Mescalito alla Rupe Secca, il superamento del livello della mente

Era da poco iniziato il 2016 quando con il socio Enrico ci siamo decisi ad attaccare questa bella via, adocchiata da tempo ma non ancora salita. Forse la nomea molto “yosemitana”, forse commenti trovati in rete della serie “abbiamo messo alcuni spit perché eravamo stanchi di venire a recuperare tedeschi con le gambe rotte”, fatto sta, “Mescalito” ci attendeva alla luce di fine inverno. Noi passavamo dalla macerazione invernale su plastica alle lavagne del Sarca, e questo non ha certo contribuito a sciogliere la muscolatura durante la prima uscita della stagione, ma alla fine tutto è andato nel migliore dei modi e ci siamo pure divertiti. Anzi, con il senno di poi posso dire che è una via molto bella, su una parete sempre verticale ed esposta, e – grazie agli spit succitati – risulta sicuramente meno severa di quanto non lo sia stata dopo l’apertura di Renzo Vettori e Renato Bernard, nel 1982.

La Rupe Secca con il tracciato della via. Foto tratta da “Sarca Verticale”, di Walter Polidori

Ed è proprio a partire dal racconto di Vettori, che pubblichiamo questa relazione, tratta (con autorizzazione dell’editore), dalla guida “Sarca Verticale” di Walter Polidori (edizioni Alpine Studio), che racchiude una selezione di vie alpinistiche e sportive nella valle delle meraviglie, inclusi alcuni aneddoti. Uno di questi riguarda proprio la genesi di Mescalito, tracciata quasi d’un fiato su una parete che lasciava poche speranze. Per la precisione siamo sulla parte Est della Rupe Secca (Colodri), muraglia che domina la celebre struttura artificiale del Rock Master, in centro ad Arco …

“Il tratto di parete tra la Stenico e la Tyszkiewicz, che ben conoscevo, era pulito e apparentemente non vulnerabile. Volevo salire una linea così, dal basso e senza usare quei tasselli che poi avrebbero invaso le rocce ovunque. Unico indizio un diedro di quindici metri sbarrato da un tettuccio, dopodiché solo piccoli indizi, qualche elemento sfruttabile, ma come collegare questi elementi?… Mescalito, per me che leggevo Castaneda, è stata il superamento di un livello della mente, la liberazione da una sorta di inibizione psicologica”. Questi alcuni passaggi di Vettori, nel suo commento alla relazione che riportiamo qui di seguito.

Note tecniche: Difficoltà VII/A1 (IX- in libera); sviluppo 270 metri; 14 rinvii, friend micro assortiti; soste attrezzate; tipo roccia calcare molto compatto, con alcuni passaggi “alla sciolina”; tempo di salita 4-5 ore.

Ai commenti di Vettori, mi permetto di aggiungere qualche spunto personale. A partire dal fatto che è una via divertente ma da non sottovalutare. Meglio se viene salita dopo un minimo di rodaggio – non come abbiamo fatto noi – su altre pareti meno esigenti. Al penultimo tiro della relazione, dove è indicato il “muretto con erosioni” (dal quale ho scattato la foto di apertura di questo pezzo) non ci sono i due spit segnalati, ma bisogna proteggere con un friend, quindi rompere gli indugi e uscire dalle “erosioni”. Roccia comunque molto bella, molto esposta, con percorso impossibile da sbagliare in quanto appena fuori dalla linea non c’è alcuna traccia degli “indizi” citati da Vettori. Il secondo tiro, quello del “diedro a imbuto”, la roccia è un tantino levigata e dovendo passare in aderenza … c’è la possibilità di azzerare beatamente. Ad ogni modo, buon divertimento ai ripetitori.

Nota: l’attività alpinistica è potenzialmente pericolosa. Chi la pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Le informazioni e i dati presenti in questa pagina rispecchiano le condizioni della via durante la realizzazione, pertanto possono non corrispondere alle attuali condizioni della parete, che vanno verificate opportunamente. L’utilizzo della presente relazione non comporta alcuna responsabilità per l’autore e/o Alpinismi.

Enrico unisce gli “indizi” sulle placche centrali della via. Foto Emanuele Confortin

By | 2018-03-27T15:06:52+00:00 27 marzo, 2018|

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