Trittico invernale alle Tre Cime, riscoprendo il fascino del normale

Una storia di passione e di pazienza. Siamo sulle Tre Cime di Lavaredo, montagne simbolo dell’alpinismo sin da quando l’uomo ha iniziato a cimentarsi con le Terre Alte. Celebri per le gialle, strapiombanti pareti nord, queste vette rientrano tra le poche ad aver assunto un valore iconografico, tanto da poter essere rappresentate e identificate con un semplice tratto di penna su un foglio bianco.

Qui, tra il 23 dicembre 2017 e il 20 gennaio scorso, in tre giornate distinte, l’alpinista di Ponte delle Alpi, Michael Tramontin è riuscito a compiere la salita invernale della Ovest, della Grande e della Piccola. «Ho scelto le Tre Cime in quanto sono ricche di storia, sono bellissime, perché le normali sono quelle dei veri pionieri, perché sento un legame con alcune zone e le tre cime sono una di quelle» spiega Tramontin, che ha optato per le vie normali, quelle meno celebri ma ugualmente ricche di fascino, soprattutto in inverno e con la neve.

«Mi interessano le vie storiche, dimenticate, quelle lunghe, avvicinamenti lunghi, vie lunghe articolate, descrizioni del Berti con gradi generici, quelle dove ti senti alpinista veramente, dove sei tu e basta e devi arrangiarti a fare tutto, soste, ricerca dell’itinerario migliore, rientro. O stare due giorni per i monti, specie in inverno sui bivacchi, e da solo, perché così sento la montagna. Ma alle volte cerco di stare con le persone per insegnare tutto questo, come sulle Tre Cime».

Michael Tramontin in vetta alla Piccola, dove ha concluso il suo trittico invernale in Lavaredo.

Grande frequentatore delle Dolomiti Friulane, Tramontin predilige la val Cimoliana, dove ha salito quasi tutte le cime dai vari versanti. «Questa sicuramente è la mia casa, così come le Marmarole, il Popera, Misurina e il Cristallo, poi le Dolomiti di Braies, le Terze e i Brentoni. L’importante è che siano silenziose e magiche». È il caso delle Tre Cime in inverno, quando la neve ammanta l’intera area in un silenzio impensabile d’estate, quando migliaia di visitatori vengono scaricati ai piedi delle pareti da autobus charter in partenza da Venezia o da Vienna, solo per scorgere le sagome di queste straordinarie vette.

Oggi Michael Tramontin ci racconta la conclusione del suo trittico invernale, a partire dall’ultima cima, la Piccola. «È stata la più dura delle vie normali, ero da solo, con una giornata fantastica e così ho coronato un piccolo sogno iniziato dopo la salita alla grande in dicembre. Questo è proprio un anno buono!»

Quindi ecco il breve racconto dell’autore, assieme a una galleria di immagini.

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Un piccolo prezzo l’ho pagato. L’altra settimana, sono caduto sopra la reflex mentre scendevo con gli sci dal canalone che porta all’attacco della Grande. Le costole hanno fatto un rumorino cui è seguito un certo dolore, tornato poi mentre salivo sulla Piccola, quando ho rischiato di perdere i ramponi. Ero su due appigli non buonissimi e mi son tirato su di peso e una mano è saltata, quella delle costole appunto. Il dolore causato dalla caduta precedente è emerso subito, nello stesso punto… ma poi è passata e sono salito comunque adattandomi ad arrampicare diversamente. Era troppo bello trovarsi lassù e avevo la sensazione di essere in cima. Dopo il camino Zsigmondy dove ho lasciato lo zaino alla base e recuperato con la corda alla fine passaggio, ho calcato la neve intonsa, liscia e azzurrina sotto la croce storta. Sotto, un mondo di dune bianche e silenziose. Sono fortunato sul serio.

Tramonto dalle Tre Cime, foto Michael Tramontin

Bellissima giornata, dall’avvicinamento in sci dal lago Antorno fino all’attacco, alla via esposta e delicata, con due tratti che mi han impegnato molto, anche per assicurarmi un poco. Al sole caldo e abbagliante, alle mani gelate a forza di scavare in cerca di appigli nascosti o risolutivi. Alla fedele picca legnosa, al silenzio soprattutto. In discesa ho dovuto far una sosta su chiodo e spuntone, devo aver sbagliato uno dei molti anelli e su un terrazzino alla fine delle corde non c’era nulla. Anche la penultima calata si è incastrata e ho dovuto risalire, ma ci stava.

By | 2018-01-31T18:17:38+00:00 31 gennaio, 2018|

2 Commenti

  1. Graziano Grazzini febbraio 1, 2018 al 2:16 pm - Rispondi

    Quando sei d’avanti a loro, ti senti avvolgere da una forte emozione che ti fa assaporare la sublimità del luogo e la storia di queste pareti. Graziano Grazzini

  2. […] di tracciati quasi dimenticati inizia a essere uno dei leit motiv dell’alpinismo moderno. Lo abbiamo visto pochi giorni fa con Michael Tramontin, che ha concluso il suo progetto sulle Tre Ci…. Così come Michael, Shanty e Simon sono andati alla ricerca di una purezza che è preziosa. Un […]

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