L’Assassinio dell’Impossibile a Trento, ecco le immagini

E poi arrivano le 21. All’Auditorium Santa Chiara sta per iniziare “L’Assassinio dell’Impossibile”, uno degli eventi più attesi del 66 Trento Film Festival. La platea è gremita e curiosa di sapere come Reinhold Messner saprà vestire i panni di cerimoniere, alternando sul palco nomi quali Nicola Tondini, Tommy Caldwell, Hansjörg Auer, Hervé Barmasse, Adam Ondra e Manolo.

Barmasse, Manolo, Ondra. Foto Emanuele Confortin

Tutto inizia nei tempi e nei modi convenuti. Apre le danze Alessandro Filippini, cui va il merito di aver avuto l’idea iniziale. Messner in breve si cala nella parte. Tre sedie, lui nel mezzo, su quella di sinistra la scaletta, su quella di destra, a turno, si siedono gli ospiti, affiancati quando richiesto da Luca Calvi per le traduzioni. L’intera serata gravita sul Sessantotto, anno simbolo dei movimenti studenteschi a delle proteste operaie. La prospettiva delle rivolte dal basso vive una primavera permeata di illusioni, durata giusto il tempo di voltare l’angolo e di assistere al suo stesso declino, perdendosi nelle ombre degli Anni di Piombo.

 

Lo stesso impeto che scuoteva le piazze e le strade italiane nel Sessantotto è giunto anche tra le montagne, in parete, condizionando pensiero e azione di una stretta cerchia di alpinisti. Tra questi c’era anche Messner, il cui alpinismo, come ha dichiarato in apertura di serata oscillava tra due valori «possibile e impossibile». Erano gli anni delle corse in verticale, quando l’alpinista altoatesino masticava calcare e granito, cercando vie da salire sempre più veloce, leggero e pulito. Altro che alta quota, «la mia carriera sugli Ottomila è secondaria, le cose più difficili le ho fatte sul Sass dla Crusc, con la mia via più impegnativa». Sarà così, dalla cima di quel Pilastro di Mezzo in Val Badia, salito al limite in cordata con il fratello Günther, che Reinhold Messner metterà in chiaro la sua visione dell’andar per crode.

L’Assassinio dell’Impossibile è il titolo del suo celebre articolo uscito mezzo secolo fa sulla rivista del CAI. Tema da noi trattato ieri, in un approfondimento dedicato, ma che in quella serata all’Auditorium Santa Chiara è rimpallato tra un sedile e l’altro della platea. Al di là dei racconti degli ospiti, riassunti in un precedente articolo, è stato un momento di musica e di immagini. Qui di seguito una selezione di scatti di quella sera.

(cliccando su un immagine si potranno scorrere in modalità galleria)

Altri scatti

By | 2018-05-09T20:12:08+00:00 9 maggio, 2018|