La rivoluzione femminile in Nepal secondo Pasang Sherpa, al Trento Film Festival

Pasang Lhamu Sherpa Akita accoglie chiunque con un sorriso e una frase di benvenuto. È fasciata in un abito tradizionale della sua regione, composto da una giacca in seta gialla con un corpetto in lana grigia. Pasang proviene dalla Valle del Khumbu, la terra degli Sherpa, antica etnia nepalese divenuta nota al mondo nel 1953, all’indomani della prima ascensione del Monte Everest da parte dell’alpinista neozelandese Edmund Hillary e di Sherpa Tenzing Norgay. È lei la prima donna nepalese ad aver raggiunto la vetta del K2, in Karakorum (Pakistan). Era il 2014 e la sua cordata formata da sole donne ha raggiunto uno degli obbiettivi più ambiti per chi pratica l’alpinismo: «sognavo il K2 da tanto, è una montagna difficile e pericolosa, ma ci siamo riuscite».

Ieri la 34enne nepalese è stata ospite – per la seconda volta in tre anni – del Trento Film Festival. È stata una delle due ospiti dell’evento organizzato da National Geographic Italia, presentato dal direttore Marco Cattaneo. Ed è proprio National Geographic ad averle assegnato il premio Adventurer of the Year 2016, per premiare le sue conquiste alpinistiche e l’impegno civile, per la condizione della donna e a favore delle popolazioni del Nepal nel dopo terremoto. L’altra ospite, seppure solamente in pellicola (“Jane” di Brett Morgen) è stata Jane Gondall, leggenda vivente della primatologia mondiale, che a partire dagli anni Sessanta ha rivoluzionato il suo campo di studi dedicando un’esistenza intera alla ricerca sugli scimpanzé.

Anche Paasang è stata raccontata da un cortometraggio. “Mothered by Mountains” di Renan Ozturk (Stati Uniti, 2017) capace di testimoniare in soli 15 minuti l’alpinismo femminile in Nepal, creando, è proprio il caso di dirlo, un’improbabile cordata composta dalla più autorevole donna guida alpina del Paese, e da Sareena Rai, vera e propria icona punk-rock nepalese. Assieme, Pasang e Sareena si addentrano nel cuore del Nepal in motocicletta, alla ricerca di una cima inviolata da salire da sole, confidando nelle proprie forze e in un affiatamento tutto da stabilire tra due giovani donne molto diverse tra loro, ma accomunate dalla volontà di perseguire i propri obbiettivi, malgrado la società maschilista in cui vivono.

Al termine della proiezione, Pasang Sherpa ha incontrato Cattaneo per raccontare il Nepal di oggi, dove molti villaggi sono ancora costretti a fare i conti con gli effetti del terremoto del 25 aprile 2015. «Molte persone hanno perso la famiglia, il lavoro, le case, è stato molto difficile» spiega la giuda alpina di Lukla, impegnata dal 2013 con la Nomads Clinic, organizzazione mobile che presta assistenza sanitaria e sostegno in varie forme agli abitanti delle aree remote del Paese. La dimostrazione che il Nepal può farcela è giunta però dalla stessa popolazione: «tutti si sono aiutati a vicenda, si sono uniti per uscire dalle difficoltà».

Essere donna, in Nepal, resta tuttavia una questione complessa. Pasang stessa ha dovuto lottare a lungo per perseguire il suo sogno, così come confidato a noi di Alpinismi prima della proiezione «sono nata e cresciuta tra le montagne, sognando di poterle scalare». Non è stato facile, soprattutto dopo la morte dei genitori quando aveva 15 anni. Oggi che è diventata una guida affermata e un riferimento per molte donne. «Sono felice perché ci sono decine di ragazze (nepalesi nda) oggi che tentano l’Everest». Pasang è anche impegnata con una fondazione per migliorare la condizione femminile in Nepal, a partire dall’istruzione. Si, proprio l’istruzione, seguendo l’esempio di Sir Edmund Hillary, il quale, all’indomani della conquista del Tetto del Mondo ha posto in essere diverse scuole nei villaggi del Khumbu, dando il via a un percorso educativo di cui oggi gli Sherpa possono usufruire, e all’origine dello sviluppo delle proprie valli. Un incontro stimolante dunque, con un taglio accessibile seppure diretto, da proporre e riproporre, perché non proprio a partire dalle nostre scuole?

By | 2018-04-30T14:39:46+00:00 29 aprile, 2018|

Un commento

  1. […] La rivoluzione femminile in Nepal secondo Phasan Sherpa, al Trento Film Festival  Alpinismi […]

Rispondi