La Lezione del Freddo di Roberto Casati vince il premio ITAS del Libro di Montagna

Siamo qui, nel Ridotto del Teatro Sociale di Trento a partecipare alla 44esima edizione del Premio ITAS del Libro di Montagna, inserita nel programma del Trento Film Festival. La sala è gremita per applaudire il filosofo cognitivista milanese Roberto Casati, autore de La Lezione del Freddo (Einaudi), vincitrice nella sezione migliore opera narrativa. Vince il premio per la migliore opera non narrativa Sandy Allan (vincitore del Piolet d’Or 2013), con La Cresta Infinita (Alpine Studio), mentre il premio per la migliore opera narrativa per ragazzi è L’Uomo Montagna (Tunuè) del duo francese Gauthier-Fléchais, la prima graphic novel ad aggiudicarsi il premio ITAS in questa sezione.

L’annuncio delle opere selezionate è stato dato dal presidente di giuria Enrico Brizzi e Lorenzo Carpanè, coordinatore del Premio e responsabile del progetto formativo dedicato ai ragazzi Montagnavventura, insieme a Paolo Cognetti, vincitore dell’edizione 2017, hanno annunciato i vincitori e i segnalati speciali.

«La giuria del Premio ITAS, che ho l’onore di presiedere, ha saputo lavorare in piena armonia anche quest’anno, individuando con facilità i libri da segnalare come più meritevoli e i vincitori da premiare», ha affermato Enrico Brizzi. «La giuria del Premio Itas ha accolto il ritorno all’annualità del premio con piena soddisfazione. Mai come oggi l’editoria consacrata alla montagna sembra vivace e capace di presentare un ampio e variegato ventaglio di titoli. Ne sono testimonianza eccellente i vincitori 2018: il saggio narrativo di Roberto Casati sul freddo e i suoi inattesi insegnamenti, l’ironica e potente narrazione di Sandy Allan di un’impresa alpinistica di primissimo ordine lungo la Mazeno Ridge, e la delicatissima opera grafica francese ‘L’Uomo montagna’ di Séverine Gauthier e Amélie Fléchais».

L’opera di Casati è stata scelta perché abbina una grande profondità interiore ad un linguaggio con una forma narrativa gradevole, una scrittura sapiente e raffinata che non gode di sé stessa, ma preferisce mettersi al servizio del lettore. Attenzione, generosità, lentezza, Casati trasforma il freddo nella metafora di un tempo perduto. Ma oltre allo spessore dell’occhio indagatore, abituato ad osservare ciò che lo circonda con coscienza, emerge anche una grande capacità di narrazione del quotidiano. «Mia madre – dichiara Roberto Casati – è cresciuta nello stesso cortile monzese in cui abitava Walter Bonatti. Tutti i fine settimana e tutte le vacanze della mia infanzia e adolescenza sono trascorsi all’ombra delle montagne dietro casa, le Grigne, la Valtellina, un po’ di Dolomiti, moltissima Val di Cogne. Non avrei mai pensato di venir ricompensato un giorno per un libro su montagne di cui non avevo mai sentito parlare, alla frontiera tra Vermont e New Hampshire».

Il primo a Sandy Allan riconosce la capacità di “accompagnare” il lettore lungo la più lunga cresta al mondo: la Mazeno Ridge sul Nanga Parbat (Karakorum, Pakistan). Una straordinaria prova di resistenza e impegno ai limiti della sopravvivenza, una delle più grandi recenti imprese alpinistiche sui 10 chilometri della cresta Mazeno. Prima di allora dieci spedizioni precedenti l’avevano tentata e avevano fallito. La straordinaria avventura dei sei alpinisti, raccontata da Allan in prima persona, ha colpito la giuria soprattutto per l’uso, sapientemente calibrato, del tipico understatement inglese che rende la narrazione a tratti anche ironica e non autocelebrativa.

In fine la graphic novel di Séverine Gauthier e Amélie Fléchais capaci di valorizzare la narrazione attraverso la bellezza dei disegni, da cui la poeticità del racconto. È un libro per un pubblico giovanissimo, ma chiaramente indirizzato anche ad uno più adulto, per molteplici motivi: dalla simbologia del racconto, ai diversi livelli di lettura fino all’estrema cura nella costruzione di tavole complesse, caratterizzate da colori tenui e disegni romantici. La storia mostra sin dalle prime pagine l’addio che si consuma tra un nipote e un nonno, un lungo arrivederci che diventa anche invito ad intraprendere un viaggio per ritrovarsi ancora.

Menzione speciale per Echi nel Silenzio – Paesaggi della Grande Guerra dal Garda al Pasubio (Publistampa edizioni), del trentino Andrea Contrini. Si tratta di un libro fotografico che propone quasi duecento fotografie a colori, che raccontano i luoghi della cosiddetta “Guerra bianca”. Il progetto editoriale si è distinto per la sua maestria nel raccontare tre concetti sublimi con sguardo originale: la Grande Guerra, la fotografia e la montagna. La giuria ha inoltre segnalato altre due opere significative: L’Attraversamento Invernale delle Alpi (MonteRosa Edizioni) di Alberto Paleari per la sezione narrativa e Il Peso delle Ombre (Gabriele Capelli Editore) di Mario Casella per la sezione non narrativa.

Confermato anche quest’anno Montagnavventura, il progetto formativo rivolto alle scuole che ogni anno invita i giovanissimi a trascrivere le emozioni della montagna all’interno di un concorso a loro dedicato.

«Gli oltre 650 racconti pervenuti fanno di Montagnavventura il concorso di narrativa per ragazzi di maggiore successo in Italia e testimoniano il desiderio sempre più forte tra i giovani di esprimere, attraverso la scrittura, quelle emozioni che solo ambienti naturali come la montagna possono far nascere», commenta Lorenzo Carpanè, coordinatore del progetto. «Mi riempie inoltre d’orgoglio poter affermare che il livello qualitativo dei racconti arrivati quest’anno si è alzato notevolmente. Abbiamo letto tantissimi racconti interessanti e abbiamo avuto non poca difficoltà a decretare i vincitori, un imbarazzo nel quale spero di ritrovarmi nuovamente anche per la prossima edizione».

Nella sezione ragazzi 11-15 anni, ad aggiudicarsi il premio Montagnavventura è stata Jenny Bonetti (14 anni, Trento) con il racconto L’Inferno sulla Terra. Il premio Montagnavventura sezione 16-26 è stato assegnato, invece, a Giacomo Ruaro (26 anni, di Costabissara – VI) con Il Puzzone; Maria Letizia Boscagin (17 anni, Albaredo d’Adige – VR) con Un Grigio, Malinconico Acquerello e Paolo Bursi (24 anni, Buttapietra – VR) con Profumo di Provenza.

I due premi Aquila Studens 2018, con cui ITAS premia le due migliori tesi di laurea sullo studio della montagna e dell’ambiente alpino in ogni aspetto naturale, umano, storico e letterario, sono stati assegnati a: Gian Gabriele Della Torre, per la tesi triennale “Stima della sostenibilità economica negli alpeggi della Val Dossana” e Maria Martini Barzolai, per la tesi magistrale “Alte Dolomiti: fallimento di governance in un network di destinazione in Comelico”.

Spazio ai giovani dunque, in montagna, al Trento Film Festival e, ovviamente, nella scrittura.

By | 2018-04-27T20:47:54+00:00 27 aprile, 2018|

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