Alpinismi, Montagne di Imprese per tutte le Persone

Cari lettori,

fin dal principio in redazione ci siamo confrontati sul modo migliore per veicolare il nostro messaggio e trasmettere la passione per la montagna che ci accomuna. Ci rendiamo conto che, malgrado la continua diffusione, l’alpinismo e l’arrampicata sono ancora attività di nicchia. Ciò vale in particolare per l’Italia, Paese coronato da alcune tra le più belle montagne al mondo. Al momento di avviare l’avventura di Alpinismi, avevamo in mente di creare una rivista che fosse diretta a chi la montagna la conosce bene, a chi mastica roccia, e preferisce picozze e ramponi al calcio in tv, corda e imbrago allo shopping nel fine settimana. Ma vogliamo anche essere una rivista di inclusione, aperta e accessibile a chi si avvicina alla montagna per la prima volta, che catturi e sviluppi la passione anche di chi è brocco ma ci prova lo stesso perché le sensazioni in alto sono uniche e indescrivibili, o quasi, altrimenti non saremmo qui.

Ogni dettaglio del nostro messaggio è ponderato, dalla scelta del logo allo stile con cui curiamo articoli e condivisioni sui canali social. Fin da subito abbiamo dibattuto a lungo sul messaggio che volevamo dare. Una rivista riservata alle donne e agli uomini che dedicano talento e passione alla montagna, allo scopo di raccontare imprese e avventure scegliendo uno stile giornalistico onesto, per la narrazione talvolta lunga, almeno rispetto alla media di settore.

Donne e Uomini, appunto. Vi sono due elementi importanti che abbiamo deciso di porre al centro nella scelta del sottotitolo e delle sezioni della rivista. In primis una questione di genere: siamo ben consci che storicamente l’alpinismo è stato quasi interamente “un affare” per uomini (eccetto casi importanti che teniamo a sottolineare a partire da Marie Paradis e poi Henriette d’Angeville, le prime donne a raggiungere la cima del Monte Bianco agli inizi del XIX secolo, Beatrice Tomasson a cavallo tra l’800 e il 900 sulle Dolomiti, e poi Wanda Rutkiewicz, prima donna a raggiungere la cima del K2, e ancora Goretta Traverso, Nives Meroi, Lynn Hill, Anna Torretta solo per citarne alcune). Tendenza che negli ultimi anni sta finalmente cominciando a cambiare. Oggi per esempio una guida alpina di media montagna su cinque è donna, e il dato è in costante crescita. Non a caso, su Alpinismi abbiamo in più occasioni raccontato imprese di forti arrampicatrici o alpiniste, aggiungendo anche diverse firme femminili nelle nostre pagine, con un ottimo riscontro da parte dei lettori.

Allo stesso tempo esiste una questione linguistica: il linguaggio italiano sta vivendo una fase importante di analisi e di decostruzione delle strutture linguistiche e grammaticali che pongono il genere maschile al di sopra di quello femminile. Linguaggio che rispecchia lo società, o viceversa? Non è questo il momento e il luogo di addentrarsi in questioni sociologiche o etiche al riguardo, anche perché, a essere sinceri, essendo la nostra una redazione di soli maschi rischieremmo solo di uscirne contusi. Ciò nonostante non ci accontentiamo nemmeno di adeguarci a un trend senza implementare il nostro senso critico o senza dibattere attentamente il significato delle parole che scegliamo. La lingua cambia in continuazione, è una bestia difficile da domare, e impossibile da conservare nelle stesse identiche forme con il passare del tempo. Cambiano i modi, i costumi di una società, cambia il lessico che li descrive, e viceversa. Un processo continuo che si auto-alimenta e che da giornalisti conosciamo bene.

Per questo la scelta delle parole è importante. Vanno pesate e se serve ripesate, in quanto le parole sono macigni. Termini che un tempo venivano usati comunemente, soprattutto quelli discriminatori e dispregiativi, oggi non ci sogneremmo mai di pronunciarli liberamente. Ma lo stesso accade anche a parole “normali”, vanno fuori uso, non descrivono esattamente i nuovi contesti in cui viviamo, o possono essere travisate, proprio perchè la nostra lingua è ricca, una parola può avere molteplici significati che dipendono spesso esclusivamente dal contesto.

E quindi Uomini. Uomini ha principalmente due definizioni, che accettiamo entrambe. 1: il genere umano. 2: plurale di essere umano maschio. Fin dall’inizio abbiamo esclusivamente contemplato la prima definizione come quella da interpretare nel nostro sottotitolo e nella sezione dedicata. Alpinismi è una rivista per tutti, senza alcun tipo di discriminazione di genere, etnia, abilità o religione. La montagna è di tutti. E l’alpinismo può essere praticato da chiunque con una preparazione adeguata e una giusta dose di buon senso, come non ci stanchiamo mai di ribadire. E quindi per questo ne parliamo, anche perchè ci auguriamo che siano sempre di più le persone tradizionalmente escluse ad avvicinarvisi.
Ci rendiamo altresì conto che la parola Uomini può essere intesa, da chi si avvicina a noi per la prima volta, come rivolta solo a maschi, una rivista per uomini che vanno in montagna, proprio perchè il contesto dell’alpinismo è tradizionalmente visto come un mondo principalmente al maschile.

Perciò, per evitare frantindentimenti e per assicurarci che il nostro messaggio sia inclusivo ed includente, come abbiamo sempre voluto che fosse fin dall’inizio, abbiamo deciso di rinominare la sezione “Uomini” in “Persone”, termine che non lascia spazio a diverse interpretazioni.

Ci tenevamo a spiegare la nostra decisione. Non siamo alla ricerca di pacche sulle spalle, di facili consensi da parte del politicamente corretto. Semplicemente, abbiamo deciso di scegliere un termine diverso che non lasciasse dubbi sul significato che vogliamo conferire. Siamo aperti a parlarne e dibattere questa scelta anche con voi. Cambiamo una parola, ma il nostro stile e il nostro messaggio non cambiano.

By | 2018-04-12T15:46:08+00:00 12 aprile, 2018|

Rispondi