa e sembra destinato a proseguire a lungo. Merito di un gruppo di volontari che in più generazioni si sono cimentati in parete e nella vita, fondando quello ancora oggi è noto con il nome di Gruppo Rocciatori Feltre (GRF).

Una trentina di persone, guidate da Diego Toigo, giovane presidente che sembra aver risvegliato lo spirito di aggregazione, a partire dalla rassegna di eventi per celebrare i 50 anni del Gruppo. Energia e voglia di fare che riguarda anche la passione per la ‘croda’. Non è un caso se oggi come alle origini, i figli dell’alpinismo feltrino continuano a valorizzare le Dolomiti, a partire da quelle protese sulla Valbelluna, con nuove aperture di alta difficoltà. È il caso di “I tempi che cambiano”, via che si sviluppa sulla parete sud del Sass de Mura, montagna simbolo dei climber di Feltre. Itinerario apertro da Diego Toigo, Lorenzo Corso e Patrick Gasperini tra il 3 giugno e il 2 luglio 2017 (700 m, ED VII+/A3). Il racconto della via è disponibile nel nuovo sito del GRF.

Poi ci sono importanti ripetizioni, rigorosamente sulle Feltrine. A maggio 2017 Diego Toigo e il giovane Francesco Fent sono alla base della parete ovest del Pizzocco, dove sale Schwarzkopf, linea di 400 metri con difficoltà di IV e V+, più tre passi di A1 o VIII, aperta a settembre ’91 da Olindo De Paoli e Aldo De Zordi. Mentre Schwarzkopf presenta sull’artificiale una roccia da saggiare con cautela, ma la situazione cambia a poche centinaia di metri di distanza (via aria) sulla Cima di Valscura. Qui corre la splendida via “Dal Pozzo – Fontana” del luglio 2004, aperta da Gigi dal Pozzo e Maurizio Fontana nel cuore delle placche della cosiddetta Marmolada feltrina. In tutto 400 metri con passaggio di VIII-/A1 che contano poche ripetizioni, l’ultima delle quali (almeno quella a noi nota) è stata realizzata a marzo 2017 da Alberto Maschio e Diego Toigo, riscoprendo un percorso magnifico, che sembra giustificare il titolo dato al post firmato da Maschio nel portale del GRF: “te lo do io il Ratikon”. Sono queste alcune delle ultime avventure del Gruppo, cui presto aggiungeremo un’altra nuova apertura, stavolta nel versante più severo dei Monti del Sole.

Te lo do io il Rakiton, passaggio sulle placche della Cima di Valscura

Non solo roccia però. Il GRF è prima di tutto un insieme di persone affiatate, il cui legante è appunto la passione per la montagna e per la cultura ad essa collegata. Ecco che, come spiega Toigo «circa l’80 per cento dei membri sono dediti all’attività di insegnamento nella scuola del Cai di Feltre, e il 50 per cento fanno parte del Soccorso Alpino». Ciò conferma lo spirito di base all’interno del GRF, la cui evoluzione ha avuto inizio nel 1947 con la fondazione del primo gruppo, ripreso poi nel 1958 dopo un periodo di oblio, dando inizio alla seconda generazione del GRF, anche in questo caso destinata a sopirsi fino al 1967, anno in cui i rocciatori di Feltre guidati da Giulio De Bortoli danno inizio al terzo ciclo del Gruppo, giunto fino ai nostri giorni. «Tutto è nato sulla base di un sincero spirito di aggregazione» continua Toigo «all’epoca De Bortoli ridiede vita al Gruppo, dando nuova linfa anche alla scuola di alpinismo. Pensa che nessuno qui a Feltre aveva all’epoca i titoli per tenere dei corsi di arrampicata, così fu chiesto aiuto a Bepi Pellegrinon, che diresse proprio il primo corso della rifondazione».

Di questo e di tanto altro si parlerà venerdì 27 ottobre all’Auditorium dell’Istituto canossiano di Feltre, durante l’evento conclusivo della rassegna di incontri per il 50esimo anniversario del GRF. L’incontro prevede la presentazione di foto e racconti degli alpinisti feltrini, e il film ““Andon a Rampegar, 50 anni di alpinismo sulle Alpi Feltrine” realizzato da Matteo Mocellin di Storyteller Lab.

Attesi per la serata alcuni dei volti storici del GRF e dell’alpinismo ‘made in feltre’, come Giulio De Bortoli, Diego Dalla Rosa, Aldo De Zordi, Pierangelo Verri, Gino De Paoli e una delegazione delle cosiddette “Formighe rosse”, un gruppo di alpinisti dallo spirito anarchico che non volevano partecipare a gruppi organizzati e con una visione libera e innovativa dell’andare in montagna. Le formighe rosse erano Diego Dalla Rosa, Manolo, Roberto “Bob” De Bortoli e Aldo Bortolot.

Pur partendo dalle origini e dalla storia, l’evento di venerdì servirà anche per guardare al futuro. «Tutti noi vogliamo dare continuità al Gruppo, è per questo che nell’ultimo anno e mezzo sono entrati sei nuovi giovani, tutti con grande preparazione alpinistica» conclude Diego Toigo «è nostra intenzione arrivare a coinvolgere chiunque ami la montagna, in modo da creare un gruppo coeso, ma esteso anche oltre i legami di cordata. Da questa base potremo poi pensare a progetti più ambiziosi, magari avventure più impegnative o perché no, anche qualche spedizione».

Un evento di sicuro interesse dunque, aperto a tutti e coincidente con l’inaugurazione di una mostra fotografica dedicata alla montagna feltrina, ospitata dal 27 ottobre all’8 novembre alla galleria Via Claudia Augusta.

By | 2017-10-26T20:12:45+00:00 25 ottobre, 2017|

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